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Facoltà di non rispondere all’interrogatorio: Cassazione

23 Aprile 2021
Facoltà di non rispondere all’interrogatorio: Cassazione

Diritto dell’indagato di non rispondere in sede di interrogatorio costituisce legittimo esercizio del diritto di difesa.

Riparazione per ingiusta detenzione e reticenza su informazioni utili alle autorità

In tema di riparazione per l’ingiusta detenzione, la condotta dell’indagato che, in sede di interrogatorio, si avvalga della facoltà di non rispondere, pur costituendo esercizio del diritto di difesa, può assumere rilievo ai fini dell’accertamento della sussistenza della condizione ostativa del dolo o della colpa grave solo qualora l’interessato non abbia riferito circostanze, ignote agli inquirenti, utili ad attribuire un diverso significato agli elementi posti a fondamento del provvedimento cautelare.

Corte di cassazione, sezione IV penale, sentenza 12 marzo 2021 n. 9848 

In tema di riparazione per l’ingiusta detenzione, la colpa grave, ostativa al riconoscimento dell’indennità, può ravvisarsi anche in relazione a un atteggiamento di connivenza passiva quando, alternativamente, detto atteggiamento: 1) sia indice del venir meno di elementari doveri di solidarietà sociale per impedire il verificarsi di gravi danni alle persone o alle cose; 2) si concretizzi non già in un mero comportamento passivo dell’agente riguardo alla consumazione del reato, ma nel tollerare che tale reato sia consumato, sempreché l’agente sia in grado di impedire la consumazione o la prosecuzione dell’attività criminosa in ragione della sua posizione di garanzia; 3) risulti aver oggettivamente rafforzato la volontà criminosa dell’agente, sebbene il connivente non intendesse perseguire tale effetto e vi sia la prova che egli fosse a conoscenza dell’attività criminosa dell’agente. Inoltre, la condotta dell’indagato che, in sede di interrogatorio, si avvalga della facoltà di non rispondere, pur costituendo esercizio del diritto di difesa, può assumere rilievo ai fini dell’accertamento della sussistenza della condizione ostativa del dolo o della colpa grave, poiché è onere dell’interessato apportare immediati contributi o riferire circostanze che avrebbero indotto l’Autorità Giudiziaria ad attribuire un diverso significato agli elementi posti a fondamento del provvedimento cautelare.

(La S.C. rigettava il ricorso rilevando che il ricorrente, che nel procedimento in cui era sottoposto a misura custodiale si limitava a negare ogni addebito, era consapevole dei traffici illeciti di droga perpetrati nel bar di proprietà del padre, il quale sapeva di poter contare quantomeno sulla tollerante connivenza dei figlio, in forza di una condotta idonea, per la sua ambiguità, a ingenerare all’esterno il convincimento di un vero e proprio contributo concorsuale).

Cassazione penale sez. III, 10/06/2020, n.19063

Nel procedimento di equa riparazione per l’ingiusta detenzione il giudice deve valutare anche la condotta colposa lieve, rilevante non quale causa ostativa per il riconoscimento dell’indennizzo bensì per l’eventuale riduzione della sua entità.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto corretta la decisione del giudice di merito di decurtare della metà l’importo dell’indennizzo, considerando influente, ai fini del protrarsi del vincolo cautelare, la scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere in sede di interrogatorio di garanzia, così non agevolando l’attività investigativa che avrebbe potuto portare, anche in tempi più rapidi, alla caducazione del titolo cautelare).

Cassazione penale sez. IV, 09/10/2018, n.51343

In tema di riparazione per ingiusta detenzione, ai fini dell’accertamento della sussistenza della condizione ostativa della colpa grave dell’interessato – fermo restando l’insindacabile diritto al silenzio o alla reticenza o alla menzogna da parte della persona sottoposta alle indagini e dell’imputato – nell’ipotesi in cui solo questi ultimi siano in grado di fornire una logica spiegazione, al fine di eliminare il valore indiziante di elementi acquisiti nel corso delle indagini, non il silenzio o la reticenza, in quanto tali, rilevano ma il mancato esercizio di una facoltà difensiva, quanto meno sul piano dell’allegazione di fatti favorevoli, che se non può essere da solo posto a fondamento dell’esistenza della colpa grave, vale però a far ritenere l’esistenza di un comportamento omissivo causalmente efficiente nel permanere della misura cautelare, del quale può tenersi conto nella valutazione globale della condotta, in presenza di altri elementi di colpa.

