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7 cose da sapere sugli autovelox

20 Aprile 2021
7 cose da sapere sugli autovelox

Quando si prende una multa con l’autovelox è necessario verificare una serie di elementi e condizioni che potrebbero rendere illegittimo il verbale e consentire il buon esito del ricorso: dall’obbligo di segnalazione preventiva al certificato di taratura. 

Una recente riforma del Codice della strada [1] ha fatto cadere il divieto di installazione di autovelox sulle strade urbane ordinarie (dal 2002, erano consentiti solo sulle urbane di scorrimento). Questo significa che, contrariamente a quanto avveniva un tempo, la polizia oggi può installare i rilevatori automatici di velocità anche in città senza dover presenziare sul posto. L’automobilista si vedrà recapitare la multa direttamente a casa senza che prima sia stato fermato. Ma tutto ciò è possibile solo se c’è un decreto del Prefetto ad autorizzare tale particolare forma di contestazione.

Di questo e di altri limiti imposti dalla legge è bene sapere sugli autovelox se ci si vuole difendere e si intende presentare ricorso al Giudice di Pace. Ecco dunque una carrellata delle più importanti questioni – leggende e verità – che ruotano attorno ai tanto temuti controlli elettronici. 

L’autorizzazione del Prefetto per l’uso degli autovelox

Solo sulle autostrade e sulle strade extraurbane principali è possibile la contestazione differita ossia l’uso di autovelox in modalità automatica, senza la presenza della polizia. In tutte le altre strade – urbane ed extraurbane secondarie – affinché ciò sia possibile è necessario che vi sia un decreto del prefetto che autorizzi la polizia a lasciare accesa la macchinetta e ad andare via. Diversamente, è necessario che l’automobilista sia fermato sul momento dell’infrazione (cosiddetta contestazione immediata). 

Il decreto del Prefetto deve essere citato nel verbale a pena di nullità dello stesso e deve indicare l’esatto chilometraggio in cui può essere collocato l’autovelox. Se l’autovelox è posizionato anche un metro dopo o prima, la multa è illegittima e si può impugnare. 

Inoltre, se il decreto del Prefetto non dice nulla in merito al senso di marcia in cui è possibile effettuare i controlli, questi possono avvenire su entrambe le direzioni; diversamente, va rispettato quanto indicato nel provvedimento e la polizia non potrà elevare le multe anche nell’opposta direzione.

In ogni caso, secondo molte sentenze, non basta che il verbale richiami solo il decreto prefettizio per giustificare la mancata contestazione immediata (la quale consente l’esercizio del diritto di difesa riconosciuto dalla Costituzione): il verbale deve quindi indicare, in concreto, quali sono state le ragioni per cui l’automobilista non è stato fermato immediatamente, non essendo sufficiente appigliarsi alle difficoltà di gestione delle contravvenzioni da parte del personale (ad esempio: strada troppo stretta o curviforme, ecc.).

Autovelox nascosti

Spesso, ci si accorge dell’autovelox solo all’ultimo minuto perché il misuratore elettronico della velocità viene nascosto tra le siepi o da una fila di alberi. Sul punto, fermo restando l’obbligo di trasparenza dell’operato della Pubblica Amministrazione che non può tendere trappole agli automobilisti, la giurisprudenza ha tuttavia detto che l’obbligo del cartello preventivo con cui si invitano i conducenti a moderare la velocità per via della presenza del controllo elettronico, è più che sufficiente per metterli in guardia. Sicché, se anche la presenza della pattuglia non è immediatamente percepibile, la multa resta ugualmente valida se c’è la preventiva segnaletica stradale con l’avviso.

Il cartello preventivo con l’avviso

Quanto al cartello con la scritta «Controllo elettronico della velocità» questo va posto ad un’adeguata distanza prima dell’autovelox in modo da consentire una dolce frenata e non costituire un pericolo per la circolazione. 

L’autovelox poi non può essere posizionato a più di 4 km dal cartello, pena la nullità del verbale. In alternativa, è necessario un nuovo cartello.

Il cartello va anche ripetuto dopo le intersezioni, in modo che chi viene da strade alternative possa essere messo al corrente della presenza del controllo.

La segnaletica deve essere visibile: non deve quindi essere occultata da altri cartelli o da scritte vandaliche. 

Se al posto di un autovelox è presente un tutor, il cartello deve contenere la specificazione: «controllo elettronico della velocità media»; diversamente, il verbale è nullo.

Autovelox non funzionanti

Per garantire che l’autovelox sia funzionante, l’apparecchio deve essere oggetto di taratura almeno una volta all’anno. La data dell’ultima taratura va indicata nel verbale e il relativo certificato – redatto solo da ditte specializzate in autodromi – deve essere messo a disposizione dell’automobilista che ne chieda l’esibizione, prima o durante la causa. Solo il certificato in originale o in copia autentica è valido.

La Cassazione ha detto che il verbale che non indica la data dell’ultima taratura è nullo. E questo perché l’automobilista deve essere rassicurato sul corretto funzionamento dell’apparecchio. 

