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Reperibilità del lavoratore e riposo compensativo: Cassazione

21 Aprile 2021
Reperibilità del lavoratore e riposo compensativo: Cassazione

Reperibilità attiva e passiva: equiparazione al rapporto di lavoro, riconoscimento della retribuzione e del riposo. 

Il turno di reperibilità (c.d. pronta disponibilità) collocato in giorno festivo attribuisce al dirigente medico il diritto a fruire di un corrispondente riposo compensativo, il cui mancato godimento è fonte di danno non patrimoniale, da considerarsi tale, data la natura costituzionale del diritto al riposo settimanale, in via presuntiva.

Cassazione civile sez. lav., 14/06/2017, n.14770

La reperibilità prevista dalla disciplina collettiva, si configura come una prestazione strumentale ed accessoria qualitativamente diversa dalla prestazione di lavoro, consistendo nell’obbligo del lavoratore di porsi in condizione di essere prontamente rintracciato, fuori del proprio orario di lavoro, in vista di un’eventuale prestazione lavorativa.

Pertanto, il servizio di reperibilità svolto nel giorno destinato al riposo settimanale limita soltanto, senza escluderlo dei tutto, il godimento del riposo stesso e comporta il diritto ad un particolare trattamento economico aggiuntivo stabilito dalla contrattazione collettiva o, in mancanza, dal giudice nonché il diritto ad un giorno di riposo compensativo, che non è riconducibile, attesa la diversa incidenza sulle energie psicofisiche del lavoratore della disponibilità allo svolgimento della prestazione rispetto al lavoro effettivo, all’art. 36 Cost., ma la cui mancata concessione è idonea ad integrare un’ipotesi di danno non patrimoniale (per usura psico-fisica) da fatto illecito o da inadempimento contrattuale che è risarcibile in caso di pregiudizio concreto patito dal titolare dell’interesse leso, sul quale grava l’onere della specifica deduzione e della prova (escluso, nella specie, il risarcimento in favore del lavoratore, il quale non aveva dedotto e provato il pregiudizio sofferto).

Cassazione civile sez. lav., 06/10/2015, n.19936

Il servizio di reperibilità svolto nel giorno destinato al riposo settimanale o nei giorni di festa limita il riposo stesso, ma non lo esclude del tutto. Pertanto, il lavoratore reperibile avrà diritto ad un trattamento economico aggiuntivo, ma non ad un giorno di riposo compensativo (fattispecie relativa alla domanda avanzata da alcuni medici ed operatori sanitari volta ad ottenere le differenze retributive relative ai giorni di riposo non goduto, avendo gli stessi prestato servizio di pronta reperibilità nei giorni festivi).

Cassazione civile sez. lav., 18/12/2014, n.26723

In tema di cosiddetta reperibilità passiva, essa si configura come una prestazione strumentale ed accessoria qualitativamente diversa dalla prestazione di lavoro, consistendo nell’obbligo del lavoratore di porsi in condizione di essere prontamente rintracciato, fuori del proprio orario di lavoro, in vista di un’eventuale prestazione lavorativa; conseguentemente limita soltanto, senza escluderlo del tutto, il godimento del riposo stesso e comporta il diritto ad un particolare trattamento economico aggiuntivo stabilito dalla contrattazione collettiva o, in mancanza, determinato dal giudice, mentre non comporta il diritto ad un giorno di riposo compensativo, il cui riconoscimento non può trarre origine dall’art. 36 Cost., ma la cui mancata concessione è idonea ad integrare un’ipotesi di danno non patrimoniale (per usura psico-fisica) da fatto illecito o da inadempimento contrattuale, che è risarcibile in caso di pregiudizio concreto patito dal titolare dell’interesse leso, sul quale grava però l’onere della specifica deduzione e della prova.

Cassazione civile sez. lav., 18/12/2014, n.26724

In caso di servizio di reperibilità prestato in giorno festivo senza effettivo svolgimento di attività lavorativa (c.d. reperibilità passiva), al dipendente – il quale, in applicazione della normativa collettiva del comparto sanità, ha diritto alla fruizione di un giorno di riposo compensativo senza riduzione del debito orario – non spetta il risarcimento del danno da usura psico-fisica, per mancata fruizione del riposo compensativo, ove non abbia rigorosamente provato la sussistenza di un concreto pregiudizio in tal senso.

