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Contestazione licenziamento con l’avvocato

21 Aprile 2021
Contestazione licenziamento con l’avvocato

La lettera dell’avvocato non deve per forza contenere la procura conferitagli dal cliente: il mandato va comunicato all’azienda solo se questa lo richiede. 

Quando si riceve una lettera di licenziamento si è soliti recarsi dall’avvocato per sapere come muoversi ed, eventualmente, per essere da questi difesi contro l’ex datore di lavoro. 

Se non vi ha già provveduto il lavoratore o il suo sindacato, l’avvocato invierà una lettera di contestazione al datore di lavoro, gradino necessario per poter poi rivolgersi al giudice. 

La contestazione del licenziamento con l’avvocato presuppone però il conferimento, a questi, di un incarico scritto, il cosiddetto «mandato». 

Una recente sentenza della Cassazione [1] ha spiegato se tale mandato debba essere comunicato o meno all’azienda e se questa possa pretendere di averne copia. 

L’argomento ci offre lo spunto per trattare l’intero tema della contestazione del licenziamento con l’avvocato. Ma procediamo con ordine.  

Come contestare un licenziamento

In un precedente articolo abbiamo visto come si impugna un licenziamento. In particolare, l’impugnazione del licenziamento consta di due fasi: 

  • una prima (detta “stragiudiziale”) che consiste nell’invio di una lettera raccomandata a.r. o di una pec con cui viene contestata la decisione del datore di risolvere il rapporto di lavoro. È necessario che tale comunicazione pervenga al datore di lavoro entro 60 giorni, a pena di decadenza da ogni successiva tutela giudiziaria. Tuttavia, il lavoratore che incappa nella decadenza può sempre esperire una normale azione di risarcimento del danno e, dimostrando di aver subito un danno derivante da fatto illecito o da inadempimento del datore di lavoro, potrà ottenere il risarcimento del danno subito;
  • una seconda (detta “giudiziale”) che consiste nel deposito del ricorso in tribunale contro il datore di lavoro, a cui deve poi accompagnarsi la successiva notifica del decreto con cui il giudice ha fissato l’udienza per l’avvio del giudizio. Tale attività deve essere necessariamente compiuta entro 180 giorni dall’invio della lettera stragiudiziale di contestazione.

Se la fase giudiziale può essere curata unicamente dall’avvocato – in quanto unico tecnico abilitato in giudizio – la fase stragiudiziale invece può essere effettuata dal lavoratore stesso, dal suo sindacato oppure dall’avvocato. Di quest’ultima ipotesi ci occuperemo qui di seguito.

Contestazione licenziamento da parte dell’avvocato

Nel momento in cui il lavoratore incarica l’avvocato di spedire, per suo conto, la lettera di contestazione del licenziamento è tenuto anche a conferirgli un mandato scritto. Il mandato altro non è che il conferimento dell’incarico che serve a conferire al primo i poteri di rappresentanza nei confronti del secondo. 

Al mandato dovrà poi seguire anche la cosiddetta procura scritta per l’atto processuale, ossia il ricorso in tribunale.

L’avvocato deve mostrare la procura all’azienda?

Secondo un precedente indirizzo interpretativo della Cassazione [2], il mandato deve essere portato a conoscenza del datore di lavoro entro il termine di 60 giorni dalla comunicazione del recesso. A tal fine, non è necessaria la consegna della copia dell’atto, ma è sufficiente la comunicazione dell’esistenza dell’atto stesso e della sua data certa [3].

Secondo la più recente pronuncia della Suprema Corte [1], l’impugnazione stragiudiziale proposta dal difensore nel termine di decadenza di 60 giorni – in nome e per conto del lavoratore – è pienamente valida e non richiede che nel medesimo termine di decadenza sia trasmessa al datore di lavoro anche la procura speciale.

Il difensore che impugna stragiudizialmente il licenziamento, nell’interesse del lavoratore, non deve quindi comunicare o documentare la procura previamente conferitagli, salvo il caso in cui tale incombente sia stato espressamente richiesto dal datore.

Sotto un profilo marcatamente pratico, ciò significa che la lettera di contestazione del licenziamento inviata dall’avvocato non deve necessariamente recare anche la firma del lavoratore; essa è valida quindi anche se riporta la sola sottoscrizione dell’avvocato. Se poi il datore di lavoro vorrà verificare che il mandato sia stato effettivamente conferito al difensore, questi sarà tenuto a fornirgliene copia. 

Pertanto, secondo la Cassazione, è da respingere la tesi secondo cui al difensore che abbia impugnato il licenziamento nei termini (ovvero entro 60 giorni) in forza di procura speciale scritta anteriormente sia, altresì, richiesto di comunicare o documentare, sempre nei termini, il mandato conferitogli dal lavoratore. Al contrario, se il difensore è munito di procura scritta a lui rilasciata dal lavoratore prima dell’atto di opposizione, nessun onere aggiuntivo è richiesto per il perfezionamento dell’impugnazione stragiudiziale.

La Corte opera una netta distinzione tra l’ipotesi in cui l’avvocato impugna stragiudizialmente l’atto datoriale (ritenuto invalido) in nome e per conto del lavoratore richiamando il mandato precedentemente conferitogli, dalla diversa ipotesi in cui all’atto di impugnazione del difensore faccia seguito, in un momento successivo, la ratifica del lavoratore. Solo in questo secondo caso, il difensore è tenuto a comunicare o documentare la ratifica da parte del cliente del proprio operato nel termine di decadenza di 60 giorni.


Se l’avvocato che impugna il licenziamento è già munito di idonea procura del lavoratore, l’impugnativa stragiudiziale può essere efficacemente eseguita in nome e per conto dell’assistito, senza che il mandato scritto sia anch’esso comunicato nel medesimo termine di 60 giorni.

note

[1] Cass. sent. 9650/2021

[2] Cass. sent. 4 marzo 1998 n. 2374.

[3] Cass. sent. 7 ottobre 1999 n. 11178.

Autore immagine: depositphotos.com


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