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Danno da vaccino obbligatorio: quale risarcimento?

21 Aprile 2021 | Autore:
Danno da vaccino obbligatorio: quale risarcimento?

A chi ha riportato una patologia invalidante per effetto della somministrazione spetta un ristoro economico ulteriore all’indennizzo statale.

In un nostro precedente articolo ti abbiamo spiegato come funziona il risarcimento del danno da vaccino non obbligatorio e ti abbiamo descritto la procedura per chiedere ed ottenere l’indennizzo economico riconosciuto dallo Stato per lesioni o infermità permanenti subite a seguito delle vaccinazioni “raccomandate” dalle autorità sanitarie. Oggi, invece, ti vogliamo parlare di una tematica strettamente correlata: quella del danno da vaccino obbligatorio. Quale risarcimento spetta a chi contrae una patologia per effetto della vaccinazione praticata non volontariamente, ma adempiendo ad un’imposizione stabilita dalla legge?

I vaccini obbligatori sono numerosi: antipoliomelite, antiepatite, antimorbillo, antidifterite e diversi altri. Attualmente, il loro numero totale è dieci. Vengono praticati ai bambini piccoli, perché alcuni servono per l’ammissione alle scuole elementari e materne. Invece, alcune vaccinazioni che un tempo erano obbligatorie, come quella sul vaiolo, oggi non lo sono più, perché le malattie sono praticamente scomparse.

Con una nuova sentenza la Corte d’Appello di Catania [1] ha riconosciuto un maxi risarcimento (oltre 800mila euro) alla vittima di una vaccinazione contro la poliomelite, praticata nel 1978 con il vecchio metodo Sabin che era più pericoloso di quello introdotto in seguito (metodo Salk). Ma quei rischi sono stati riconosciuti soltanto molto tempo dopo. Intanto, il vaccinato era rimasto paraplegico, senza poter più camminare. Non si è accontentato dell’indennizzo riconosciuto dallo Stato ed ha proseguito la causa per ottenere anche il risarcimento del danno da vaccino obbligatorio. Dopo lunghe peripezie giudiziarie (il ministero della Salute si era opposto), ha vinto questa battaglia.

Quali vaccini sono obbligatori

La legge [2] stabilisce l’obbligo vaccinale nell’arco di età compreso tra zero e sedici anni per garantire la copertura immunitaria “di gregge” della popolazione, mantenendo la percentuale di almeno il 95% raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

I vaccini obbligatori sono quelli contro le seguenti malattie:

  1. poliomielite;
  2. tetano;
  3. difterite;
  4. epatite B;
  5. Haemophilus influenzae B;
  6. pertosse;
  7. morbillo;
  8. parotite;
  9. rosolia;
  10. varicella.

Alcune di queste vaccinazioni vengono praticate insieme, con un’unica somministrazione mediante iniezione: è la formula “combinata” che prevede varie soluzioni (trivalente, tetravalente o esavalente).

Le ultime quattro malattie dell’elenco sono attualmente obbligatorie, ma potrebbero essere revisionate dal ministero della Salute nel successivo triennio, in base ai nuovi dati epidemiologici acquisiti ed alle coperture vaccinali raggiunte. Per approfondire leggi anche l’articolo: “L’obbligo di vaccinazione“.

Per altre malattie, invece, non c’è l’obbligo vaccinale ma la somministrazione del vaccino avviene gratuitamente da parte delle Regioni. Si tratta dell’antimeningite B e C, dell’anti-pneumococcica, dell’anti-rotavirus, dell’anti-influenzale e del vaccino contro il Covid-19 per il quale dall’autunno 2020 è partita l’apposita campagna vaccinale sull’intero territorio nazionale.

Ci sono alcune vaccinazioni obbligatorie anche per gli adulti in specifici casi, come quella per la prevenzione dell’infezione da Sars-CoV2 per gli operatori sanitari, prevista da un recente decreto legge [3] emanato durante la pandemia di Covid-19 e valevole fino al 31 dicembre 2021.

Ci si può opporre ad un vaccino obbligatorio rifiutando la somministrazione, ma ciò comporta l’impossibilità di iscrizione dei figli alla scuola dell’infanzia, a meno che non si dimostri l’incompatibilità del vaccino con lo stato di salute.

L’indennizzo statale per i danni da vaccino

Una legge dello Stato [4] prevede, dal 1992, il riconoscimento di un indennizzo economico in favore di «chiunque abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica».

Questo beneficio economico in ristoro delle menomazioni subite viene riconosciuto sia a chi si è sottoposto a vaccinazioni obbligatorie sia a chi ha praticato quelle non obbligatorie, ma necessarie «per motivi di lavoro o per incarichi d’ufficio o per poter accedere ad uno stato estero». Infatti, la Corte Costituzionale [5] e la Corte di Cassazione [6] hanno esteso la spettanza dell’indennizzo anche nei casi di vaccinazioni raccomandate dallo Stato o dalle Regioni.