Cassazione civile sez. lav., 15/05/2013, n.11727

La reperibilità passiva del lavoratore in giorno festivo, consistente nell’obbligo di mera disponibilità ad un’eventuale prestazione lavorativa, non seguita dal godimento del riposo compensativo, non è idonea, di per sé sola, ad incidere sul tessuto psico fisico del lavoratore medesimo in modo tale da configurare un danno in re ipsa, atteso che il disagio patito per la reperibilità nel giorno festivo non seguita da effettiva attività lavorativa è già monetizzato dalla contrattazione collettiva.

Ne consegue che, contrariamente alla diversa ipotesi della reperibilità attiva, in questo caso deve essere il lavoratore ad allegare specificamente e a provare, anche per presunzioni semplici, che la mera reperibilità passiva non seguita da riposo abbia inciso sul piano psico fisico fino al punto di provocare un danno alla salute.

Cassazione civile sez. lav., 30/06/2011, n.14439

In caso di servizio di reperibilità prestato in giorno festivo senza effettivo svolgimento di attività lavorativa, la mancata fruizione di un giorno di riposo compensativo – prevista dalla normativa collettiva del comparto sanità, ma senza complessiva riduzione del debito orario, sicché il lavoratore dovrebbe comunque recuperare le ore lavorative del giorno di riposo con diversa distribuzione settimanale – non configura il diritto del lavoratore al risarcimento del danno da usura psicofisica, trattandosi di mera disponibilità ad una prestazione eventuale, non incidente in alcun modo sulle capacità psichiche e fisiche del lavoratore.

Cassazione civile sez. lav., 28/06/2011, n.14301

La reperibilità, prevista dalla disciplina collettiva, si configura come una prestazione strumentale ed accessoria qualitativamente diversa dalla prestazione di lavoro, consistendo nell’obbligo del lavoratore di porsi in condizione di essere prontamente rintracciato, fuori del proprio orario di lavoro, in vista di un’eventuale prestazione lavorativa.

Pertanto, il servizio di reperibilità svolto nel giorno destinato al riposo settimanale, limita soltanto, senza escluderlo del tutto, il godimento del riposo stesso e comporta il diritto ad un particolare trattamento economico aggiuntivo stabilito dalla contrattazione collettiva o, in mancanza, determinato dal giudice, nonché — ove previsto dalla contrattazione collettiva (nella specie, dall’art. 18, comma 5, del d.P.R. n. 270 del 1987 e, da ultimo, dall’art. 7, comma 6, c.c.n.l. 20 settembre 2001, integrativo del c.c.n.l. per il personale del comparto sanità del 7 aprile 1999) — il diritto ad un giorno di riposo compensativo, che non è riconducibile, attesa la diversa incidenza sulle energie psicofisiche del lavoratore della disponibilità allo svolgimento della prestazione rispetto al lavoro effettivo, all’art. 36 cost., ma la cui mancata concessione è idonea ad integrare un’ipotesi di danno non patrimoniale (per usura psico-fisica) da fatto illecito o da inadempimento contrattuale che è risarcibile in caso di pregiudizio concreto patito dal titolare dell’interesse leso, sul quale grava l’onere della specifica deduzione e della prova.

Cassazione civile sez. lav., 28/06/2011, n.14288

La reperibilità, prevista dalla disciplina collettiva, si configura come una prestazione strumentale ed accessoria qualitativamente diversa dalla prestazione di lavoro, consistendo nell’obbligo del lavoratore di porsi in condizione di essere prontamente rintracciato, fuori del proprio orario di lavoro, in vista di un’eventuale prestazione lavorativa. Il servizio di reperibilità svolto nel giorno destinato al riposo settimanale, pertanto, limita soltanto, senza escluderlo del tutto, il godimento del riposo stesso e comporta il diritto ad un particolare trattamento economico aggiuntivo stabilito dalla contrattazione collettiva o, in mancanza, determinato dal giudice, mentre non comporta – salvo specifiche previsioni della contrattazione collettiva – il diritto ad un giorno di riposo compensativo, il cui riconoscimento, attesa la diversa incidenza sulle energie psicofisiche del lavoratore della disponibilità allo svolgimento della prestazione rispetto al lavoro effettivo, non può trarre origine dall’art. 36 Cost..

