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Responsabilità avvocati e violazione dovere di diligenza: Cassazione

23 Aprile 2021
Responsabilità avvocati e violazione dovere di diligenza: Cassazione

Responsabilità del prestatore d’opera intellettuale: necessaria la prova del nesso causale tra la condotta e il pregiudizio del cliente.

Compenso all’avvocato per l’attività svolta e dovere di esecuzione diligente del mandato 

La responsabilità del prestatore di opera intellettuale nei confronti del proprio cliente per svolgimento negligente dell’attività professionale presuppone la prova del danno e del nesso causale tra la condotta del professionista e il pregiudizio del cliente. La perdita di una “chance” favorevole non costituisce un danno di per sé, ma soltanto – al pari del danno da lucro cessante – se la “chance” perduta aveva la certezza o la probabilità elevata di avverarsi, desumibile da elementi certi ed obiettivi.

L’eccezione d’inadempimento, ex art. 1460 c.c., può essere opposta dal cliente all’avvocato che abbia violato l’obbligo di diligenza professionale, purché la negligenza sia idonea a incidere sugli interessi del primo, non potendo il professionista garantire l’esito comunque favorevole del giudizio ed essendo contrario a buona fede l’esercizio del potere di autotutela ove la negligenza nell’attività difensiva, secondo un giudizio probabilistico, non abbia pregiudicato la chance di vittoria.

Corte di cassazione, Civile, Sezione 2, Ordinanza del 12 marzo 2021, n. 7064 

La responsabilità professionale dell’avvocato sussiste solo se l’errore del legale è stato determinante nell’esito negativo del giudizio

Non è sufficiente provare il non corretto adempimento degli oneri professionali del legale per ottenere un risarcimento in quanto è necessario dimostrare che, alla stregua dei criteri probabilistici, se il legale non avesse commesso errori il giudizio avrebbe avuto un esito diverso per la parte.

Cassazione civile sez. III, 11/02/2021, n.3566

Responsabilità professionale dell’avvocato per omesso svolgimento di un’attività  

In tema di responsabilità professionale dell’avvocato per omesso svolgimento di un’attività da cui sarebbe potuto derivare un vantaggio personale o patrimoniale per il cliente, la regola della preponderanza dell’evidenza o del «più probabile che non», si applica non solo all’accertamento del nesso di causalità fra l’omissione e l’evento di danno, ma anche all’accertamento del nesso tra quest’ultimo.

Cassazione civile sez. VI, 13/01/2021, n.410

È negligente l’avvocato che non chiede al cliente le attestazioni di avvenuto pagamento utili alla difesa

Nell’adempimento dell’incarico professionale conferitogli, l’obbligo di diligenza da osservare ai sensi del combinato disposto di cui agli artt. 1176, comma 2, e 2236 c.c., impone all’avvocato di assolvere, sia all’atto del conferimento del mandato che nel corso dello svolgimento del rapporto, (anche) i doveri di sollecitazione, dissuasione ed informazione del cliente, essendo tenuto a rappresentare a quest’ultimo tutte le questioni di fatto e di diritto, comunque insorgenti, ostative al raggiungimento del risultato, o comunque produttive del rischio di effetti dannosi; di richiedergli gli elementi necessari o utili in suo possesso; di sconsigliarlo dall’intraprendere o proseguire un giudizio dall’esito probabilmente sfavorevole.

Cassazione civile sez. VI, 07/01/2021, n.56

Prova negligenza dell’avvocato  

In tema di responsabilità professionale dell’avvocato per omesso svolgimento di una attività da cui sarebbe potuto derivare un vantaggio personale o patrimoniale per il cliente, la regola della preponderanza dell’evidenza o “del più probabile che non”, si applica non solo all’accertamento del nesso di causalità fra l’omissione e l’evento di danno, ma anche all’accertamento del nesso tra quest’ultimo, quale elemento costitutivo della fattispecie, e le conseguenze dannose risarcibili, atteso che, trattandosi di evento non verificatosi proprio a causa dell’omissione, lo stesso può essere indagato solo mediante un giudizio prognostico sull’esito che avrebbe potuto avere l’attività professionale omessa.

