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Violenza domestica sulle donne

17 Agosto 2021 | Autore:
Violenza domestica sulle donne

Cosa dice la legge, quali sono i reati e le pene previste e a chi rivolgersi quando si vive con l’aguzzino in casa.

Deve trattarsi di un vizio più antico di quel che si pensa se già nel 1700 la scrittrice francese Madeleine de Puisieux, femminista attiva, disse: «Tanto più la mano che ci colpisce ci è cara, tanto più sentiamo il colpo». La violenza domestica sulle donne è una piaga sociale rimasta a lungo tra le mura di casa, spesso per vergogna, quasi sempre per paura. Ancora oggi, c’è il timore che una denuncia possa trasformarsi in altre botte, magari più forti, forse quelle definitive.

L’Istat ci dice che circa un terzo delle donne italiane ha subìto violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita. E che 6 stupri su 10 sono stati commessi dal partner. Per non parlare delle donne rimaste vittime di omicidio, metà delle quali sono state uccise dalla persona con cui stavano nell’ultimo periodo della loro vita.

Il fenomeno della violenza domestica sulle donne ha avuto un picco durante la pandemia da Covid, complice l’obbligo di restare chiusi in casa con il proprio aguzzino. Le richieste di aiuto ai centri antiviolenza sono triplicate nel periodo di marzo-ottobre 2020 rispetto all’anno precedente. Ogni 8 marzo, risuonano gli stessi appelli ma non cambia nulla: c’è chi alza le mani contro la moglie o la convivente quando ha ancora addosso il profumo delle mimose che aveva portato a casa.

Le domande che si pone chi ogni giorno trema all’idea di sapere che il marito o il fidanzato sta tornando dal lavoro sono quelle note: cosa posso fare? Quali strumenti mettono a disposizione la legge e le istituzioni per aiutarmi? Che mi può succedere se sporgo denuncia? Sono le risposte che, a volte, non bastano o non sono così efficaci da far scattare nelle vittime la reazione giusta. Ecco come l’Italia cerca di contrastare, da un punto di vista legale ed istituzionale, la violenza domestica sulle donne.

Violenza sulle donne: cosa dice la legge?

Dal 1996 ad oggi, si sono succedute diverse leggi approvate per cercare di debellare la violenza domestica sulle donne. In primis, negli anni ’90 appunto, la normativa che per la prima volta considerava questo fenomeno come un delitto contro la libertà personale [1]. Fino a quel momento, si trattava di un delitto contro la moralità pubblica ed il buon costume.

Cinque anni più tardi, c’è un ulteriore giro di vite con nuovi provvedimenti, tra cui quello che prevedeva il patrocinio a spese dello Stato per le donne, senza mezzi economici, violentate e/o maltrattate e quello che ha introdotto, tra le altre cose, la possibilità per il tribunale di disporre l’immediato allontanamento della persona violenta dalla casa familiare «ovvero di non farvi rientro e di non accedervi senza l’autorizzazione del giudice che procede» [2].

Qualora sussistano esigenze di tutela dell’incolumità della persona offesa o dei suoi prossimi congiunti – continua la legge – «si può inoltre prescrivere all’imputato di non avvicinarsi a luoghi determinati abitualmente frequentati dalla persona offesa, in particolare il luogo di lavoro, il domicilio della famiglia di origine o dei prossimi congiunti, salvo che la frequentazione sia necessaria per motivi di lavoro». In quest’ultimo caso, però, il giudice può imporre delle limitazioni.

Inoltre, il giudice, su richiesta del pubblico ministero, «può ingiungere il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che, per effetto della misura cautelare disposta, rimangano prive di mezzi di sussistenza».

Successivamente, nel 2009, sono state inasprite le pene per la violenza sessuale e viene introdotto il reato di atti persecutori, vale a dire lo stalking.

Violenza sulle donne: la Convenzione di Istanbul

Nel 2013, l’Italia ratifica la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne. L’accordo europeo «condanna ogni forma di violenza sulle donne e la violenza domestica» e come tale intende «tutti gli atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l’autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima».

