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Avvocati: quando è obbligatoria la gestione Separata?

20 Aprile 2021 | Autore:
Avvocati: quando è obbligatoria la gestione Separata?

In quali casi chi esercita la professione di avvocato ha l’obbligo di iscrizione e di versamento della contribuzione presso la gestione Separata dell’Inps?

Secondo la nuova disciplina dell’ordinamento della professione di avvocato [1], l’iscrizione agli Albi forensi comporta la contestuale iscrizione alla Cassa nazionale di previdenza e assistenza forense, o Cassa Forense; non è ammessa l’iscrizione ad alcuna altra forma di previdenza, se non su base volontaria e non alternativa.

Nel regime previgente alla nuova legge professionale, invece, l’avvocato con reddito inferiore a soglie specifiche [2] non aveva l’obbligo di iscrizione alla Cassa forense, ma poteva essere tenuto all’iscrizione presso la gestione Separata dell’Inps, un fondo previdenziale dedicato ai lavoratori atipici (come i parasubordinati, i collaboratori ed i lavoratori occasionali) ed ai professionisti privi di una cassa di categoria. Ma per gli avvocati quando è obbligatoria la gestione Separata?

Il problema è ancora attuale, nonostante dal 2014 l’iscrizione alla Cassa Forense non sia più sottoposta all’accertamento di condizioni reddituali o di effettività dell’esercizio della professione, ma discenda automaticamente dalla semplice iscrizione in un Albo forense. Sono infatti parecchi i ricorsi presentati all’Inps, anche negli ultimi anni, per via di numerose iscrizioni d’ufficio presso la gestione Separata, riguardanti gli avvocati non obbligati all’iscrizione presso la cassa di categoria.

L’iscrizione “forzata” presso la gestione Separata discende dal cosiddetto principio di universalizzazione della copertura assicurativa obbligatoria [3]: in sostanza, l’obbligo di versare i contributi alla gestione Separata Inps è rivolto a chiunque percepisca un reddito derivante da un’attività professionale, per la quale la legge preveda l’iscrizione ad un albo, anche se l’attività non è svolta in maniera abituale ed il compenso percepito non risulta l’unica fonte di guadagno del professionista. Lo Stato, difatti, deve tutelare non solo i professionisti senza cassa, ma anche coloro che, pur avendo una cassa di categoria, non possono essere iscritti.

Per contro, l’obbligo di iscrizione alla gestione Separata, per il professionista avente un fondo di previdenza specifico, viene meno solo se il reddito prodotto dall’attività professionale è già integralmente oggetto di obbligo assicurativo gestito dalla cassa di categoria.

Inoltre, ai fini dell’obbligo di iscrizione alla gestione Separata, rileva il modo in cui è svolta l’attività libero professionale, se in forma abituale o meno. Sulla questione, la Cassazione si è pronunciata di recente [4]; ma procediamo con ordine.

In quali casi l’avvocato è obbligato a iscriversi alla Cassa forense?

Ad oggi, l’iscrizione alla Cassa Forense è obbligatoria, a prescindere dall’accertamento delle condizioni reddituali o dell’effettività dell’esercizio della professione, per:

  • gli avvocati iscritti agli Albi professionali forensi;
  • gli iscritti agli Albi forensi che siano contemporaneamente iscritti in altri Albi professionali salvo che non abbiano esercitato diritto di opzione, se previsto, presso un’altra gestione, prima del 1° febbraio 2013;
  • gli iscritti agli Albi forensi che svolgono funzioni di giudice di pace, di giudice onorario di Tribunale e di sostituto procuratore onorario di udienza.

L’iscrizione alla Cassa è facoltativa per gli iscritti nel Registro dei praticanti.

Quando è obbligatoria l’iscrizione del professionista presso la gestione Separata?

Sono obbligati all’iscrizione presso la gestione Separata i liberi professionisti:

  • per i quali non è prevista un’apposita cassa di previdenza, cosiddetti liberi professionisti senza cassa;
  • che non possono iscriversi alla gestione previdenziale di categoria per ragioni di incompatibilità o di altra natura: è il caso dell’ingegnere già coperto da altre forme di previdenza obbligatorie, come il Fondo pensione lavoratori dipendenti dell’Inps, situazione che non consente l’iscrizione all’ente di categoria (Inarcassa), in base al regolamento;
  • non integralmente coperti dalla cassa di categoria.

Avvocati e iscrizione alla gestione Separata

Abbiamo osservato che, ad oggi, gli avvocati iscritti presso un Albo forense sono obbligati ad iscriversi alla cassa di categoria. In base alla normativa previgente [2], invece, l’iscrizione alla Cassa forense risultava facoltativa per l’avvocato che, ancorché iscritto ad un Albo forense ed esercente regolarmente l’attività professionale, risultasse con reddito o volume d’affari inferiori alle soglie minime fissate dal comitato dei delegati della Cassa per l’accertamento dell’esercizio continuativo della professione.

In parole semplici, l’avvocato con reddito basso non era obbligato a iscriversi alla Cassa forense. Ma ciò comportava l’iscrizione automatica presso la gestione Separata? La questione è stata recentemente chiarita dalla Cassazione [4]: secondo la Suprema corte, la legge [5] prevede che l’iscrizione presso la gestione Separata dipenda dall’esercizio abituale, ancorché non esclusivo, di una professione che dia luogo a un reddito non assoggettato a contribuzione da parte della cassa di riferimento.

Bisogna dunque verificare se l’attività sia svolta in modo abituale. Qualora risulti svolta in modo non abituale, l’obbligo d’iscrizione alla gestione Separata sorge soltanto al superamento della soglia di compensi annui pari a 5mila euro. Ne abbiamo parlato in: Lavoro autonomo occasionale.

In sintesi:

  • se l’attività dell’avvocato non obbligato all’iscrizione presso Cassa forense è svolta abitualmente, il legale è obbligato a iscriversi presso la gestione Separata, a prescindere dall’ammontare dei compensi percepiti;
  • se, invece, l’attività è svolta occasionalmente, l’obbligo di iscrizione sorge solo al superamento della soglia di compensi pari a 5mila euro annui: la mera iscrizione all’Albo forense o la titolarità di una partita Iva non sono elementi sufficienti a dimostrare l’abitualità dell’esercizio dell’attività professionale.

note

[1] Art.21 Co.8,9 e 10 L. 247/2012.

[2] Art. 22 L. 576/1980.

[3] Art. 35 Cost.

[4] Cass. sent.10267/2021.

[5] Art.2, Co.26, L. 335/1995. Art.44 DL 269/2003.

Autore immagine: pixabay.com


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