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Accertamento fiscale e presunzione di evasione: Cassazione

21 Aprile 2021
Accertamento fiscale e presunzione di evasione: Cassazione

Tutte le presunzioni di cui si vale l’Agenzia delle Entrate per accertare il reddito dei contribuenti: versamenti sul conto corrente, prestiti alla società, accertamenti sintetici.  

Società di comodo e presunzione legale di finalità elusiva 

In tema di società di comodo, in caso di mancato superamento del test di operatività, anche in seguito alle modifiche apportate all’art. 30 della l. n. 724 del 1994 dalla l. n. 296 del 2006, permane la possibilità per il contribuente di vincere la presunzione legale della finalità elusiva delle società non operative attraverso la prova contraria qualificata dalla ricorrenza di una situazione oggettiva a sé non imputabile che ha reso impossibile il conseguimento di ricavi e la produzione di reddito entro la soglia minima stabilita “ex lege”, non essendo a tal fine necessario esperire preventivamente il rimedio precontenzioso dell’interpello disapplicativo.

Cassazione civile sez. trib., 24/02/2021, n.4946

Prelievi e versamenti sul conto corrente

In tema di prelevamenti e versamenti sui conti correnti bancari, gli effetti della dichiarazione di incostituzionalità dell’art. 32, comma 1, n. 2, secondo periodo, del d.P.R. n. 600 del 1973 ad opera della sentenza della Corte Costituzionale n. 228 del 2014 – che ha ritenuto irragionevole e contraria al principio di capacità contributiva la presunzione che i prelievi ingiustificati dai conti correnti bancari effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati ad un investimento nell’ambito della propria attività professionale e che questo sia a sua volta produttivo di reddito – retroagiscono e si applicano anche ai rapporti giuridici non consolidati e non coperti da decisioni passate in giudicato.

Cassazione civile sez. trib., 02/02/2021, n.2240

Contabilità inattendibile

In tema di accertamento dei redditi, costituisce presupposto per procedere col metodo analitico induttivo la complessiva inattendibilità della contabilità, da valutarsi sulla base di presunzioni ex art. 39, comma 1, lett. d), d.P.R. n. 600, del 1973, alla stregua di criteri di ragionevolezza, ancorché le scritture contabili siano formalmente corrette; dette presunzioni non devono essere necessariamente plurime, potendosi il convincimento del giudice fondare anche su un elemento unico, preciso e grave.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la sentenza di merito che non aveva valorizzato l’unica presunzione posta a fondamento dell’avviso di accertamento ex art 39 cit, costituita dal consumo di energia elettrica, presunzione dalla quale l’Ufficio era risalito alla quantificazione dei redditi di un’impresa di autolavaggio).

Cassazione civile sez. trib., 14/10/2020, n.22184

L’accertamento di redditi non dichiarati non dimostra una capacità di spesa del contribuente che escluda l’applicabilità delle presunzioni derivanti dall’accertamento sintetico

L’accertamento di redditi percepiti dal contribuente e non dichiarati, conseguenziali all’accertamento di maggiori redditi ottenuti da una società di capitali avente ristretta base partecipativa, non è in grado di dimostrare una capacità di spesa del contribuente idonea ad escludere l’applicabilità delle presunzioni derivanti dall’accertamento sintetico del reddito, operato ai sensi del d.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, c.d. “redditometro“, perché tali proventi non sono riconducibili alle categorie dei redditi diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta, oppure esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o, comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile, indicate dalla legge come idonee ad escludere l’applicabilità della presunzione di conseguimento di un maggior reddito ai fini dell’accertamento sintetico.

Cassazione civile sez. trib., 06/10/2020, n.21412

Presunzione di attribuzione pro quota dei maggiori redditi accertati in capo alla società

Nel caso di rettifica al socio fondata sulla presunzione di attribuzione pro quota dei maggiori redditi accertati in capo alla società a ristretta base partecipativa, non integra alcun vizio incidente sulla legittimità dell’accertamento la mera priorità temporale della notifica del relativo avviso al socio, dovuta all’esigenza di rispettare il termine dilatorio di 60 giorni previsto per la società sottoposta a verifica ai sensi dell’art. 12, comma 7, dello Statuto dei diritti del contribuente.

Cassazione civile sez. trib., 04/09/2020, n.18383

In tema di accertamento delle imposte sui redditi, nel caso di società di capitali a ristretta base azionaria, ove siano accertati utili non contabilizzati, opera la presunzione di attribuzione pro quota ai soci degli utili stessi, ma rimane comunque salvo il diritto del socio di fornire la prova contraria che i maggiori ricavi sono stati accantonati o reinvestiti.