L’indennizzo consiste in un assegno vitalizio ma non rappresenta un vero e proprio risarcimento, perché è una misura di solidarietà socio-assistenziale ed è forfettizzato in base al tipo di menomazione permanente ed al conseguente grado di invalidità accertata, in base ad apposite tabelle [7]. In caso di decesso, gli eredi hanno diritto a ricevere un assegno reversibile per 15 anni o, in alternativa, un assegno una tantum di 77.468,53 euro oltre alle rate di indennizzo maturate dalla data della domanda al giorno della morte.

I soli danneggiati da vaccinazioni obbligatorie – non dunque le altre categorie di soggetti – possono ottenere, in aggiunta all’indennizzo ordinario spettante, un assegno una tantum, con una maggiorazione pari al 30% dell’importo dell’indennizzo dovuto per il periodo compreso tra il manifestarsi della malattia e il momento di liquidazione dell’indennizzo stesso.

Risarcimento danno da vaccinazione obbligatoria

Il risarcimento è una forma di ristoro dei danni diversa dall’indennizzo. Per essere risarcibile, il danno deve essere ingiusto e derivare da un fatto illecito. Inoltre, occorre accertare la responsabilità, dolosa o colposa, dell’autore della condotta. Infine, la determinazione dell’ammontare viene stabilita dal giudice e può comprendere diverse voci, come:

  • il danno patrimoniale, per le spese sostenute a causa della malattia e dell’infermità;
  • il danno morale, per le sofferenze psicologiche patite in conseguenza della patologia;
  • il danno biologico, per la lesione dell’integrità psico-fisica riportata per effetto della somministrazione del vaccino;
  • il danno esistenziale, per il pregiudizio alla qualità della vita, peggiorata in conseguenza della malattia.

È evidente, quindi, la differenza del risarcimento rispetto all’indennizzo, per il quale è sufficiente dimostrare l’esistenza di una patologia provocata da una vaccinazione ed inviare la domanda all’Autorità amministrativa, ricorrendo al giudice solo eventualmente in caso di diniego. Per ottenere il riconoscimento del risarcimento del danno da vaccinazione obbligatoria, invece, occorre sempre promuovere una causa nei confronti di chi l’ha disposta, somministrata e praticata: dunque, occorre agire in via giudiziaria contro lo Stato, impersonato dal ministero della Salute, che ha previsto l’obbligo e lo ha attuato attraverso i propri organi sanitari sul territorio.

Nella vicenda alla quale abbiamo accennato in apertura, il risarcimento è stato concesso poiché la normativa nazionale all’epoca prevedeva la vaccinazione antipoliomelite con il metodo del virus attenuato (sistema Sabin) che era già stato ritenuto pericoloso dalla comunità scientifica; infatti, successivamente, era stato sostituito dal metodo, più sicuro, del virus inattivato (sistema Salk). Quindi, la Corte ha rilevato che il ministero della Salute avrebbe dovuto conoscere il pericolo di «retromutazione» che nel caso specifico aveva cagionato la malattia invalidante (una «paraplegia agli arti inferiori con impossibilità di deambulazione autonoma»).

Il nesso di causalità tra il vaccino antipolio e tale patologia è stato riconosciuto da una consulenza medico-legale. Il Collegio siciliano ha richiamato una precedente pronuncia della Cassazione [8] che aveva affermato già nel 2011 un principio analogo, sancendo che «una volta dimostrato che il danno si sia verificato in conseguenza della vaccinazione con il sistema Sabin, il giudice di merito è tenuto a verificare se la pericolosità di quel vaccino fosse o meno nota all’epoca dei fatti e se sussistessero, alla stregua delle conoscenze di quel momento, ragioni di precauzione tali da vietare quel tipo di vaccinazione o da consentirla solo con modalità idonee a limitare i rischi connessi».

Per approfondire leggi anche:


note

[1] Corte d’Appello Catania, sent. n. 696 del 30.03.2021.

[2] D.L. n. 13 del 07.06.2017, conv., con modificazioni, in L. n. 119 del 31.07.2017.

[3] Art. 4 D.L. n. 44 del 01.04.2021.

[4] L. n. 210 del 25.02.1992.

[5] C. Cost. sent. n. 118/2020 del 23.06.2020.

[6] Cass. sent. n. 7354/21 del 16.03.2021.

[7] Tabella B allegata alla L. n. 177/1976.

[8] Cass. sent. n. 9406 del 27.04.2011.

Autore immagine: canva.com/


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