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Funzionario di banca intasca soldi versati: che fare?

21 Aprile 2021 | Autore:
Funzionario di banca intasca soldi versati: che fare?

Del comportamento infedele del personale dipendente risponde, insieme all’autore dell’illecito, l’istituto di credito, se non ha esercitato i dovuti controlli.

Nel corso del tempo, hai instaurato un rapporto di fiducia con il personale della tua banca: non ti limiti alle solite operazioni di sportello ma accogli anche i consigli di investimento che ti propone il funzionario incaricato. I rendimenti promessi sembrano allettanti, le formalità sono minime: il contratto è già preparato, pronto per la firma. Basta depositare le somme concordate e tutto è fatto.

Il nodo è proprio qui: al momento del versamento. Talvolta, può accadere che un impiegato infedele si appropri del denaro dei clienti. Se un funzionario di banca intasca soldi versati, che fare? C’è il reato di appropriazione indebita, ma è prevista anche una forma di responsabilità civile che tutela il cliente derubato.

La banca è tenuta a vigilare sull’operato dei suoi dipendenti, esercitando i dovuti controlli. Se non lo fa – o non dimostra di averlo fatto in modo efficace – sarà direttamente responsabile dell’ammanco. Questo significa che potrai farti risarcire non soltanto dal bancario che ti ha sottratto il denaro (e che spesso sarà diventato «uccel di bosco», perché avrà adottato la stessa condotta con molti altri), ma dalla banca stessa. Così la tutela del derubato risulta molto più efficace.

I contratti di investimento tra banca e consumatore

Il contratto di investimento stipulato tra un intermediario finanziario autorizzato, come una banca, ed un consumatore privato è del tutto diverso dal normale contratto di conto corrente bancario e dei rapporti con esso collegati, come la custodia dei titoli in deposito.

Le banche e gli altri operatori, prima di promuovere l’affare, devono “profilare” il cliente per individuare il suo grado di propensione al rischio, evitando di proporgli investimenti inadeguati per le sue caratteristiche (età, reddito, patrimonio, composizione del nucleo familiare, ecc.).

Inoltre, al cliente va consegnata tutta la documentazione necessaria per comprendere la tipologia e le caratteristiche dell’investimento: ciascuna forma (azionario, obbligazionario, fondi comuni, altri titoli) prevede specifici prospetti informativi. Se essi non vengono consegnati il contratto è nullo per espressa disposizione di legge [1].

Inoltre, se la banca agisce in conflitto di interessi con l’investitore, ad esempio proponendo al cliente l’acquisto di titoli propri o di società collegate o nelle quali essa ha una partecipazione rilevante, deve informare espressamente il sottoscrittore di questa circostanza e chiedere un’approvazione specifica dell’operazione di investimento.

La responsabilità della banca per investimento sbagliato

Una volta che il contratto di investimento è stato stipulato, gli strumenti finanziari acquistati saranno soggetti alle normali fluttuazioni di mercato e questo rischio non può essere attribuito alla banca se era stato esattamente individuato e descritto al sottoscrittore.

Se invece sono stati violati i doveri di corretta informazione e comunicazione, la banca diventa automaticamente responsabile per i danni cagionati al cliente dall’investimento sbagliato, insieme al promotore finanziario che lo ha suggerito e che, in nome e per conto dell’istituto di credito, ha stipulato il contratto [2].

In tali casi, l’investitore potrà promuovere una causa civile per far dichiarare dal giudice la nullità del contratto ed ottenere il risarcimento dei danni, come la perdita del capitale investito e le spese sostenute per l’investimento, o il mancato guadagno in strumenti alternativi. Nella causa, sarà la banca a dover provare di aver agito con la dovuta diligenza.

Cosa fare se il funzionario si appropria delle somme

Se il funzionario di banca riceve dal cliente somme di denaro o altri valori, come ad esempio gli assegni, e anziché destinarli all’investimento auspicato e richiesto dal cliente se ne appropria, commette il reato di appropriazione indebita, aggravata dall’abuso di relazioni d’ufficio [3], poiché in quel momento egli ha il possesso del denaro appartenente al cliente e lo distoglie dall’impiego convenuto, per trarne un profitto ingiusto. In alcuni casi, potrebbe sussistere il reato di truffa, se il bancario ha anche posto in essere artifici o raggiri per indurre in errore la vittima.

Quando invece manca un atto di disposizione patrimoniale – cioè non è il cliente che versa la somma, bensì è il funzionario che la preleva abusivamente, ad esempio dal conto su cui è già stata depositata, o da una cassetta di sicurezza – viene integrato il reato di furto aggravato dall’uso di mezzi fraudolenti [4].

Il reato di furto è procedibile d’ufficio, quindi basta sporgere denuncia alla Procura della Repubblica, mentre quello di appropriazione indebita è perseguibile a querela di parte, anche nelle ipotesi aggravate; perciò, oltre alla descrizione dei fatti, è necessaria un’espressa richiesta di punizione del colpevole. La querela va presentata entro tre mesi dal momento in cui si è avuta piena conoscenza del fatto illecito.

Quando la banca è responsabile dell’illecito del suo dipendente

La Corte di Cassazione ha recentemente deciso con ordinanza [5] una vicenda in cui un funzionario di banca aveva abusivamente incassato alcuni assegni consegnatigli da un investitore. La Suprema Corte ha riconosciuto la banca responsabile dell’illecito commesso dal suo dipendente, poiché non aveva effettuato le dovute verifiche che rientravano nella sua sfera di controllo.

Quindi, la domanda risarcitoria nei confronti dell’istituto di credito è stata accolta: secondo i giudici di piazza Cavour, l’illecito si fonda non solo sulla condotta del funzionario infedele, ma anche sull’omessa vigilanza della banca nei confronti dell’operato del proprio personale.

Per approfondire leggi anche gli articoli “Quando la banca è responsabile” e “Responsabilità banca: ultime sentenze“.


note

[1] Art. 23 D.Lgs. n.58/1998 (Testo unico delle disposizioni in materia di intermediazione finanziaria).

[2] Art. 31 D.Lgs. n. 58/1998.

[3] Art. 61 n. 11 e art. 646 Cod. pen.

[4] Art. 624 e 625 n. 3 Cod. pen.

[5] Cass. ord. n. 10253 del 19.04.2021.


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