Per escludere l’operatività della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili, conseguiti e non dichiarati da una società a ristretta base partecipativa, non è sufficiente che il socio si limiti ad allegare genericamente la mancanza di prova di un valido e definitivo accertamento nei confronti della società , ma deve contestare lo stesso effettivo conseguimento, da parte della società , di tali utili, ove non sia in grado di dimostrare la mancata distribuzione degli stessi, stante l’autonomia dei giudizi nei confronti della società e del socio e il rapporto di pregiudizialità dell’accertamento nei confronti del primo rispetto a quello verso il secondo.

Cassazione civile sez. trib., 19/08/2020, n.17356

Accertamento delle imposte sui redditi: determinazione del reddito di impresa

In tema di accertamento delle imposte sui redditi e con riguardo alla determinazione del reddito di impresa, l’art. 32 d.P.R. n. 600 del 1973 fonda una presunzione relativa circa la natura di ricavi sia dei prelevamenti sia dei versamenti su conto corrente, superabile attraverso la prova, da parte del contribuente, che i versamenti sono registrati in contabilità e che i prelevamenti sono serviti per pagare determinati beneficiari, anziché costituire acquisizione di utili; pertanto, in virtù della disposta inversione dell’onere della prova, grava sul contribuente l’onere di superare la suddetta presunzione (relativa) dimostrando la sussistenza di specifici costi e oneri deducibili, che dev’essere fondata su concreti elementi di prova e non già su presunzioni o affermazioni di carattere generale o sul mero richiamo all’equità.

Cassazione civile sez. trib., 16/07/2020, n.15161

Accertamento fondato sull’esistenza di “gravi incongruenze”: il contribuente deve dimostrare elementi idonei a superare la presunzione

L’accertamento del reddito mediante applicazione del metodo analitico-induttivo può avvenire sia in presenza degli elementi di cui al d.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), sia in presenza di “gravi incongruenze” tra i ricavi dichiarati e quelli che è ragionevole attendersi alla luce delle caratteristiche e delle condizioni di esercizio dell’attività svolta, elevate dal legislatore ad elemento presuntivo del maggior reddito conseguito dal contribuente.

Conseguentemente, laddove l’Amministrazione notifica un avviso di accertamento fondato sull’esistenza di tali “gravi incongruenze” è onere del contribuente allegare e dimostrare l’esistenza di elementi idonei a superare la presunzione su cui l’atto impositivo si fonda.

Cassazione civile sez. trib., 04/03/2020, n.6040

Prestito concesso dal socio alla società: presunzione di onerosità

In tema di imposte sui redditi, l’art. 43 del d.P.R. n. 917 del 1986 (nel testo applicabile “ratione temporis”) prevede, in funzione antielusiva, una presunzione legale di onerosità del prestito concesso dal socio alla società, superabile dal contribuente con prova contraria che, però, non può essere fornita con qualsiasi mezzo, ma soltanto nei modi e nelle forme tassativamente stabilite dalla legge: segnatamente, dimostrando che i bilanci allegati alla dichiarazione dei redditi della società contemplano un versamento fatto a titolo diverso dal mutuo.

(Nella specie, la S.C. ha annullato la sentenza della CTR che aveva omesso di valutare la sussistenza della controprova della presunzione asseritamente fornita con la produzione del bilancio/nota integrativa, circostanza fattuale contestata dall’Agenzia).

Cassazione civile sez. trib., 12/02/2020, n.3398

Imposte sui redditi: presunzione legale di onerosità per i versamenti effettuati dal socio alla società

In tema di imposte sui redditi, la presunzione legale di onerosità per i versamenti effettuati dal socio alla società, prevista dall’art. 43 del d.P.R. n. 917 del 1986 ai fini della determinazione del reddito di capitale delle persone fisiche, è applicabile anche ai versamenti effettuati da soci imprenditori, in forma individuale o collettiva, non facendo la norma cenno alcuno ad una pretesa natura di persona solo “fisica” dei soci destinatari della presunzione ed essendo tale limitazione, in carenza di qualsivoglia concreto elemento di differenziazione, contraria ad una interpretazione normativa coerente con i precetti dettati dagli artt. 3 e 53 Cost., in quanto finirebbe per trattare diversamente situazioni economiche identiche.

Ne consegue che, in caso di mancato superamento della presunzione legale, gli interessi attivi, al pari di quelli prodotti da qualsiasi finanziamento a terzi, concorrono a formare il reddito prodotto dall’impresa (individuale o collettiva), come espressamente previsto dall’art. 45 del d.P.R. n. 917 cit. e confermato dall’art. 95, nella parte in cui considera il reddito complessivo delle società quale reddito d’impresa “da qualsiasi fonte provenga” (numerazione delle norme anteriore al d.lgs. n. 344 del 2003).

