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Ascolto del minore: la deontologia dell’avvocato

11 Agosto 2014 | Autore:
Ascolto del minore: la deontologia dell’avvocato

L’ascolto del minore da parte dell’avvocato ha le sue regole: introdotto un nuovo articolo nel codice deontologico forense.

 

È da tempo che si discute sulla necessità di prevedere delle specifiche norme deontologiche per l’avvocato che si occupa di diritto di famiglia: proposte che, per la delicatezza degli interessi in gioco,  mirano a stabilire una obbligatoria specializzazione del difensore, ma anche a disciplinare in maniera puntuale la condotta di quest’ultimo, sia nei rapporti col proprio assistito che con tutti i soggetti coinvolti in un procedimento familiare (colleghi, consulenti tecnici, organi di stampa).

Le proposte sollevate dalle associazioni di categoria, ad oggi, sono state molteplici [1], motivate dalla inadeguatezza di un generico codice deontologico per l’avvocato che espleta la sua attività difensiva in materie di rilevanza sociale come il diritto delle persone, della famiglia e dei minori.

Un segnale di come tali insistenti istanze abbiano trovato, seppur in modo parziale, accoglimento, emerge dalla lettura del nuovo Codice deontologico degli avvocati [2] che, nel titolo IV  intitolato “Doveri dell’avvocato nel processo”, si riferisce anche al particolare ruolo dell’avvocato della famiglia.

In esso, infatti, è inserita una specifica norma [3] che – tenendo conto del rapporto tra il difensore e il minore coinvolto in modo diretto o indiretto in processi civili o penali – disciplina la condotta che è tenuto ad avere l’avvocato che debba o intenda procedere all’ascolto di un minore.

Cosa prevede la norma

Il minore necessita di maggiore tutela rispetto ad un qualsiasi altro soggetto coinvolto nel processo, nonostante abbia il diritto di essere ascoltato ogni qualvolta si decida di lui [4]. In particolare, l’avvocato può procedere all’ascolto di un minore nei procedimenti che lo riguardano:

– con il consenso degli esercenti la “potestà” (ora responsabilità genitoriale [5]);

– se non vi siano “interessi confliggenti” con questi ultimi;

– “preferibilmente” avvalendosi di esperti.

Ebbene, nessun obbligo è stabilito in merito alla necessaria presenza di esperti (ossia psicologi dell’età evolutiva), ma esso riguarda solo il previo consenso all’ascolto (presumibilmente da raccogliere per iscritto) da parte dei soggetti responsabili del minore.

Va tenuto conto del fatto che l’ascolto di un minore non è cosa facile; solo un professionista competente nelle dinamiche dell’età evolutiva è in grado di comprendere i meccanismi della psiche di un bambino o di un adolescente, tenendo in debito conto le particolari vicende socio-familiari che lo coinvolgono.

Non sempre, infatti, quanto affermato da un minore corrisponde alla sua effettiva volontà, ma può, ad esempio, essere espressione del timore di deludere un genitore piuttosto che un altro o della volontà di punire (se pur inconsciamente) chi gli sta provocando sofferenza.

Di certo sarebbe stato più opportuno prevedere l’obbligatorio ausilio di un esperto, considerato che all’avvocato (per quanto esperto in materia) non è richiesta la conoscenza di dinamiche psicologiche così particolari e delicate.

La norma deontologica prevede, inoltre, che l’avvocato del genitore debba astenersi, nei procedimenti familiari che coinvolgano un minore (ad esempio quelli di separazione o divorzio), da ogni forma di “colloquio o contatto con i figli minori del proprio assistito”, sulle circostanze oggetto della controversia.

Anche in questo caso emerge la difficoltà a stabilire precise linee di demarcazione nell’ambito di un colloquio che, al di fuori delle questioni attinenti al giudizio, sembra comunque consentito; sarebbe, a questo punto, prudente, per l’avvocato del genitore, astenersi da qualsiasi contatto col minore, onde evitare lo sconfinamento del dialogo (anche magari sollecitato dal minore) su temi connessi al giudizio in corso.

Ancora, con riferimento all’ascolto del minore che sia coinvolto in un procedimento penale, la norma prevede un preciso obbligo per l’avvocato di invitare chi ha la responsabilità genitoriale a intervenire all’atto (anche qui presumibilmente per iscritto), sia  per conferire con il minore, che per assumere da questi informazioni o richiedere a quest’ultimo dichiarazioni scritte.

Tra l’altro, in questi casi (a differenza di quanto previsto in ambito civile), in merito alla necessaria presenza di esperti per l’ascolto del minore, il codice deontologico rimanda alle norme di legge che, in taluni casi (come quando il minore sia la persona offesa del reato), stabiliscono l’obbligatorio intervento di uno psicologo.

Sanzioni

Per l’ipotesi di inosservanza, la norma deontologica prevede la sanzione disciplinare della sospensione dall’esercizio della professione da sei mesi a un anno.

Si tratta di una grave sanzione che, ad avviso di chi scrive, rischia o di essere vanificata – per non poterne dimostrare l’inadempimento – a causa della eccessiva discrezionalità lasciata al professionista, oppure, in caso di applicazione, di apparire ingiustificata, vista l’assenza di criteri oggettivi offerti all’avvocato per fare buon uso della propria sfera decisionale.

Ad esclusione, infatti, del caso di mancata raccolta del consenso dei genitori o del mancato invito a partecipare all’atto,  quando potrà dirsi, ad esempio, che l’avvocato sia sanzionabile per non aver tenuto conto dell’interesse del minore in conflitto con quelli di chi ne ha la responsabilità?

La previsione di minimi criteri guida per i professionisti  (ad esempio l’età del minore, eventuali condizioni di disagio psicologico oppure l’elevata litigiosità dei genitori) avrebbe di certo giovato non solo alle ragioni di tutela del bambino, ma anche alla concreta applicabilità delle sanzioni disciplinari.


note

[1] Si segnalano, a riguardo, la proposta di un codice deontologico per l’avvocato familiarista, presentata dall’Associazione Nazionale sul Diritto di Famiglia, così come quella di modifica e integrazione delle norme del codice deontologico forense presentate dall’AIAF (Associazione Italiana Avvocati Familiaristi), dall’AMI (Associazione matrimonialisti  e familiaristi Italiani) e dall’Unione delle Camere minorili.

[2] Art. 56 nuovo codice deontologico forense.

[3] Presentato il 18 febbraio scorso agli Ordini dal Consiglio Nazionale Forense.

[4] L’art 315 bis cod. civ., 3 c.,  prevede che “Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano”.

[5] D.lgs. n. 154 del 28.12.13, in vigore dal 7.2.14.

Autore immagine: 123rf.com


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