Aumentano i compensi (e i rimborsi) agli avvocati

24 Marzo 2014
Aumentano i compensi (e i rimborsi) agli avvocati

Ad essere più costose saranno soprattutto le cause contro il fisco e i giudizi penali; peserà anche la reintroduzione del rimborso spese forfettario aumentato al 15 per cento.

Aumenta, e non di poco, la parcella che il cliente pagherà all’avvocato: sia al proprio che – in caso di sconfitta nella causa – a quello di controparte.

Infatti, i nuovi compensi legali, appena riscritti dal ministero della Giustizia (leggi l’articolo: “Firmate le nuove parcelle avvocati: Aumenti del 50%”), sono più alti sia rispetto ai “parametri” attualmente in vigore [1], sia rispetto alle tariffe che erano state cancellate due anni orsono. Il guardasigilli ha accolto, in larga misura, le richieste avanzate dalla categoria, immettendole nel regolamento che ora attende solo di essere pubblicato nella Gazzetta ufficiale.

Certo, si tratta di indicazioni che non sono vincolanti. I nuovi parametri, infatti, restano obbligatori solo se cliente e avvocato non hanno concordato in anticipo l’onorario di quest’ultimo; in altre parole, le parti potranno liberamente derogare a tali tariffari. Ma se non lo avranno fatto, tornerà ad applicarsi il decreto ministeriale con i suoi aumenti.

Non solo: i nuovi compensi scatteranno anche in caso di condanna alle spese da parte del giudice, in caso di soccombenza nella causa. Il che vuol dire che, da oggi, perdere una causa potrebbe costare molto di più all’incauto cliente.

L’aumento è evidente nei giudizi contro il Fisco (ossia davanti alle Commissioni Tributarie). Per esempio, in un ricorso in primo grado contro un avviso di accertamento di 50mila euro, i nuovi compensi superano di oltre il 60% quelli minimi e medi e di oltre l’80% quelli massimi calcolati con i vecchi parametri.

Quali sono i motivi degli aumenti? A incidere è, innanzitutto, la reintroduzione della voce “rimborso spese forfettarie” pari al 15% e che si somma alla refusione delle spese documentate ed effettivamente sostenute. Inoltre, poi, il nuovo decreto ministeriale presenta un grosso paradosso per i giudizi tributari: fissa compensi molto elevati per la fase istruttoria e/o di trattazione, che nel rito tributario è pressoché inesistente, dato che non è possibile sentire testimoni o fare l’interrogatorio formale.

A pesare sulla parcella, inoltre, è il compenso appena introdotto per la fase della sospensiva cautelare, che nel tributario assume un ruolo centrale ed è sempre presente, poiché i nuovi accertamenti emessi dall’agenzia delle Entrate sono immediatamente esecutivi. Questa voce di compenso è prevista non solo per i giudizi di primo grado, ma anche per il secondo grado, sebbene le norme attuali prevedono la possibilità di chiedere la sospensiva degli atti impugnati solo in primo grado, mentre per i gradi successivi la tutela cautelare è riconosciuta soltanto dalla giurisprudenza.

L’aumento delle tariffe è, comunque, generalizzato e riguarda anche le cause davanti al giudice di pace (ma solo nel massimo) e le procedure di recupero del credito (decreto ingiuntivo e precetto). Gli aumenti più significativi si raggiungono nel processo penale.


note

[1] Frutto del DM n. 140 del 2012.

Autore immagine: 123rf.com


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