Cassazione civile sez. trib., 23/01/2020, n.1475

Accertamenti bancari e presunzione legale in favore dell’erario

In tema di accertamenti bancari, gli artt. 32 d.P.R. n. 600 del 1973 e 51 d.P.R. n. 633 del 1972 prevedono una presunzione legale in favore dell’erario che, in quanto tale, non necessita dei requisiti di gravità, precisione e concordanza richiesti dall’art. 2729 c.c. per le presunzioni semplici, e che può essere superata dal contribuente attraverso una prova analitica, con specifica indicazione della riferibilità di ogni versamento bancario, idonea a dimostrare che gli elementi desumibili dalle movimentazioni bancarie non attengono ad operazioni imponibili, cui consegue l’obbligo del giudice di merito di verificare con rigore l’efficacia dimostrativa delle prove offerte dal contribuente per ciascuna operazione e di dar conto espressamente in sentenza delle relative risultanze.

Cassazione civile sez. trib., 30/06/2020, n.13112

La prova che il contribuente deve fornire con riferimento alle singole imposte deve essere prova analitica e non generica

La prova che il contribuente deve fornire con riferimento alle singole imposte accertate come ricavi non dichiarati, stante la presunzione legale in materia, non può essere una prova generica, ma deve essere una prova analitica idonea a dimostrare che gli elementi desumibili dalle movimentazioni bancarie non siano riferibili ad operazioni imponibili, con indicazione specifica della riferibilità di ogni versamento bancario, in modo da dimostrare come ciascuna delle singole operazioni effettuate sia estranea a fatti imponibili

Cassazione civile sez. trib., 09/06/2020, n.10973

Accertamenti bancari e validità per i professionisti della presunzione sui versamenti

Dopo la sentenza Costituzionale n. 228/2014 è venuta meno la presunzione di imputazione dei prelevamenti operati dal professionista sui conti correnti bancari ai ricavi conseguiti nella propria attività, non essendo più proponibile l’equiparazione logica tra attività d’impresa e attività professionale. Ad ogni modo le operazioni bancarie di versamento conservano efficacia presuntiva di un maggior reddito.

Cassazione civile sez. VI, 23/09/2019, n.23592

Accertamento tributario: presunzione di evasione

In tema di accertamento tributario, sebbene la presunzione di evasione sancita dall’art. 12, comma 2, del d.l. n. 78 del 2009, conv., con modif., dalla l. n. 102 del 2009, con riferimento agli investimenti e alle attività di natura finanziaria negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato, non sia suscettibile di essere applicata retroattivamente agli anni di imposta antecedenti alla sua entrata in vigore (prevista dal 1° luglio 2009), stante la natura sostanziale e non procedimentale delle presunzioni, l’Ufficio può ricorrere ai medesimi fatti oggetto della suddetta presunzione legale (redditi non dichiarati occultamente detenuti in Paesi a fiscalità privilegiata) “sub specie” di presunzione semplice.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto corretta la decisione del giudice di merito che aveva ritenuto provata la pretesa tributaria sulla base del dato – emergente dalla c.d. “lista Falciani” – che il contribuente fosse intestatario di un conto corrente in un Paese a fiscalità privilegiata).

L’Amministrazione finanziaria, nell’attività di contrasto e accertamento dell’evasione fiscale, può, in linea di principio, avvalersi di qualsiasi elemento di valore indiziario, anche unico, ancorché acquisito illegittimamente secondo l’ordinamento processuale penale, con esclusione di quelli la cui inutilizzabilità discenda da una specifica disposizione della legge tributaria o dal fatto di essere acquisiti in violazione di diritti fondamentali di rango costituzionale, stante la netta differenziazione tra processo penale e tributario, secondo un principio sancito non solo dalle norme sui reati tributari (art. 12 del d.l. n. 429 del 1982, successivamente confermato dall’art. 20 del d.lgs. n. 74 del 2000), ma anche dalle disposizioni generali dettate dagli artt. 2 e 654 c.p.p. ed espressamente dall’art. 220 disp. att. c.p.p., che impone l’obbligo del rispetto delle disposizioni del codice di procedura penale quando, nel corso di attività ispettive, emergano indizi di reato ma soltanto ai fini dell’applicazione della legge penale.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto ininfluente l’avvenuta distruzione, su ordine del giudice penale, dei documenti concernenti l’illegale raccolta di informazioni ai danni dell’indagato).

