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Fare un mutuo a un amico è esercizio abusivo del credito?

3 aprile 2014


Fare un mutuo a un amico è esercizio abusivo del credito?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 aprile 2014



Perché ricorra l’esercizio abusivo del credito necessario il numero non determinato di persone destinatarie dell’offerta.

Non commette reato di “esercizio abusivo del credito[1] chi fa un mutuo ad un amico, ossia gli presta del denaro in cambio della restituzione del capitale insieme ai relativi interessi stabiliti secondo gli accordi delle parti.

Infatti, l’attività di prestito abusivo di denaro – ha precisato tempo fa la Corte di cassazione [2] – si sostanzia solo quando è rivolta al “pubblico” e non a una sola persona.

La legge [1] punisce chiunque eserciti, in modo abusivo (ossia senza le prescritte autorizzazioni), un’attività finanziaria ossia, tra l’altro, l’erogazione di prestiti e finanziamenti: attività tipicamente esercitata da banche e da istituti finanziari, sottoposta a controlli anche da parte della Banca d’Italia e dell’Ufficio Italiano Cambi (per via del rilievo che le attività di raccolta del risparmio e di erogazione di finanziamenti assumono nella moderna economia).

Per integrare il delitto, però, è necessario che l’attività sia svolta nei confronti del pubblico indistinto, e non quindi quando il mutuo di denaro venga erogato, in via occasionale, ad un amico o, anche, ad una persona sconosciuta.

Dopo quanti prestiti scatta il reato?

In verità non esiste un numero minimo di prestiti per integrare il reato di esercizio abusivo del credito. Infatti, tale illecito non deve necessariamente essere interpretato in senso “quantitativo”, ma è sufficiente che lo sia in senso “qualitativo”, e cioè quando l’erogazione dei mutui sia rivolta ad un numero non determinato di persone. In altre parole, basterebbe il fatto che il reo si renda disponibile nei confronti di “chiunque” gli chieda un prestito, a prescindere da quante persone poi si rivolgano concretamente a lui.

In ogni caso, anche se il singolo prestito di denaro è consentito dalla legge, questo non significa che gli interessi possano essere determinati in qualsiasi misura; al contrario, essi devono comunque rispettare i limiti stabiliti dalla legge per non poter essere considerati usurari.

note

[1] Art. 132 D. Lgs. 1.9.1993 n. 385.

[2] Cass. sent. n. 2404 del 19.01.2010.

Autore immagine: 123rf.com

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