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Credito al consumo: quando gli interessi sono usurari?

21 Aprile 2021 | Autore:
Credito al consumo: quando gli interessi sono usurari?

Come calcolare i tassi soglia nei contratti di finanziamento in base al Tegm e Taeg ed evitare di pagare costi non dovuti alla banca o alla società finanziaria.

Ottenere un finanziamento in occasione di un qualsiasi acquisto è molto facile. Smartphone, Internet Tv, viaggi vacanze, arredamenti, elettrodomestici: puoi acquistare tutti questi oggetti a credito in qualsiasi centro commerciale o ipermercato. Più difficile è riuscire a rimborsare le rate nei tempi previsti. Spesso, quando si stipula il contratto di finanziamento connesso all’acquisto del prodotto non si bada all’ammontare degli interessi da pagare, ma solo all’importo delle rate. E il Taeg (tasso annuo effettivo globale), che la società è obbligata a fornire per indicare al consumatore il costo complessivo e reale del prestito, sembra solo un numerino innocuo, anche quando è a due cifre: il 12 o 15% ed oltre.

Ma il tasso praticato dalla società finanziaria potrebbe essere superiore alla soglia oltre la quale scatta il reato di usura. Nel credito al consumo quando gli interessi sono usurari? È possibile accertarlo con alcuni semplici calcoli, anche perché i tassi medi di finanziamento sono pubblicati dalla Banca d’Italia ogni trimestre. Aggiungendo una determinata percentuale si ottiene la soglia massima stabilita dalla legge, che non deve essere superata, altrimenti gli interessi non saranno dovuti.

L’usura nei contratti di finanziamento

L’usura è un reato previsto dal Codice penale [1] ed è anche un illecito civile [2]. La principale conseguenza pratica è che, se sono stati pattuiti o già versati interessi usurari, la relativa clausola è nulla: perciò, essi non saranno dovuti e, se sono già stati versati, dovranno essere restituiti.

Si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono promessi o convenuti, dunque in sede di stipula e sottoscrizione del contratto di finanziamento, a prescindere dal momento del loro effettivo pagamento. Questo limite, o tasso soglia, non è fisso ma varia in relazione al tipo di contratto di finanziamento ed al periodo temporale di riferimento.

Come si calcola il tasso di interesse usurario?

Il tasso soglia oltre il quale gli interessi sono ritenuti usurari per espressa previsione di legge [3] si calcola partendo dalla media dei tassi di mercato (Tegm, Tasso effettivo globale medio) rilevati trimestralmente dalla Banca d’Italia e pubblicati dal ministero dell’Economia e Finanze per ciascun settore (mutui, prestiti, finanziamenti, leasing, fidi bancari, scoperti di conto corrente, cessioni del quinto dello stipendio, ecc.).

A questo valore bisogna aggiungere il 25%, cioè un quarto, ed applicare al risultato un aumento di 4 punti percentuali (il 4%) per ottenere il tasso soglia, cioè quel valore limite che, se oltrepassato, fa scattare il reato di usura.

Nel calcolo non deve entrare solo il tasso di interesse nominale (Tan), ma devono rientrare anche gli oneri accessori previsti nel contratto, per comprendere tutti gli elementi considerati nel Taeg, il tasso annuo effettivo globale. Infatti, le clausole che prevedono costi a carico del consumatore ma che non erano stati inclusi nel Taeg sono nulle per legge [4], perciò queste voci non sono dovute dal cliente, a prescindere dall’usurarietà degli interessi.

Per verificare più agevolmente se il tasso applicato dalla società erogatrice è usurario, i finanziatori hanno l’obbligo di esporre nei propri locali la tabella dei tassi soglia, periodicamente aggiornata, che è consultabile anche sul sito Internet della Banca d’Italia.

Credito al consumo con interessi usurari

Nella definizione di contratti di credito al consumo rientrano tutti i tipi di finanziamento che è possibile chiedere per bisogni personali, riguardanti la vita privata e familiare. Sono esclusi, quindi, i prestiti richiesti per le attività professionali o commerciali.

Anche la carta di credito revolving costituisce una forma di credito al consumo, perché concede in prestito al titolare una somma disponibile per gli acquisti entro il limite massimo prefissato (plafond). Una volta rimborsata a rate, la somma utilizzata può essere nuovamente spesa per altri acquisti.

Quando un finanziamento è usurario il cliente non è tenuto a rimborsare le somme pattuite a titolo di interessi – le clausole che li prevedono sono radicalmente nulle – ma solo il capitale. Può accadere che gli interessi diventino usurari solo nel corso del rapporto, ad esempio perché le nuove rilevazioni trimestrali dei tassi soglia hanno fatto scendere il valore limite previsto per quella categoria di finanziamento.

In tal caso, il debitore non deve pagarli più solo per i periodi di superamento della soglia. Questo fenomeno – chiamato usura sopravvenuta –  però si verifica prevalentemente nei finanziamenti di lunga durata, come i mutui, e più difficilmente per i prestiti in forma di credito al consumo, che hanno durate più brevi. Per approfondire questo aspetto leggi l’articolo “Che succede se il mutuo ha interessi alti ed usurari“.

Credito concesso da banche o società finanziarie: differenze

Proprio perché le varie forme di credito al consumo riguardano una vasta platea di consumatori, i finanziamenti possono essere concessi soltanto dalle banche e dalle società finanziarie autorizzate dalle autorità di vigilanza, non da altri soggetti. Nei punti vendita, sono di solito presenti agenti e mediatori creditizi che hanno la funzione di intermediari del credito. Essi predispongono il contratto di finanziamento collegato alla vendita, che verrà stipulato tra il cliente e la banca o la società finanziaria.

Una recente sentenza della Cassazione [5] ha deciso un caso di concessione di credito al consumo fatta dall’intermediario finanziario partecipato e controllato da una banca. In sostanza, quella società finanziaria era di proprietà di un istituto bancario.

Alcuni clienti avevano proposto ricorso per tassi di interesse usurari ma la loro domanda è stata respinta dalla Suprema Corte: questi intermediari sono iscritti in un albo diverso da quello degli istituti di credito e per essi valgono le regole di determinazione del tasso soglia tipiche della loro categoria. Tieni presente che per le società finanziarie il limite oltre il quale gli interessi diventano usurari è quasi sempre più alto di quello delle normali banche, tant’è che le rilevazioni trimestrali riportano separatamente i tassi per queste due diverse classi di attività dei soggetti finanziatori.

Per approfondire leggi anche questi articoli:


note

[1] Art. 644 Cod. pen.

[2] Art. 1815 Cod. civ.

[3] Art. 2, comma 4, L. n.108/1996 come modificata dal D.L. 13 maggio 2011, n. 70.

[4] Art. 125 bis D.Lgs. n.385/1993 (Testo Unico Bancario).

[5] Cass. ord. n. 10250 del 19.04.2021.


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