Cassazione civile sez. III, 20/11/2020, n.26516

Avvocato viola l’obbligo di diligenza professionale

L’eccezione di inadempimento di cui all’art. 1460 c.c., può essere opposta dal cliente all’avvocato che abbia violato l’obbligo di diligenza professionale, purché la negligenza sia idonea a incidere sugli interessi del primo, non potendo il professionista garantire l’esito comunque favorevole del giudizio ed essendo contrario a buona fede l’esercizio del potere di autotutela ove la negligenza nell’attività difensiva, secondo un giudizio probabilistico, non abbia pregiudicato le possibilità di vittoria.

Cassazione civile sez. VI, 12/11/2020, n.25464

Responsabile l’avvocato se le conseguenze dannose per il cliente potevano essere anche solo mitigate dalla sua attività

In tema di responsabilità professionale dell’avvocato per omesso svolgimento di un’attività da cui sarebbe potuto derivare un vantaggio personale o patrimoniale per il cliente, la regola della preponderanza dell’evidenza o del ‘più probabile che non’, si applica non solo all’accertamento del nesso di causalità tra l’omissione e l’evento del danno, ma anche all’accertamento del nesso tra quest’ultimo, quale elemento costitutivo della fattispecie, e le conseguenze dannose risarcibili, atteso che, trattandosi di evento non verificatosi proprio a causa dell’omissione, lo stesso può essere indagato solo mediante un giudizio prognostico sull’esito che avrebbe potuto avere l’attività professionale omessa.

Cassazione civile sez. III, 06/11/2020, n.24956

Responsabilità professionale dell’avvocato e dies a quo per l’azione risarcitoria

In tema di responsabilità professionale dell’avvocato per inadempimento al mandato difensivo in ambito giudiziario, il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno inizia a decorrere non dal momento in cui la condotta del professionista determina l’evento dannoso, bensì da quello nel quale essa è oggettivamente percepibile e conoscibile dal danneggiato, vale a dire dalla formazione del giudicato; al contrario, tale decorrenza non è prospettabile nel diverso caso di inadempimento del mandato professionale in ambito stragiudiziale.

(Nella specie, la S.C. ha chiarito che il principio massimato riguarda non solo la figura dell’avvocato, ma ogni altro professionista che presti assistenza nel giudizio al proprio mandante, in ragione della peculiarità dell’inserimento dell’esecuzione del rapporto professionale nella struttura del processo).

Cassazione civile sez. III, 03/11/2020, n.24270

Procedimento disciplinare nei confronti dell’avvocato e intervenuta transazione 

Qualora il procedimento disciplinare nei confronti dell’avvocato abbia avuto origine da un esposto del cliente, l’intervenuta transazione, nel corso del procedimento, tra l’incolpato e il suo assistito non può influire sul corso del procedimento stesso (comportandone la possibile interruzione od estinzione), poiché l’esercizio del potere disciplinare è previsto a tutela di un interesse pubblicistico, come tale non rientrante nella disponibilità delle parti, rimanendo perciò intatto, per l’organo disciplinare, il potere di accertamento della responsabilità del professionista per gli illeciti a lui legittimamente contestati.

Cassazione civile sez. un., 27/10/2020, n.23593

Assicurazione per la responsabilità civile dell’avvocato: la strategia processuale è decisiva

In tema di responsabilità civile dell’avvocato, l’adozione di un’efficace strategia processuale (ma anche un cambiamento di indirizzo della giurisprudenza) è condizione necessaria per limitare gli effetti pregiudizievoli da parte del cliente.

Cassazione civile sez. VI, 09/07/2020, n.14481

Non è responsabile l’avvocato che investito del solo mandato a gestire la fase stragiudiziale non si attiva per la causa civile

Non incorre in responsabilità per l’avvocato che ha ricevuto mandato conferito verbalmente riguardante solo il componimento stragiudiziale della controversia e non anche l’incarico di coltivare, in caso di insuccesso della trattativa stragiudiziale, la successiva ed eventuale causa civile (esclusa la responsabilità legale del professionista per il decorso della prescrizione nell’ambito di una controversia sul risarcimento conseguente ad un sinistro, atteso che il mandato riguardava solo il componimento stragiudiziale della controversia).

