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L’investigatore può far annullare l’assegno di mantenimento?

23 Aprile 2021 | Autore:
L’investigatore può far annullare l’assegno di mantenimento?

Il ruolo del detective privato è fondamentale e si rivela decisivo in molti casi di riduzione dell’importo: la sua relazione è utilizzabile in tribunale.

Le condizioni economiche e patrimoniali degli ex coniugi separati e divorziati possono modificarsi nel corso del tempo, così come il beneficiario dell’assegno può aver instaurato una relazione stabile con un nuovo compagno. Per questi motivi è legittimo chiedere la revoca, o la diminuzione, dell’assegno di mantenimento. Ma come dimostrare lo stato di benessere dell’ex partner e quindi il fatto che la corresponsione non è più giustificata?

Se pensi di ricorrere a un detective privato probabilmente hai avuto una buona idea. L’investigatore privato può far annullare l’assegno di mantenimento in parecchi casi, quando con le sue ricerche riesce a trovare elementi validi ed è in grado di documentarli in una relazione, o report, dell’attività investigativa compiuta. Questo documento è utilizzabile nel giudizio di revisione dell’importo dell’assegno e, difficilmente, potrà essere contestato dalla controparte nelle sue risultanze.

Una recentissima sentenza della Corte d’Appello di Roma [1] ha tagliato l’assegno all’ex moglie proprio sulla base delle risultanze acquisite dal detective incaricato dall’ex marito, risultanze che sono state decisive per l’esito del giudizio. Ma procediamo con ordine: vediamo, innanzitutto, come funziona la revisione al ribasso dell’importo dell’assegno di mantenimento, o anche la sua eliminazione completa, e per quali motivi può essere chiesta. Da qui arriveremo a descrivere le attività ed il ruolo dell’investigatore privato per farti capire come può far annullare l’assegno di mantenimento.

La revisione dell’assegno di mantenimento

L’assegno di mantenimento è la somma versata dopo la separazione all’ex coniuge economicamente più debole; a seguito del divorzio prende il nome di assegno divorzile. Il suo importo viene stabilito dal giudice in base alle situazioni patrimoniali dell’obbligato e del beneficiario, oppure può essere concordato tra le parti in caso di separazione consensuale.

La revisione dell’assegno di mantenimento diventa possibile quando mutano le condizioni economiche originarie. Se quelle del beneficiario sono migliorate, oppure sono peggiorate quelle dell’ex coniuge tenuto a versarlo, si può chiedere al giudice la riduzione dell’assegno di mantenimento, in modo da stabilire un nuovo importo, congruo e commisurato alle attuali situazioni ed esigenze, oppure la sua completa eliminazione se sono venuti meno i presupposti per la sua erogazione.

Come ridurre o annullare l’assegno di mantenimento

Come hai appena visto, l’importo dell’assegno di mantenimento non è immutabile nel tempo ma può essere revisionato, al rialzo o al ribasso, se nel frattempo sono mutate le condizioni economiche di una o di entrambe le parti. Per arrivare ad ottenere la riduzione, o l’annullamento integrale dell’assegno, è però necessario che sussistano «giustificati motivi», cioè circostanze rilevanti e sopravvenute rispetto a quelle già prese in considerazione al momento di determinazione dell’importo iniziale.

Qui le possibilità sono molteplici: si può far valere il peggioramento della propria situazione reddituale o patrimoniale (è il caso di riduzione assegno mantenimento per difficoltà economiche) oppure anche il miglioramento di quella dell’ex coniuge, in modo da giustificare la richiesta di taglio dell’importo o di eliminazione totale dell’assegno. Per conoscere le modalità di instaurazione del giudizio, da proporre allo stesso tribunale che aveva determinato la cifra iniziale, leggi “assegno di mantenimento: come ottenere la riduzione“.

Taglio assegno di mantenimento: il ruolo dell’investigatore privato

Il benessere economico dell’ex marito o moglie può essere migliorato per l’instaurazione di una nuova convivenza con un altro compagno abbastanza facoltoso per mantenere la coppia così formata, oppure per altri fatti sopravvenuti, come un’eredità consistente, l’apertura di un’attività commerciale redditizia o un lavoro retribuito con compensi elevati, talvolta percepiti in nero. In tutti questi casi, il ruolo degli investigatori privati diventa determinante per scoprire queste circostanze.

Il detective al quale avrai affidato l’incarico potrà ottenere informazioni rilevanti sulla situazione familiare e lavorativa dell’ex coniuge e ciò giocherà a favore della richiesta di riduzione o di annullamento dell’assegno di mantenimento.

Gli elementi acquisiti attraverso l’attività investigativa compiuta dal detective sono utilizzabili nel processo civile di revisione dell’assegno di mantenimento, se le prove non sono state ottenute in violazione di legge, come ad esempio mediante intercettazioni abusive, violazioni di domicilio o introduzione in luoghi di privata dimora per effettuare riprese audio o video: in tali casi, ci sarebbe il reato di interferenze illecite nella vita privata [2].

Tieni presente che il procedimento di riduzione del mantenimento è contenzioso; ciò significa che la controparte potrebbe contestare i fatti asseriti dal detective e documentati nella sua relazione. La contestazione, però, per assumere valore non può essere generica, ma deve essere specifica, cioè indicare precisamente i motivi per i quali si ritengono dubbie, invalide o prive di significato probatorio le risultanze attestate dall’investigatore privato.

Se ciò non avviene, il giudice ne terrà conto, come è accaduto nella sentenza menzionata all’inizio [1], dove si legge che «l’investigatore privato incaricato dal ricorrente ha accertato, senza smentita alcuna di parte appellata», una serie di circostanze che si sono rivelate decisive. La relazione investigativa del detective, infatti, ha dimostrato, mediante indagini svolte anche attraverso i social (come Facebook):

  • l’esistenza di un nuovo legame sentimentale instaurato dall’ex moglie dopo il divorzio;
  • l’effettiva e stabile convivenza “more uxorio” (cioè come marito e moglie) della coppia presso l’abitazione del nuovo partner;
  • l’ammontare dei redditi percepiti dal nuovo compagno dell’ex moglie;
  • l’avvio di un nuovo e fruttuoso esercizio commerciale da parte dell’ex moglie;
  • i versamenti in entrata affluiti sulla carta prepagata riconducibile all’ex moglie, senza transito nel conto corrente.

In particolare, la Corte ha ritenuto validi i movimenti di denaro compiuti con la carta prepagata «stante la ridotta capacità probatoria delle dichiarazioni fiscali dei lavoratori autonomi», consentendo così di ricostruire il maggior reddito conseguito dall’ex moglie con l’attività commerciale in misura superiore a quanto riportato in dichiarazione dei redditi, al punto che il Collegio ha ritenuto «non più dovuto alcun emolumento da parte del coniuge»: l’assegno di mantenimento è stato, così, completamente eliminato, con decorrenza retroattiva dalla data di proposizione del ricorso.


note

[1] Corte Appello Roma, sent. n. 2806 del 19.04.2021.

[2] Art. 615 bis Cod. pen.


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