HOME Articoli

Lo sai che? Se il datore vuole licenziarti lo deve fare subito: contestazione immediata

Lo sai che? Pubblicato il 10 aprile 2014

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 10 aprile 2014

Il ritardo di svariati mesi nella contestazione dell’illecito disciplinare nei confronti del dipendente è del tutto ingiustificato anche se si considera la complessità dell’organizzazione del datore di lavoro, specie quando non occorrono ulteriori indagini per valutare adeguatamente la gravità della condotta posta in essere.

Il datore di lavoro che voglia contestare al dipendente un comportamento, da quest’ultimo posto in essere, contrario al contratto di lavoro, deve farlo immediatamente, specie se da ciò possa discendere una sanzione grave come il licenziamento.

Con la conseguenza che l’azienda non può attendere diversi mesi nel notificare tale contestazione, giustificando il proprio ritardo con la complessa organizzazione dell’impresa quale potrebbe essere, per esempio, quella di una banca. Infatti, in ogni caso, la sanzione va comunicata al dipendente con tempestività rispetto alla data della violazione medesima.

A dirlo è stata una sentenza della Cassazione di venerdì scorso [1].

La Corte ricorda che la contestazione dell’addebito deve essere “immediata” e anche il licenziamento “tempestivo” rispetto ai fatti contestati al lavoratore. Ciò proprio per l’esigenza di rispettare le regole di buona fede e di correttezza dell’attuazione del rapporto di lavoro.

Si tratta, ovviamente, di un principio da intendere in senso relativo: non vi sono infatti dei termini prestabiliti dalla legge entro cui comunicare al dipendente le contestazioni, ma bisogna valutare caso per caso, in base agli accertamenti necessari per il presunto illecito.

In ogni caso, il datore di lavoro deve portare a conoscenza del lavoratore i fatti emersi a suo carico non appena essi gli appaiono ragionevolmente sussistenti: non può egli procrastinare le contestazioni al lavoratore fino al momento in cui ritiene di avere assoluta certezza dell’illecito da quest’ultimo posto in essere.

È vero che la tempestività della contestazione va valutata anche in relazione alla specifica natura dell’illecito disciplinare, alla complessità dell’organizzazione aziendale e alla eventuale necessità di espletamento di ulteriori indagini; ed è vero anche che non è sufficiente, ai fini della contestazione, una astratta conoscibilità dei fatti da parte del datore. Ma è certo che l’azienda non può attendere svariati mesi, specie quando non servono ulteriori indagini per valutare la gravità della condotta del dipendente. Quest’ultimo, altrimenti, non avrebbe più – con il decorso di così tanto tempo – la possibilità di difendersi agevolmente dalle accuse.

note

[1] Cass. sent. n. 6715 del 21.03.2014.

Autore immagine: 123rf.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI