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Presupposti riconoscimento accompagnatore: ultime sentenze

20 Aprile 2021
Presupposti riconoscimento accompagnatore: ultime sentenze

Assegno di accompagnamento Inps: non basta l’invalidità al 100%.

Rischio di caduta per le menomazioni fisiche e diritto all’indennità di accompagnamento

Ai fini del riconoscimento del requisito utile per l’indennità di accompagnamento, l’incombente e concreta possibilità di cadute si traduce in una incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita tale da rendere conseguentemente, necessario il permanente aiuto di un accompagnatore.

Cassazione civile sez. VI, 24/02/2021, n.4994

Prestazione assistenziali indebite ed indennità di accompagnamento erogata sulla base di un errore

In materia di prestazioni assistenziali indebite, nell’ipotesi di erogazione dell’indennità di accompagnamento in difetto “ab origine” di tutti i requisiti, trova applicazione non già la speciale disciplina dell’indebito previdenziale, bensì quella ordinaria dell’indebito civile di cui all’art. 2033 c.c.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto ripetibili, secondo l’ordinaria disciplina civilistica, i ratei dell’indennità di accompagnamento erogati sulla base di un errore, compiuto nel decreto prefettizio, comunque noto alla richiedente, essendo stato alla medesima tempestivamente comunicato dalla commissione medica il verbale attestante il mancato riconoscimento dei requisiti necessari per il conseguimento del beneficio).

Cassazione civile sez. VI, 19/02/2021, n.4600

Equiparazione dell’indennità di accompagnamento dovuta ai ciechi civili e qulla dovuta ai grandi invalidi di guerra

L’equiparazione dell’indennità di accompagnamento goduta dai ciechi civili assoluti a quella prevista per i grandi invalidi di guerra investe esclusivamente la misura dell’indennità stessa e le relative modalità di adeguamento automatico, e non comporta l’estensione ai primi dell’intero complesso delle misure di assistenza predisposte a favore dei secondi, senza che tale differenziazione realizzi una ingiustificata disparità di trattamento, in considerazione della diversità dei presupposti che sono alla base del fatto invalidante, scaturente, in quest’ultimo caso, da eventi bellici, che comportano anche un elemento risarcitorio, estraneo all’ipotesi della invalidità civile.

Cassazione civile sez. lav., 04/02/2021, n.2664

Indennità di accompagnamento: occorre valutare le infermità presenti fino alla sentenza 

Anche nell’ambito dei procedimenti di cui all’art. 445-bis c.p.c., il giudice, ai fini dell’indennità di accompagnamento, deve valutare in sede giudiziaria tutte le infermità, anche se sopravvenute nel corso del giudizio, fino al momento della pronuncia.

Cassazione civile sez. VI, 03/09/2020, n.18265

Indennità di accompagnamento ai mutilati ed invalidi civili totalmente inabili

Ai fini della concessione dell’indennità di accompagnamento ai mutilati ed invalidi civili totalmente inabili, sono richiesti dall’art. 1, comma 1, della l. n. 18 del 1980, in via alternativa l’impossibilità di deambulazione o l’incapacità di attendere agli atti della vita quotidiana, sicché – nella valutazione di quest’ultimo requisito – il giudice del merito deve tener conto di un difetto di autosufficienza talmente grave da comportare una deambulazione particolarmente difficoltosa e limitata (nello spazio e nel tempo), tale da essere fonte di grave pericolo in ragione di un’incombente e concreta possibilità di caduta e quindi da richiedere il permanente aiuto di un accompagnatore.

Cassazione civile sez. lav., 20/08/2018, n.20819

In tema di indennità di accompagnamento e con riferimento alla sua spettanza, l’art. 1 della l. n. 18 del 1980, richiede la contestuale presenza di una situazione di invalidità totale, rilevante per la pensione di inabilità civile ai sensi dell’art. 12 della l. n. 118 del 1971 e, alternativamente, dell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure dell’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita con necessità di assistenza continua, requisiti, quindi, diversi dalla semplice difficoltà di deambulazione o di compimento di atti della vita quotidiana con difficoltà (ma senza impossibilità).

E’ concessa una indennità di accompagnamento non reversibile se il soggetto si trovi, alternativamente, nell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure nell’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita con la conseguente necessità di assistenza continua: requisiti quindi diversi rispetto alla semplice difficoltà di deambulazione o di compimento di atti della vita quotidiana con difficoltà, ma senza impossibilità (esclusa, nella specie, l’indennità ad una donna incapace di riconoscere il denaro, atteso che pur costituendo un grave e rilevante limite, non configura la necessita di un’assistenza continua che legittima l’indennità di accompagnamento).

Cassazione civile sez. lav., 28/07/2015, n.15882

Per l’indennità di accompagnamento non basta la sola difficoltà di deambulazione

L’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita con la conseguente necessità di assistenza continua, richiesti, alternativamente, ai fini della concessione dell’ indennità di accompagnamento ai mutilati ed invalidi civili totalmente inabili, sono requisiti diversi e più rigorosi della semplice difficoltà di deambulazione o di compimento di atti della vita quotidiana con difficoltà (respinta, nella specie, la richiesta dell’uomo anziano dell’indennità di accompagnamento; irrilevante il fatto che l’uomo potesse muoversi dentro casa solo grazie ai cosiddetti ‘bastoni canadesi’).

Cassazione civile sez. lav., 06/04/2018, n.8557

Indennità di accompagnamento, la sola invalidità non basta

Ai fini del riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, l’art. 1 della legge n. 18 del 1980, richiede la contestuale presenza di una situazione di invalidità totale, rilevante per la pensione di inabilità civile ai sensi dell’art. 12 della legge n. 118 del 1971 e, alternativamente, dell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure dell’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita con necessità di assistenza continua, requisiti, quindi, diversi dalla semplice difficoltà di deambulazione o di compimento di atti della vita quotidiana con difficoltà (ma senza impossibilità).

