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Lo sai che? I finti box autovelox utilizzati dai comuni non sono in regola

Lo sai che? Pubblicato il 20 marzo 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 marzo 2014

Gli armadietti dissuasori della velocità non sono inquadrabili in alcuna delle categorie di dispositivo o di segnaletica previste dal vigente codice della strada e pertanto non sono suscettibili né di omologazione né di approvazione o autorizzazione.

Non sono a norma del codice della strada, e possono costituire un serio pericolo per la circolazione stradale, i finti box di autovelox utilizzati dai Comuni ai margini della strada, specie nei centri urbani. Si salvano solo quei presidi effettivamente impiegati per reali controlli di polizia. È lo stesso il Ministro dei Trasporti Maurizio Lupi a dirlo personalmente sul proprio portale con una nota del 19 marzo 2014.

Attualmente, l’uso automatico e senza pattuglia dell’autovelox è permesso solo sulle autostrade e sulle strade di grande percorrenza.

Al contrario, se il controllo elettronico della velocità avviene nelle altre strade, e quindi per esempio nei centri urbani, è necessaria la presenza costante della polizia stradale, previa segnaletica che preavvisa l’automobilista della presenza del controllo elettronico (come specificato nell’articolo: Autovelox: tutte le regole di segnalazione”).

Molti Comuni, però, utilizzano spesso numerosi box porta-autovelox anche sulle strade urbane. In realtà tali postazioni hanno principalmente una funzione di “dissuasori”; infatti la presenza sul posto dei vigili e l’attivazione dell’autovelox non è costante, ma saltuaria.

Il Ministero dei trasporti ha agevolato questa pratica con numerosi pareri. I manufatti porta autovelox, ha di recente specificato una circolare [1], non sono inquadrabili in alcuna delle categorie previste dal codice della strada. Allo stato attuale – ha chiarito il dipartimento per i trasporti terrestri – l’unico impiego consentito è quello che prevede l’installazione al loro interno di misuratori di velocità di tipo approvato. Spetterà agli organi di polizia provvedere all’impiego regolato, segnalato e presidiato dello strumento in mancanza della riconosciuta idoneità prefettizia all’accensione in modalità automatica.

Nonostante l’invito alla parsimonia, i Comuni hanno fatto abuso dei box porta-autovelox, disseminandoli un po’ ovunque: si tratta di contenitori vuoti di varia forma colorata.

L’effetto, però, che tali strumenti possono determinare potrebbe essere inverso rispetto a quello sperato, ossia tutt’altro rivolto a preservare la sicurezza per gli automobilisti. Questi ultimi, infatti, spinti dal timore di una multa, tendono a frenare improvvisamente, costituendo ciò un pericolo altrettanto grave per il traffico.

Il Ministro si è reso conto di ciò e ha dichiarato che i finti autovelox non sono in regola e possono anche costituire un pericolo. Per il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, specifica Maurizio Lupi sul suo portale, gli armadietti porta autovelox “non sono inquadrabili in alcuna delle categorie di dispositivo o di segnaletica previste dal vigente codice della strada e pertanto non sono suscettibili né di omologazione né di approvazione o autorizzazione.

Dal ministero si aggiunge che i finti autovelox possono anche costituire un pericolo: la loro eventuale dislocazione a bordo strada dovrebbe considerare la possibilità che tali manufatti possano costituire ostacolo fisso, ancorché posti al di fuori della carreggiata.

In pratica al Ministro Lupi non convincono gli armadietti dissuasori di velocità. Tuttavia c’è chi ritiene che nessuna norma impedisca, allo stato attuale, al Comune di posizionare arredi urbani a margine della sua viabilità. Per questo motivo, sarà necessario prima o poi un intervento normativo a chiarire la questione.

note

[1] Min. trasporti parere n. 1561/2013.

Autore immagine: 123rf.com


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