Gli Stati che hanno ratificato la Convenzione (e, quindi, anche l’Italia) si impegnano a:

  • proteggere le donne da ogni forma di violenza e prevenire, perseguire ed eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica;
  • contribuire ad eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne e promuovere la concreta parità tra i sessi, ivi compreso rafforzando l’autonomia e l’autodeterminazione delle donne;
  • predisporre un quadro globale, politiche e misure di protezione e di assistenza a favore di tutte le vittime di violenza contro le donne e di violenza domestica;
  • promuovere la cooperazione internazionale al fine di eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica;
  • sostenere e assistere le organizzazioni e autorità incaricate dell’applicazione della legge in modo che possano collaborare efficacemente, al fine di adottare un approccio integrato per l’eliminazione della violenza contro le donne e la violenza domestica.

Violenza sulle donne: come viene punita?

Nel 2019, è stato approvato il cosiddetto «Codice rosso» sulla violenza domestica, che prevede l’avvio più velocemente del procedimento penale per reati come i maltrattamenti in famiglia, lo stalking, la violenza sessuale, ecc. In questo modo, si cerca di proteggere le vittime in tempi più brevi.

In pratica:

  • la polizia giudiziaria, una volta acquisita la notizia di reato tramite denuncia o segnalazione, riferisce subito al pubblico ministero, anche in forma orale;
  • il pm, se decide di procedere per i delitti di violenza domestica o di genere, assume le informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato il fatto entro tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato. Il termine può essere prorogato solo se ci sono delle particolari esigenze di tutela di minori o di riservatezza delle indagini;
  • il pubblico ministero delega le indagini alla polizia giudiziaria, atti che devono avvenire senza ritardo.

Tra i nuovi reati introdotti dalla legge per tutelare specificamente le vittime di violenza domestica ci sono quelli di:

  • deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, punito con la reclusione da otto a 14 anni o con l’ergastolo nel caso in cui dal fatto derivi la morte della persona offesa;
  • violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, punito con la detenzione da sei mesi a tre anni.

Vengono, inoltre, inasprite le sanzioni contro chi commette violenza domestica sulle donne. In particolare:

  • il reato di maltrattamenti contro familiari e conviventi passa dalla reclusione tra due e sei anni alla reclusione da tre a sette anni;
  • il reato di violenza sessuale passa dalla reclusione da cinque a dieci anni alla reclusione da sei a 12 anni. La vittima può sporgere denuncia entro 12 mesi dal momento in cui è avvenuto l’episodio di violenza, e non più entro sei mesi.

Violenza sulle donne: a chi rivolgersi?

Oltre alle forze dell’ordine, chi si propone come valido punto di riferimento per chi rimane vittima della violenza domestica sulle donne? Nel 2017, un Dpcm ha introdotto delle linee guida nazionali per le aziende sanitarie ed ospedaliere in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria, allo scopo di fornire «un intervento adeguato e integrato nel trattamento delle conseguenze fisiche e psicologiche che la violenza maschile produce sulla salute della donna».

Il provvedimento prevede, dopo il triage infermieristico, salvo che non sia necessario attribuire un codice di emergenza, che alla donna sia riconosciuta una codifica di urgenza relativa (codice giallo o equivalente) per garantire una visita medica tempestiva (tempo di attesa massimo 20 minuti) e ridurre al minimo il rischio di ripensamenti o allontanamenti volontari.

Sempre il ministero della Salute propone alle donne vittime di violenza domestica di utilizzare uno o più di questi strumenti con cui trovare l’aiuto di cui ha bisogno:

  • i consultori sanitari (la mappa completa sul sito del ministero);
  • i centri antiviolenza indicati sul sito del Dipartimento delle Pari opportunità (la mappa completa sul sito del ministero);
  • telefono rosa antiviolenza e anti stalking 1522;
  • app 1522, disponibile su IOS e Android, che consente alle donne di chattare con le operatrici. È possibile chattare anche attraverso il sito ufficiale del numero anti violenza e anti stalking 1522;
  • app YouPol realizzata dalla Polizia di Stato per segnalare episodi di spaccio e bullismo, estesa anche ai reati di violenza che si consumano tra le mura domestiche;
  • Pronto soccorso, soprattutto se si ha bisogno di cure mediche immediate e non procrastinabili.
  • farmacie, per avere informazioni se non è possibile contattare subito i Centri antiviolenza o i Pronto soccorso;
  • telefono verde Aids e Ist 800 861061 se si è subita violenza sessuale. Il personale esperto risponde dal lunedì al venerdì, dalle ore 13.00 alle ore 18.00. Si può accedere anche al sito Uniti contro l’Aids.

note

[1] Legge n. 64/1996 del 15.02.1996.

[2] Leggi n. 134/2001 del 29.03.2001 e n. 154/2001 del 04.04.2001.


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