La capacità del malato di compiere gli elementari atti giornalieri va intesa non solo in senso fisico, ossia come mera idoneità ad eseguirli materialmente, ma anche come capacità di intenderne il significato, la portata e l’importanza, anche ai fini della salvaguardia della propria condizione psicofisica, dovendosi parametrare la stessa non sul numero degli elementari atti giornalieri, ma, soprattutto, sulle loro ricadute in termini di incidenza sulla salute dei malato e sulla sua dignità come persona, sicché anche l’incapacità di compiere un solo genere di atti può, per la rilevanza di questi ultimi e l’imprevedibilità del loro accadimento, attestare la necessità di una effettiva assistenza giornaliera.

Cassazione civile sez. lav., 30/09/2016, n.19545

Nozione di «incapacità a compiere gli atti quotidiani della vita» 

Ai fini dell’attribuzione dell’indennità di accompagnamento, la nozione di «incapacità a compiere gli atti quotidiani della vita» comprende chiunque il quale, pur potendo spostarsi nell’ambito domestico o fuori, non sia per la natura della malattia in grado di provvedere alla propria persona o ai bisogni della vita quotidiana, ossia non possa sopravvivere senza l’aiuto costante del prossimo, riferendosi la nozione di soggetti che “abbisognano di un’assistenza continua”, cui all’art. 1 della legge n. 18/1980, anche a coloro che, a causa di disturbi psichici, non siano in grado di gestirsi autonomamente per le necessità della vita quotidiana (confermata, nella specie, l’indennità di accompagnamento in favore di un uomo che a seguito di un grave trauma commotivo versava in condizione di deficit mnemonico e disorientamento topografico oltre a rallentamento ideativo e della fluenza verbale).

Cassazione civile sez. VI, 15/01/2015, n.546

Ai fini del riconoscimento dell’indennità di accompagnamento, la capacità del malato di compiere gli elementari atti giornalieri va intesa non solo in senso fisico, ossia come mera idoneità ad eseguirli materialmente, ma anche come capacità di intenderne il significato, la portata e l’importanza, anche ai fini della salvaguardia della propria condizione psico-fisica, dovendosi parametrare la stessa non sul numero degli elementari atti giornalieri, ma, soprattutto, sulle loro ricadute in termini di incidenza sulla salute del malato e sulla sua dignità come persona, sicché anche l’incapacità di compiere un solo genere di atti può, per la rilevanza di questi ultimi e l’imprevedibilità del loro accadimento, attestare la necessità di una effettiva assistenza giornaliera.

Cassazione civile sez. VI, 27/11/2014, n.25255

Le condizioni previste dall’art. 1 legge n. 18/1980 (come modificato dall’art. 1, comma 2, legge n. 508/1988) per l’attribuzione dell’indennità di accompagnamento consistono, alternativamente, nell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure nell’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita senza continua assistenza.

Ai fini della valutazione non rilevano episodici contesti, ma è richiesta la verifica della loro inerenza costante al soggetto, non in rapporto ad una soltanto delle possibili esplicazioni del vivere quotidiano, ovvero della necessità di assistenza determinata da patologie particolari e finalizzata al compimento di alcuni, specifici, atti della vita quotidiana, rilevando, quindi, requisiti diversi e più rigorosi della semplice difficoltà di deambulazione o di compimento degli atti della vita quotidiana e configuranti impossibilità.

Tali requisiti sono richiesti anche per gli ultrasessantacinquenni, poiché l’art. 6 d.lg. n. 509/1988 (che ha aggiunto il comma 3 all’art. 2, legge n. 118/1971), lungi dal configurare un’autonoma ipotesi di attribuzione dell’indennità, pone solo le condizioni perché detti soggetti siano considerati mutilati o invalidi – in analogia a quanto disposto per i minori di anni 18 dall’art. 2, comma 2, legge n. 118/1971 nel testo originario – non potendosi, per entrambe le categorie, far riferimento alla riduzione della capacità lavorativa.

Cassazione civile sez. lav., 02/10/2014, n.20825

Le condizioni previste dall’art. 1 della legge n. 18 del 1980 per l’attribuzione dell’indennità di accompagnamento consistono, alternativamente, nell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure nell’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita senza continua assistenza; ai fini della valutazione di dette situazioni non rilevano episodici contesti, ma è richiesta la verifica della loro inerenza costante al soggetto, non in rapporto ad una soltanto delle possibili esplicazioni del vivere quotidiano (quale per esempio il portarsi fuori dalla propria abitazione), ovvero alla necessità di assistenza determinata da patologie particolari e finalizzata al compimento di alcuni, specifici, atti della vita quotidiana. (Fattispecie relativa a pazienti affetti da malattie oncologiche richiedenti l’indennità per i soli periodi dei cicli di chemioterapia).

Cassazione civile sez. lav., 30/03/2011, n.7273

In tema di indennità di accompagnamento e con riferimento alla sua spettanza, l’art. 1 l. 11 febbraio 1980 n. 18, richiede la contestuale presenza di una situazione di invalidità totale, rilevante per la pensione di inabilità civile ai sensi dell’art. 12 l. 30 marzo 1971 n. 118 e, alternativamente, dell’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure dell’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita con la conseguente necessità di assistenza continua, requisiti, quindi, diversi dalla semplice difficoltà di deambulazione o di compimento di atti della vita quotidiana con difficoltà (ma senza impossibilità).

Cassazione civile sez. VI, 23/12/2010, n.26092



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