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Pignoramento di un quinto per il conto corrente non movimentato

23 Marzo 2014


Pignoramento di un quinto per il conto corrente non movimentato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 Marzo 2014



Sono un lavoratore dipendente con un debito nei confronti di un privato: quest’ultimo mi ha pignorato il conto in banca che ora risulta tutto bloccato; posso chiedere la riduzione del pignoramento a “un quinto”, come previsto per i redditi di lavoro dipendente, visto che su tale conto non vi è altra movimentazione in entrata se non l’accredito dello stipendio mensile?

Non vale il limite di “un quinto dello stipendio” per il pignoramento effettuato a carico del lavoratore dipendente quando esso avviene direttamente sul conto bancario del debitore. Infatti, con l’accredito in conto, le somme entrano nel patrimonio del debitore (cosiddetto “esecutato”, ossia oggetto di esecuzione forzata). Non conta, poi, che il conto corrente sia stato da sempre usato, da parte del titolare, per ottenere l’accredito delle retribuzioni da lavoro dipendente e, quindi, non vi siano altre movimentazioni in entrata dipendenti da altri redditi.

Questo, peraltro, è l’orientamento della Cassazione che così si è espressa in una sentenza del 2012 [1].

Il conto del lavoratore non è un semplice deposito su cui affluiscono solo gli stipendi. E, in ogni caso, il limite del quinto dello stipendio non può essere invocato in caso di pignoramento del conto bancario o postale, poiché non previsto da alcuna disposizione di legge né dal codice di procedura.

Il tetto del quinto pignorabile vale, pertanto, soltanto quando il creditore procedente notifichi il pignoramento presso il datore di lavoro del debitore: infatti, solo in tale ipotesi le somme “incriminate” costituiscono un credito da lavoro. Diverso è il caso in cui la procedura esecutiva colpisce il conto in banca del lavoratore: da tale momento, infatti, i soldi cessano di essere considerati – dalla legge – redditi di lavoro dipendente.

Pertanto, una volta che il dipendente abbia effettuato l’accredito in conto delle retribuzioni mensili, diventa irrilevante la causale per cui la somma risulta depositata in banca.

Resta così valido il pignoramento del 100% dello stipendio o del TFR una volta che siano stati depositati presso l’Istituto di credito.

Ciò vale, addirittura, anche se il conto corrente sia stato aperto “in automatico” e a condizioni di favore per ogni dipendente da parte del datore di lavoro (quando, per esempio, quest’ultimo sia una banca).


note

[1] Cass. sent. n. 17178/12 dell’8.10.2012.

Autore immagine: 123rf.com


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1 Commento

  1. ma non c’è una legge della costituzione che dice che il poveretto deve vivere quindi nutrirsi avere un tetto e una dignità che il compenso lavorativo gli viene dato per questi motivi ?

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