Cassazione civile sez. lav., 19/11/2008, n.27477

In tema di impiego alle dipendenze degli enti locali, la reperibilità prevista dalla disciplina collettiva configura una prestazione strumentale ed accessoria, qualitativamente diversa dalla prestazione di lavoro, e consiste nell’obbligo del lavoratore di porsi in condizione di essere prontamente rintracciato, fuori dall’orario di lavoro, in vista di un’eventuale prestazione lavorativa.

Pertanto, il servizio di reperibilità svolto nel giorno destinato al riposo settimanale limita soltanto, senza escluderlo del tutto, il godimento del riposo stesso e comporta il diritto ad un particolare trattamento economico aggiuntivo stabilito dalla contrattazione collettiva o, in mancanza, determinato dal giudice, mentre non comporta – salvo specifiche previsioni della contrattazione collettiva – il diritto a un giorno di riposo compensativo, il cui riconoscimento non può trarre origine dall’art. 36 cost., attesa la diversa incidenza sulle energie psicofisiche del lavoratore della mera disponibilità ad una eventuale prestazione rispetto allo svolgimento effettivo dell’attività lavorativa.

Cassazione civile sez. lav., 19/11/2008, n.27477

La mancata fruizione, in aggiunta all’indennità retributiva, di un giorno di riposo compensativo, in caso di reperibilità coincidente con un giorno festivo non tradottasi in lavoro effettivo, non configura il diritto del lavoratore al risarcimento del danno da usura psico-fisica, trattandosi di mera disponibilità ad una prestazione eventuale, non incidente in alcun modo sulle capacità psichiche e fisiche del lavoratore.

Cassazione civile sez. lav., 19/11/2008, n.27477

In tema di pubblico impiego privatizzato, l’art. 49, comma 1, del d.P.R. n. 333 del 1990, nell’attribuire al personale dipendente di regioni, comuni, province e degli altri enti pubblici soggetti al citato regolamento, il diritto ad un giorno di riposo compensativo per il servizio di pronta reperibilità che cada in un giorno festivo, pone l’obbligo del recupero delle ore lavorative del giorno di riposo nell’arco della settimana. Ne consegue che, in mancanza di diversa regolamentazione da parte della contrattazione collettiva, la concessione del beneficio presuppone la domanda del dipendente a cui spetta valutare la convenienza di utilizzare il giorno di riposo con prolungamento dell’orario di lavoro negli altri giorni della settimana.

(Nella specie, anteriore all’accordo collettivo del 2002 tra l’amministrazione provinciale di Terni e le organizzazioni sindacali, con il quale erano stati regolati questi aspetti del rapporto, la S.C., nell’affermare il principio di cui in massima, ha cassato la sentenza impugnata atteso che i dipendenti, a cui era stata attribuita la speciale indennità di reperibilità prevista dalla normativa vigente, non avevano mai formulato un’istanza per usufruire del riposo compensativo e, pertanto, il mancato godimento non poteva essere imputabile all’amministrazione).

Cassazione civile sez. lav., 19/11/2008, n.27477

La mera disponibilità a una prestazione, come quella per la reperibilità del pubblico impiego nella giornata festiva, non incide sul tessuto psico-fisico dei lavoratori né determina usura. La reperibilità, prevista dalla disciplina collettiva, si configura come una prestazione strumentale e accessoria, qualitativamente diversa dalla prestazione di lavoro e consiste nell’obbligo del lavoratore di porsi in condizione di essere prontamente rintracciato in vista di una eventuale prestazione lavorativa.

Pertanto, non equivalendo ad una effettiva prestazione lavorativa, il servizio di reperibilità svolto nel giorno destinato al riposo settimanale limita soltanto, senza escluderlo del tutto, il godimento del riposo stesso e comporta il diritto ad un particolare trattamento economico aggiuntivo stabilito dalla contrattazione collettiva o, in mancanza, determinato dal giudice.

Il diritto (ulteriore) ad un giorno di riposo compensativo in relazione al servizio di pronta reperibilità prestato in giorno festivo senza effettiva prestazione di lavoro trova la sua fonte nella contrattazione collettiva e non nell’art. 36 cost., che prevede invece il diritto inderogabile al riposo settimanale in relazione all’attività effettivamente prestata e non ad altre obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 19/11/2008, n.27477

In tema di impiego alle dipendenze degli enti locali, la reperibilità prevista dalla disciplina collettiva configura una prestazione strumentale e accessoria, qualitativamente diversa dalla prestazione di lavoro, consistendo nell’obbligo del lavoratore di porsi in condizione di essere prontamente rintracciato, fuori del proprio orario di lavoro, in vista di un’eventuale prestazione lavorativa e di raggiungere in breve lasso di tempo il luogo di lavoro per eseguirvi la prestazione richiesta.