Cassazione civile sez. trib., 29/11/2019, n.31243

Paradisi fiscali e presunzione di evasione

In tema di accertamento tributario, sebbene la presunzione di evasione sancita dall’art. 12, comma 2, del d.l. n. 78 del 2009, conv., con modif., dalla l. n. 102 del 2009, con riferimento all’omessa dichiarazione di investimenti e attività di natura finanziaria negli Stati o territori a regime fiscale privilegiato, non sia suscettibile di essere applicata retroattivamente agli anni di imposta antecedenti alla sua entrata in vigore (prevista dal 1 luglio 2009), stante la natura sostanziale e non procedimentale delle presunzioni, l’Ufficio può ricorrere ai medesimi fatti oggetto della suddetta presunzione legale (redditi non dichiarati occultamente detenuti in Paesi a fiscalità privilegiata) “sub specie” di presunzione semplice.

(Nella specie, il giudice di merito aveva correttamente affermato l’utilizzabilità in astratto della c.d. “lista Falciani” come elemento indiziario idoneo a integrare presunzione semplice, sebbene ne avesse escluso il valore probatorio sulla base degli ulteriori elementi di fatto acquisiti).

La presunzione legale di cui all’art. 12, comma 2, del D.L. n. 78/2009, in base alla quale le somme detenute – a titolo di investimenti ed attività di natura finanziaria – in Paesi o territori a fiscalità privilegiata e non dichiarate, si presumono, salva prova contraria, sottratte a tassazione, avrebbe natura sostanziale e, come tale, sarebbe sottoposta al principio di irretroattività di cui all’art. 3, L. n. 212/2000 (c.d. Statuto dei Diritti del Contribuente). Non solo. La mera disponibilità di somme su conti correnti esteri, dimostrata dai dati contenuti nella c.d. Lista Falciani, rappresenta, ai fini accertativi, un mero indizio, non essendo sufficiente di per sé a provare alcuna evasione fiscale dei capitali occultati. È onere dell’Amministrazione finanziaria fornire ulteriori elementi suscettibili d’integrare presunzioni gravi, precise e concordanti, le sole idonee a fondare l’accertamento.

Cassazione civile sez. trib., 19/12/2019, n.33893

In tema di accertamento tributario, l’Amministrazione finanziaria può fondare la propria pretesa anche su un unico indizio, se grave e preciso, cioè dotato di elevata valenza probabilistica (nella specie, risultanze della cd. “lista Falciani), operando, peraltro, nell’ipotesi di attività finanziarie non dichiarate detenute in Paesi a fiscalità privilegiata, la presunzione di evasione di cui all’art. 12 del d.l. n. 78 del 2009, conv. nella l. n. 102 del 2009.

Cassazione civile sez. VI, 12/02/2018, n.3276

Sulla validità dell’avviso di accertamento a seguito di indagini bancarie

L’ufficio finanziario può emettere, anche senza motivarlo, l’avviso di accertamento fondato su indagini bancarie anche in assenza di elementi gravi, precisi e concordanti di evasione fiscale. La presunzione legale di cui dispone l’amministrazione è superabile da prova contraria del contribuente che deve dimostrare che le operazioni derivanti dai movimenti bancari non sono imponibili.

Cassazione civile sez. trib., 04/04/2018, n.8266

Presunzione evasione Iva

Nell’accertamento tributario fondato sulle percentuali di ricarico della merce venduta, il ricorso al criterio della media aritmetica semplice in luogo della media ponderale è consentito quando risulti la omogeneità della merce, assumendo il criterio della media aritmetica semplice valenza indiziaria, al fine di ricostruire i margini di guadagno realizzato sulle vendite effettuate “a nero”, spettando al contribuente provare (salvo non risulti già in punto di fatto) che l’attività sottoposta ad accertamento ha ad oggetto prodotti con notevole differenza di valore e che quelli maggiormente venduti presentano una percentuale di ricarico molto inferiore a quella risultante dal ricarico medio.

In mancanza di tali presupposti, è legittima la presunzione che la percentuale di ricarico applicata sulla merce venduta in evasione di imposta è uguale a quella applicata sulla merce commercializzata ufficialmente, tanto più che l’atto di rettifica dell’Ufficio, se adeguatamente motivato in relazione agli indici di inattendibilità dei dati delle poste in bilancio e all’idoneità, di questo, a rappresentare una capacità contributiva non dichiarata, è assistito da presunzione di legittimità, dovendo il contribuente provare la regolarità delle operazioni effettuate, anche in relazione alla contestata antieconomicità delle stesse.

Cassazione civile sez. VI, 10/12/2013, n.27568



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