Cassazione civile sez. III, 06/07/2020, n.13858

L’avvocato risponde anche se per negligenza od imperizia compromette il buon esito del giudizio

In applicazione dei principi dettati dall’art. 2236 c.c. e art. 1176, comma 2, c.c., l’avvocato deve considerarsi responsabile verso il suo cliente in caso di incuria e di ignoranza di disposizioni di legge e in genere nei casi in cui per negligenza od imperizia compromette il buon esito del giudizio, mentre nei casi di interpretazione di leggi o di risoluzione di questioni opinabili, deve ritenersi esclusa la responsabilità dell’avvocato medesimo nei confronti del suo cliente a meno di dolo o colpa grave (ipotesi di responsabilità dell’avvocato per aver fatto maturare la prescrizione dell’azione cambiaria con rifermento a diversi titoli per la quale un suo cliente gli aveva conferito mandato).

Cassazione civile sez. III, 06/07/2020, n.13875

Responsabilità professionale dell’avvocato e violazione del dovere di diligenza 

La responsabilità professionale dell’avvocato presuppone la violazione del dovere di diligenza richiesto dalla natura dell’attività esercitata (art. 1176, comma 2, c.c.), sicché la conoscenza della normativa che impone la rinnovazione dell’ipoteca ai sensi degli artt. 2847 e 2878, n. 2, c.c., trattandosi di questione prettamente giuridica, fa parte dell’obbligo di prestazione professionale e rientra nella diligenza media esigibile dal difensore e non invece dal cliente (nella specie, una società), che non è tenuto a conoscere il periodo di scadenza della garanzia ipotecaria. (In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, pur riconoscendo la responsabilità del professionista per aver lasciato scadere la garanzia ipotecaria, aveva attribuito una parte di responsabilità alla società assistita, sostenendo che questa avrebbe dovuto essere a conoscenza della scadenza della garanzia ipotecaria e che, quindi, con la sua negligente condotta aveva concorso nella causazione degli effetti pregiudizievoli).

Cassazione civile sez. III, 22/06/2020, n.12127

Responsabilità  avvocato per omesso svolgimento di attività 

In tema di responsabilità professionale dell’avvocato per omesso svolgimento di un’attività da cui sarebbe potuto derivare un vantaggio personale o patrimoniale per il cliente, la regola della preponderanza dell’evidenza o del “più probabile che non”, si applica non solo all’accertamento del nesso di causalità fra l’omissione e l’evento di danno, ma anche all’accertamento del nesso tra quest’ultimo, quale elemento costitutivo della fattispecie, e le conseguenze dannose risarcibili, atteso che, trattandosi di evento non verificatosi proprio a causa dell’omissione, lo stesso può essere indagato solo mediante un giudizio prognostico sull’esito che avrebbe potuto avere l’attività professionale omessa.

(Nella specie, in applicazione del principio, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata, che aveva ritenuto la responsabilità di due professionisti, consistita nella mancata riassunzione del giudizio di rinvio a seguito di cassazione, con conseguente prescrizione del diritto vantato dal loro cliente, sulla base di una valutazione prognostica circa il probabile esito favorevole dell’azione non coltivata desunta “dagli stringenti vincoli posti al giudice del rinvio dalla sentenza della Corte di cassazione”).

Corte di Cassazione, Civile, Sezione 3, Sentenza del 24 ottobre 2017, n. 25112 

Avvocati: inadempimento alla propria obbligazione 

Qualora risulti provato l’inadempimento del professionista alla propria obbligazione, per negligente svolgimento della prestazione, il danno derivante da eventuali sue omissioni deve ritenersi sussistente solo qualora, sulla scorta di criteri probabilistici, si accerti che, senza quell’omissione, il risultato sarebbe stato conseguito.

Corte di Cassazione, Civile, Sezione 3, Sentenza del 10 dicembre 2012, n. 22376 

Estinzione del giudizio 

La perdita di una “chance” favorevole non costituisce un danno di per sé, ma soltanto – al pari del danno da lucro cessante – se la “chance” perduta aveva la certezza o l’elevata probabilità di avveramento, da desumersi in base ad elementi certi ed obiettivi (in base a tale principio la S.C. ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva escluso la responsabilità d’un avvocato per aver provocato l’estinzione del giudizio di merito, in base all’assunto che non vi era alcuna certezza del fatto che, se non vi fosse stata l’estinzione, la pretesa del cliente sarebbe stata accolta).

Corte di Cassazione, Civile, Sezione 3, Sentenza del 10 dicembre 2012, n. 22376

 



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