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Trasferito senza consenso: che fare

24 Aprile 2021
Trasferito senza consenso: che fare

Sono stato trasferito senza consenso. Posso rifiutarmi di andare a lavorare presso la nuova sede?

In generale, il datore di lavoro, nell’ambito del suo potere direttivo, può unilateralmente, ossia di sua iniziativa e senza il consenso preventivo del dipendente, decidere di far svolgere la prestazione lavorativa in un luogo diverso da quello indicato e previsto nel contratto.

Tuttavia, il trasferimento deve, per legge e giurisprudenza, rispettare determinati requisiti specificatamente indicati nell’art. 2103 del Codice civile che prevede, al comma 8, che: «il lavoratore non può essere trasferito da un’unità produttiva ad un’altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive».

Chiaramente, resta ferma l’insindacabilità della scelta del datore di lavoro tra le diverse soluzioni organizzative adottabili, scelta che, come detto, può avvenire anche senza il consenso del lavoratore.

Da ciò ne deriva che il dipendente possa opporsi e contestare il trasferimento presentando ricorso al giudice competente nel rispetto dei modi e dei tempi stabiliti dalla legge, ma, parimenti, tale contestazione non giustifica, in via automatica, il rifiuto del lavoratore al rispetto del provvedimento e, quindi, la sospensione della prestazione lavorativa decidendo, di sua iniziativa, di non presentarsi presso la nuova sede di lavoro.

La giurisprudenza ha previsto che tale comportamento del lavoratore costituisce una violazione degli obblighi contrattuali, difficilmente giustificabile, passibile di un procedimento disciplinare per assenza ingiustificata e di licenziamento per giusta causa. (Cass. Civ. n. 11408/2018; Cass. Civ. n.  29054/2017; Cass. Civ. n. 18866/2016).

Quindi, il consiglio pratico che Le diamo è quello di attenersi alla direttiva del Suo datore di lavoro trasferendosi nella nuova sede assegnata, di chiedere le motivazioni (possibilmente in forma  scritta) che stanno alla base di tale decisione e, contestualmente, nel caso ritenga tale trasferimento illegittimo in quanto carente dei requisiti previsti dall’art. 2103 c.c., impugnare il trasferimento contestando all’azienda l’insussistenza dei motivi addotti e denunciando l’illegittimità della decisione presa (entro 60 gg dalla ricezione della lettera di trasferimento).

Il passo successivo ed eventuale sarà quello del deposito presso il tribunale competente del ricorso con cui si chiede al giudice l’accertamento e la dichiarazione del trasferimento illegittimo.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Francesca Bonfogo



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