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Danno parentale: come si calcola?

23 Aprile 2021 | Autore:
Danno parentale: come si calcola?

La Cassazione detta i criteri di liquidazione: in attesa dell’adozione del metodo unico nazionale, vanno usate le tabelle a punteggio con dei correttivi.

La perdita di un nonno, di uno zio o di un nipote è un evento molto doloroso, quando tra la vittima ed i superstiti c’era un forte legame affettivo. Se il decesso avviene in conseguenza di un fatto illecito, come un sinistro stradale o una colpa medica, ora anche i parenti meno prossimi possono ottenere il risarcimento dei danni: la giurisprudenza recente tende a riconoscere questa possibilità, che in passato era preclusa.

Ma in concreto bisogna capire come si può quantificare questo prezzo della sofferenza nei vari casi che possono presentarsi. Non è possibile adottare un metodo astratto per quantificare la sofferenza interiore causata dalla perdita di una persona cara. E allora come si calcola il danno parentale? Da anni, si è in attesa di un «metodo unico nazionale» previsto dalla legge [1] per stabilire criteri omogenei, ma occorre un decreto per farlo e non è ancora stato emanato.

Nel frattempo, la Cassazione ha dato una risposta, valida per tutti i casi pendenti ed attuali: la liquidazione deve avvenire mediante una tabella basata su un sistema a punteggi. Nel computo entrano parecchie variabili: contano l’età della vittima e quella dei danneggiati, il grado di parentela, l’eventuale convivenza nella medesima abitazione ed altri fattori rilevanti nel caso concreto da decidere. Già, perché i giudici possono anche discostarsi dalle tabelle a punti, ma solo in casi eccezionali.

Vediamo, dunque, più da vicino come si calcola il danno parentale nei diversi casi di perdita di un congiunto. Ti spiegheremo anche in cosa consiste la prova da fornire per essere ammessi al risarcimento.

Danno parentale: cos’è

Il danno parentale consiste nella sofferenza interiore provocata dal decesso di un familiare. Si tratta di un danno tipicamente non patrimoniale, dove la lesione risarcibile consiste appunto in questa perdita: viene spezzata la relazione affettiva, quel legame interpersonale che sussisteva tra il defunto e i suoi parenti che gli erano affezionati.

Questo legame affettivo, fatto anche di condivisione di momenti di vita insieme, può essere, a seconda dei casi, più o meno intenso. La morte di una nonna che ha cresciuto i suoi nipotini crea loro una sofferenza molto più profonda di quella di un’anziana zia con la quale c’erano rapporti solo occasionali e di circostanza.

Misurare l’entità del vuoto interiore provocato dal decesso inaspettato non è facile; perciò, i giudici si concentrano soprattutto sulla rottura del rapporto affettivo. Si focalizzano sulla dimostrazione dell’esistenza di questo vincolo e sul suo grado di intensità, per arrivare a quantificare l’entità del patema d’animo per i familiari che hanno perso il loro caro.

Danno parentale: chi può essere risarcito

Come abbiamo appena visto, più che la vicinanza del grado di parentela conta l’intensità del legame relazionale, interpersonale ed affettivo che si era instaurato tra la vittima ed i superstiti. I casi in cui la giurisprudenza ammette più frequentemente il risarcimento del danno parentale sono quelli della morte del nonno e della morte dello zio.

È importante notare che queste sentenze non richiedono come elemento necessario la convivenza, ma insistono sulla prova del rapporto affettivo, che deve essere particolarmente intenso, e del conseguente dolore, non transitorio ma duraturo, provocato dal decesso del congiunto.

Danno parentale: come si prova?

La prova del danno parentale è l’elemento cruciale della vicenda risarcitoria: si tratta di misurare una sofferenza interiore e di quantificarla nel suo equivalente monetario risarcibile. Questo passaggio è indispensabile: ogni danno, infatti, va dimostrato nella sua consistenza e gravità.

In alcuni casi, la prova è facilitata dal fatto che il danneggiato riporta, in conseguenza del dolore, anche un danno biologico alla propria salute psico-fisica. Altrimenti, la dimostrazione da fornire dovrà essere indiretta, cioè basata su comportamenti e circostanze percepibili dall’esterno, da cui si potrà ricavare, in via presuntiva ma altrettanto valida, l’esistenza del vincolo affettivo che è stato spezzato.

Così assumono molta rilevanza concreta gli scambi di conversazioni (anche a distanza, come i messaggi su WhatsApp), le foto ed i filmati che documentano i momenti di vita trascorsi insieme, una frequentazione costante nelle rispettive abitazioni, con visite ripetute e costanti e non solo in occasione degli eventi familiari o delle festività. La coabitazione nella stessa casa facilita la prova ma non è un elemento indispensabile. Tutto ciò potrà provare in modo efficace la profondità e l’intensità del rapporto affettivo che c’era. Per maggiori informazioni su questi aspetti leggi l’articolo “Danno parentale: come si dimostra?“.

Danno parentale: i criteri di liquidazione

Una volta accertata la sussistenza del legame instaurato tra la vittima ed i parenti superstiti, il risarcimento sarà calcolato sulla base di una tabella a punti, come ha affermato una recente sentenza della Corte di Cassazione [2]. Per la quantificazione si usano in molti tribunali italiani le cosiddette tabelle milanesi, che offrono un metodo di liquidazione equitativa del danno in base ad alcuni parametri oggettivamente misurabili. La Suprema Corte ha riconosciuto che esse hanno «vocazione nazionale» e possono essere applicate in tutta Italia.

Sono tabelle a punteggio perché si basano sul valore attribuito ai danni con il sistema a punti per quantificare il danno biologico nel suo equivalente monetario, con percentuali in aumento per aggiungere la sofferenza interiore, espressa in termini di danno morale. Ad esempio, la cifra base per la morte del nonno è stabilita in 24.350 euro, ma può arrivare fino a 146.120 euro se occorre «personalizzare» il danno nel caso concreto.

Con questa nuova pronuncia la Cassazione ha fissato i principali parametri per il corretto uso di queste tabelle, al fine di garantire «l’uniformità di giudizio» delle decisioni giudiziarie adottate in casi analoghi. Gli elementi considerati come «indefettibili» dai giudici di piazza Cavour, e che quindi vanno sempre considerati nel calcolo dell’ammontare da liquidare, sono: «l’età della vittima, l’età del superstite, il grado di parentela e la convivenza».

Una volta applicati i relativi punteggi, gli Ermellini riconoscono «la possibilità di applicare sull’importo finale dei correttivi in ragione della particolarità della situazione, salvo che l’eccezionalità del caso non imponga, fornendone adeguata motivazione, una liquidazione del danno senza fare ricorso a tale tabella».

Per approfondire leggi anche i seguenti articoli:


note

[1] Art. 138 D.Lgs. n. 209/2005 (Codice delle assicurazioni private).

[2] Cass. sent. n. 10579 del 21.04.2021.


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