Autovelox sul ciglio della strada

Secondo alcune sentenze, l’autovelox non può essere posizionato sul ciglio della strada se non c’è una banchina o questa è più piccola di 1 metro (la banchina è lo spazio che intercorre tra la linea bianca che delimita i margini della strada e la vegetazione circostante). L’ampiezza minima della banchina fissata dal dm 5 novembre 2011 serve a evitare manovre pericolose su strade dove si presuppone che i veicoli corrano parecchio; il tutto per tutelare la sicurezza di conducenti dei veicoli e pedoni. Leggi sul punto “Autovelox su strada senza banchina: la multa è valida?“.

Multa con autovelox nulla se arriva tardi a casa

La multa va portata a conoscenza dell’automobilista nel momento stesso in cui commette l’infrazione o, in caso di contestazione differita, con la spedizione del verbale presso la sua residenza entro massimo 90 giorni. Conta la data di spedizione e non quella di ricevimento. Il verbale tardivo è nullo e può essere impugnato dinanzi al Prefetto o al Giudice di Pace. Se però si omette di contestarlo, il verbale diventa definitivo e va pagato.

Conviene il ricorso al Giudice di Pace o al Prefetto?

Per impugnare la multa è possibile presentare ricorso al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla sua notifica o al Prefetto entro 60 giorni.

Il ricorso al Giudice di Pace è a pagamento: bisogna versare il contributo unificato che non è mai inferiore a 40 euro circa. Non è necessaria la presenza dell’avvocato anche se fortemente consigliata per via del tecnicismo della procedura civile. 

Per i vizi dell’autovelox che non richiedono una particolare interpretazione della norma e che sono evidenti (ad esempio, la tardiva spedizione del verbale) è possibile anche fare ricorso al Prefetto. Il Prefetto, infatti, non è un organo terzo come il giudice e, dunque, per quanto tenuto all’imparzialità, potrebbe sostenere tesi a favore dell’Amministrazione. Il vantaggio del ricorso al Prefetto è che è gratuito e si riduce a un mero atto spedito con raccomandata a.r. o con posta elettronica certificata, senza necessità di un avvocato. 

Se il ricorso viene spedito alla Polizia che ha elevato la multa, il Prefetto deve decidere entro 180 giorni; se invece il ricorso viene inoltrato direttamente al Prefetto, la decisione deve giungere entro 210 giorni (questo perché il Prefetto deve interloquire con la polizia e farsi inviare delle memorie difensive). Se la decisione non arriva nei predetti termini (180 e 210 giorni), il ricorso si intende automaticamente accolto e il verbale annullato. 

L’eventuale ordinanza di rigetto da parte del Prefetto è impugnabile, nei 30 giorni successivi, dinanzi al Giudice di Pace. Il Prefetto, tuttavia, condanna l’automobilista a pagare la multa in misura ordinaria, pari a quasi il doppio rispetto a quella riportata nel verbale. Viceversa, se si perde il ricorso al giudice di pace, l’importo della contravvenzione non può lievitare ulteriormente. 


note

[1] Dl 76/2020


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2 Commenti

  1. Ma invece se imparare a fare ricorso se ci hanno pizzicati mentre correvamo troppo, imparassimo a rispettare i limiti di velocità non sarebbe meglio ? 3.500 morti all’anno e oltre 200.000 feriti, con costi sociali ed economici altissimi, tragedie familiari immani, ecc. ecc. ecc. non sono forse abbastanza ?

    1. Intanto sembra più evidente la preoccupazione di “insegnare a fare ricorso” da parte dei siti come questo, da tante pseudo associazioni e tante se non tutte le Organizzazioni Consumatori che mettono a disposizione dai moduli agli avvocati esperti di “cavillami” più che della storia del business dell’insicurezza stradale.
      Poi chiederei ai Signori Busso, rispettosi o meno di limiti e divieti in genere, cosa intendere per limiti di velocità, i 4 delle categorie di strade indicati nell’art. 142 c. 1 o l’astronomica miriade di limiti ove il 99% dei rilievi vengono effettuati?
      Poi, bisognerebbe si avesse a priori una pur vaga idea se la sommatoria di, costi attrezzature, costi personale e mancati introiti per rilievi alle Norme comportamentali (contemplate nelle tabelle della Patente a Punti)*, costi della catena dei ricorsi (avvocati e giudici) sia da considerare un “costo sociale” aggiuntivo e di che entità.
      Ossia: il Popolo italiano è sovrano; Legislatori, Giudici ed Operatori di Pubblico Servizio, sono delegati e lavorano per il sovrano se c’è. Se non si sa che le Leggi valgono per tutti e neanche le conosce, non c’è Popolo ma massa, e quei signori sguazzano come topi senza gatto o si lasciano tirare le giacchette, per finalità non attinenti alla nostra salute ed al nostro benessere sociale.
      Ancor più concisamente “quando è grande la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente”
      * Gli Agenti non posseggono il dono della obiquità, quindi o espletano compiti d’istituto o fanno i cecchini!

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