Pertanto, il servizio di reperibilità svolto nel giorno destinato al riposo settimanale limita soltanto, senza escluderlo del tutto, il godimento del riposo stesso e, poiché non equivale all’effettiva prestazione lavorativa, comporta il diritto ad un trattamento economico inferiore a quello spettante per l’ipotesi di effettiva prestazione di lavoro, proporzionato alla minore restrizione della libertà del lavoratore, ad una ulteriore maggiorazione ove la reperibilità sia svolta di domenica (anche se sia stato concesso il riposo compensativo), ovvero al risarcimento del danno qualora tale riposo non sia stato concesso.

Cassazione civile sez. lav., 09/07/2008, n.18812

 La definizione della reperibilità in termini di prestazione strumentale ed accessoria, qualitativamente differente dalla prestazione di lavoro – con la conseguenza che il servizio di reperibilità svolto nel giorno destinato al riposo settimanale limita soltanto, senza escluderlo del tutto, il godimento del riposo stesso e quindi comporta il diritto non ad un trattamento economico uguale a quello spettante per l’ipotesi di effettiva prestazione di lavoro in quel medesimo giorno, bensì ad un trattamento inferiore, proporzionato alla minore restrizione della libertà del lavoratore – è conforme alle conclusioni da tempo raggiunte dalla giurisprudenza nel lavoro privato: già Cass. 7 giugno 1995 n. 6400, in Lav. giur., 1996, 255; Cass. 13 maggio 1995, n. 5245, in Mass. giur. lav., 1995, 391; Cass. 9 settembre 1991 n. 9468, in Not. giur. lav., 1992, 72, che detta i criteri per la determinazione di tale minore trattamento, dovendo il giudice stabilire il quid retributivo dovuto per il servizio di reperibilità prestato durante il riposo settimanale, l’ulteriore maggiorazione, ove la reperibilità sia svolta di domenica (anche se sia stato concesso un riposo compensativo nell’arco dei sette giorni) e, infine, ove tale riposo compensativo non sia stato concesso, un adeguato risarcimento.

Sempre nel lavoro privato, si è chiarito che, in generale, la reperibilità fuori orario non costituisce una mansione in senso tecnico-giuridico, ma rappresenta un obbligo accessorio ed intermedio per il dipendente preposto a un determinato servizio e alle connesse specifiche mansioni: Cass. 14 gennaio 1992, n. 390, ivi, 500; Cass. 19 aprile 1990 n. 3209, in Rass. giur. Enel, 1991, 511. Peraltro, la reperibilità domenicale non da diritto a un ulteriore riposo compensativo, ma solamente al corrispettivo per il disagio subito, che non deve esser eguale a quello percepito in caso di svolgimento dell’attività lavorativa, essendo sufficiente la corresponsione di un’indennità pari al doppio dell’indennità di reperibilità per i giorni feriali: Cass. 2 aprile 1998 n. 3419, in Riv. crit. dir. lav., 1998, 742;

Consolidato è pure l’orientamento che esclude la remunerabilità della reperibilità come lavoro straordinario, giacché non comporta alcun tipo di attività lavorativa, né con altre forme di emolumento, stante l’inapplicabilità in via analogica delle norme in materia retributiva. Nella giurisprudenza amministrativa, Cons. St., sez. IV, 15 luglio 2008 n. 3534, in Foro amm.-CdS, 2008, 2374; Cons. St., sez. IV, 31 dicembre 2007 n. 6913, ivi, 2007, 3427; Cons. St., sez. IV, 1° marzo 2006 n. 952, ivi, 2006, 791; Cons. St., sez. IV, 30 aprile 2003 n. 2207, ivi, 2003, 1288. Conformi, già Cass. 21 dicembre 1995 n. 13055, in Not. giur. lav., 1996, 213; Cass. 13 maggio 1995 n. 5245; Cass. 17 febbraio 1987 n. 1720; Cass. 5 giugno 1987 n. 4940, ivi 1987, 733.

Nel lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, sulla reperibilità prevista per il personale medico dal c.c.n.l. di comparto, cfr. Cass. 14 luglio 2005 n. 14816, in questa Rivista, 2006, I, 2215.



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