Corte di cassazione, sezione IV penale, sentenza 23 febbraio 2012 n. 7296 

In materia di riparazione per ingiusta detenzione, il diritto al silenzio da parte della persona sottoposta a indagini è certamente insindacabile; tuttavia, per la verifica dell’esistenza della colpa grave dell’interessato, che rappresenta elemento impeditivo dell’accoglimento dell’istanza, assume rilievo la circostanza che l’indagato sia in grado di indicare specifici fatti, non conosciuti dall’organo inquirente, tali da consentire la prospettazione di una spiegazione logica, al fine di escludere o caducare il valore indiziante degli elementi acquisiti in sede investigativa, che determinarono l’emissione del provvedimento cautelare. 

Corte di cassazione, sezione III penale, sentenza 29 novembre 2011 n. 44090 

In tema di riparazione per l’ingiusta detenzione, il silenzio serbato in sede di interrogatorio dal soggetto sottoposto a custodia cautelare costituisce comportamento non prudente, ed integra gli estremi della colpa ostativa all’equo indennizzo, quando soltanto l’interessato era a conoscenza di dati di fatto che – se conosciuti tempestivamente – non avrebbero consentito il determinarsi od il protrarsi della privazione della libertà.

Corte di cassazione, sezione IV penale, sentenza 31 ottobre 2008 n. 40902

Dichiarazioni mendaci rese in sede di interrogatorio

In tema di riparazione per l’ingiusta detenzione, le dichiarazioni mendaci rese in sede di interrogatorio dal soggetto sottoposto a custodia cautelare possono assumere rilievo ai fini dell’accertamento della sussistenza della condizione ostativa del dolo o della colpa grave solo qualora l’interessato non abbia riferito circostanze, ignote agli inquirenti che, se conosciute tempestivamente, non avrebbero consentito il determinarsi od il protrarsi della privazione della libertà.

Corte di cassazione, sezione IV penale, sentenza 23 novembre 2015 n. 46423 

Non è possibile desumere prognosi sfavorevole sul pericolo di commissione di reati se l’indagato esercita la facoltà di non rispondere

In tema di misure cautelari personali, l’esercizio da parte dell’indagato della facoltà di non rispondere o di non collaborare non consente di desumere alcuna prognosi sfavorevole in ordine al pericolo di commissione di altri reati o altra conseguenza negativa diversa dall’impossibilità di accedere ad eventuali benefici che possono legittimamente derivare dalla collaborazione.

Cassazione penale sez. V, 06/07/2018, n.39523

Il pm può chiedere al Gip l’incidente di esecuzione

In tema di indagini difensive, non viola alcun diritto di difesa il pubblico ministero che, a fronte della richiesta di citazione del soggetto che si è avvalso della facoltà di non rispondere al difensore, avanzi al giudice per le indagini preliminari richiesta di incidente probatorio per esaminare il predetto.

In tema di indagini difensive, la richiesta rivolta al pubblico ministero di disporre l’audizione della persona informata su fatti di interesse per l’investigazione del difensore, che si sia avvalsa della facoltà di non rendere dichiarazioni, deve indicare le circostanze in relazione alle quali si vuole che la persona sia sentita e le ragioni per le quali si ritiene che esse siano utili alle indagini, con la conseguenza che, in difetto di tali indicazioni, il pubblico ministero non ha l’obbligo di provvedere.

Cassazione penale sez. II, 13/12/2017, n.56688

L’imputato in procedimento connesso che è sentito come testimone non può essere responsabile di falsa testimonianza per le dichiarazioni rese

L’imputato in procedimento connesso a norma dell’art. 371, comma 2, lett. b), c.p.p., che non abbia in precedenza reso dichiarazioni, non può essere esaminato, prima che nei suoi confronti sia pronunciata sentenza irrevocabile di proscioglimento, di condanna o di applicazione della pena ai sensi dell’art. 444 c,p.p., come testimone “puro”, bensì va esaminato  ai sensi dell’art. 210 comma 6, e, dunque, con l’assistenza di un difensore e previa formulazione degli avvisi di legge in ordine alla facoltà di non rispondere; ne consegue che, ove ugualmente esaminato come testimone,  lo stesso non può  rispondere di falsa testimonianza per le dichiarazioni rese essendo operante la causa di non punibilità di cui all’art. 384, comma 2, c.p., secondo la quale, nei casi previsti dall’art. 372 c.p., la punibilità è esclusa se il fatto è commesso da chi per legge non avrebbe potuto essere obbligato a deporre.

Cassazione penale sez. VI, 28/03/2017, n.31287



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