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Cosa succede quando si fa una denuncia?

17 Agosto 2021 | Autore:
Cosa succede quando si fa una denuncia?

Conseguenze della denuncia penale per l’indagato e la vittima. Cosa succede a seguito della chiusura delle indagini preliminari?

Anche i meno esperti di diritto sanno che ogni procedimento penale inizia con le indagini del pubblico ministero. Per sommi capi, l’iter è il seguente: giunta la notizia di reato in Procura, si provvede ad assegnare il caso a uno dei magistrati del pubblico ministero affinché coordini le indagini che, materialmente, verranno svolte dalle forze dell’ordine. Al termine, se la notizia di reato risulterà fondata, si procederà con il rinvio a giudizio dell’imputato; in caso contrario, il pubblico ministero (pm) chiederà l’archiviazione. Ma come comincia tutto ciò? Come si arriva a svolgere le indagini? Semplice: mediante una denuncia penale. Con questo articolo vedremo cosa succede quando si fa una denuncia.

La denuncia è un atto molto importante perché mette in moto la macchina della giustizia e, in particolare, quella parte di essa che si occupa di accertare la responsabilità di soggetti che possono essersi macchiati di un crimine. La denuncia, nell’ambito di un procedimento penale, ha la funzione di un vero e proprio innesco, in quanto dà il via alle investigazioni e, di lì, al successivo giudizio (ammesso che la notizia di reato sia fondata). È questo, in sintesi, ciò che succede quando si fa una denuncia. Ma andiamo con ordine e analizziamo le conseguenze di una segnalazione di reato.

Denuncia penale: a cosa serve?

La denuncia penale serve a segnalare un fatto che costituisce reato. In realtà, la denuncia potrebbe anche comunicare alle autorità una vicenda che solo apparentemente sembra un crimine ma che, in realtà, non lo è.

Si pensi, ad esempio, a colui che, credendo che l’ingiuria costituisca (ancora) reato, va dai carabinieri per sporgere querela contro chi l’ha insultato. In questo caso, la denuncia non potrà avere seguito perché il fatto portato all’attenzione delle forze dell’ordine non costituisce un delitto.

Allo stesso modo, una denuncia potrebbe contenere un fatto che solo apparentemente è un reato. Si immagini la querela sporta da chi vede entrare di soppiatto un uomo all’interno dell’appartamento del vicino, senza accorgersi che il soggetto in questione è il proprietario della casa.

In sintesi, possiamo definire la denuncia come la segnalazione di un fatto che sembra avere i connotati del reato. Spetterà poi alle autorità, mediante le investigazioni, capire se il crimine sussiste o meno.

Cosa succede con la denuncia?

Con la denuncia prendono avvio le indagini della Procura. Per la precisione, la denuncia sporta presso qualsiasi ufficio di polizia giudiziaria viene trasmessa direttamente in Procura. Giunta qui, il nominativo del soggetto denunciato è iscritto nel registro delle notizie di reato, atto che segna formalmente l’avvio delle indagini.

Si apre dunque un fascicolo, cioè un procedimento contraddistinto da un numero di registro affidato a un magistrato del pubblico ministero in servizio, il quale guiderà le indagini servendosi delle forze dell’ordine.

In sintesi, possiamo affermare che quando si fa una denuncia si inaugura un procedimento penale in piena regola.

Denuncia: quando si va a giudizio?

Le indagini preliminari cominciate grazie alla denuncia sporta presso le autorità competenti possono avere due esiti diversi:

  • il rinvio a giudizio;
  • l’archiviazione.

Con la richiesta di rinvio a giudizio il pm chiede al giudice di mandare a processo l’imputato: contro di lui, infatti, sono stati raccolti sufficienti elementi per ritenerlo colpevole del reato attribuitogli con la denuncia.

Con la richiesta di archiviazione, invece, il pm ritiene che non sia il caso di processare l’indagato in quanto, a seguito delle investigazioni, non è emersa la sua colpevolezza.

Denuncia penale: conseguenze per l’indagato

Quando si fa una denuncia penale si devono mettere in conto alcune importanti conseguenze, soprattutto con riferimento al soggetto denunciato: quest’ultimo, infatti, acquisisce lo status di indagato, con tutto ciò che ne deriva in termini di compressione della propria libertà.

La persona denunciata, infatti, potrebbe essere raggiunta da una misura cautelare, come ad esempio l’obbligo di dimora, il divieto di avvicinamento alla vittima o, perfino, gli arresti domiciliari. Nei casi più gravi, l’indagato potrebbe essere custodito in carcere.

Anche in assenza di misure cautelari personali, l’indagato deve mettere in conto la possibilità che venga perquisito oppure interrogato dalle autorità.

In queste circostanze, l’indagato è obbligato a farsi assistere da un difensore; se non ne nominerà uno di fiducia, la Procura gliene assegnerà uno d’ufficio.

Solo nei casi di reati molto lievi, quando le autorità ritengono di non dover procedere con particolari atti d’indagine, la qualità di indagato non avrà ripercussioni pratiche sulla vita del denunciato, il quale non avrà neanche bisogno dell’avvocato, almeno fintantoché non gli verrà notificato l’avviso di conclusione delle indagini.

Denuncia penale: conseguenze per la vittima

Quando si sporge denuncia, le conseguenze per la vittima del reato sono ovviamente molto più marginali. La persona offesa potrà al massimo essere sentita dalle autorità e, nel caso di processo, citata in tribunale come testimone. Sempre nel giudizio, la vittima del crimine denunciato potrà costituirsi parte civile per chiedere il risarcimento dei danni patiti.

Le conseguenze della denuncia possono essere immediatamente positive per la vittima se il gip decide di adottare alcune misure cautelari nei confronti dell’indagato, come ad esempio il divieto di avvicinamento o l’obbligo di allontanamento dalla casa familiare.

In casi del genere, la vittima sarà tutelata sin dalla fase delle indagini preliminari, in quanto il denunciato non potrà avvicinarsi oppure continuare a frequentare la persona offesa.



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