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Mantenimento diretto al figlio maggiorenne

24 Aprile 2021
Mantenimento diretto al figlio maggiorenne

Il genitore separato può corrispondere l’assegno direttamente al figlio solo dopo un provvedimento del giudice.

Ti sei separato dopo 19 anni di matrimonio. Da quel momento, vivi in un altro appartamento ed i rapporti con tua moglie sono notevolmente migliorati. L’unico problema è che secondo lei l’assegno che corrispondi per i ragazzi non è sufficiente a coprire tutte le spese. Pertanto, hai deciso di recarti dal tuo avvocato di fiducia per sapere se la legge contempla la possibilità di corrispondere il mantenimento direttamente al figlio maggiorenne. Sospetti che tua moglie stia spendendo i soldi per le sue necessità personali. Secondo la Corte di Cassazione, tale eventualità è subordinata ad un provvedimento del giudice e non può costituire una decisione autonoma del genitore obbligato. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di chiarire la questione in questo articolo.

Quando spetta il mantenimento al figlio?

Quando due genitori si separano, il giudice stabilisce un contributo economico da corrispondere nell’interesse dei figli, indipendentemente dal fatto che siano nati o meno in costanza del matrimonio. Si tratta si un assegno periodico, solitamente mensile, che deve essere versato dal genitore non convivente tenendo conto dei seguenti elementi:

  • esigenze e tenore di vita goduto dal minore prima della separazione. Ad esempio, se il bambino frequentava il conservatorio è necessario continuare ad assicurare l’insegnamento di musica;
  • i redditi del padre e della madre e il tempo che il figlio trascorre con entrambi.

Il mantenimento trova giustificazione nel fatto che i genitori, anche se non più sposati, sono comunque tenuti a prendersi cura dei propri figli e sostenere tutte le spese relative alla loro educazione, istruzione, salute, ecc.

Ovviamente, il giudice valuterà l’entità dell’assegno in base alle sostanze economiche del coniuge obbligato. È chiaro che se il padre, dopo la separazione, perde il lavoro non gli verrà chiesto di certo di indebitarsi pur di mantenere il figlio, ma sarà comunque tenuto a corrispondere una somma proporzionata alle proprie capacità.

Mantenimento diretto al figlio maggiorenne

Partiamo da un esempio.

All’udienza di separazione, il giudice pone a carico di Tizio l’obbligo di versare un mantenimento pari a 350 euro in favore del figlio di 17 anni. Dopo qualche mese, però, Tizio inizia a corrispondere l’assegno direttamente al ragazzo che nel frattempo è divenuto maggiorenne. La moglie Caia, indispettita, notifica al marito un precetto per chiedere la restituzione di tutti gli arretrati.

Ebbene, in termini generali, una volta stabilite le condizioni della separazione (affidamento dei figli, assegnazione della casa coniugale, mantenimento, ecc.) è possibile rivolgersi al giudice per ottenere un provvedimento di modifica solo se sopraggiungono dei fatti che giustificano una variazione.

Secondo la Cassazione [1], il mantenimento risponde ad un superiore interesse dei figli e per tale motivo non è assolutamente disponibile dalle parti. In altre parole, i genitori non possono cambiare autonomamente quanto statuito nel provvedimento di separazione, neppure in virtù di un accordo.

Quindi, per tornare all’esempio di prima, Caia è l’unica beneficiaria dell’assegno, cioè la sola creditrice della somma indicata nella sentenza. Pertanto, se il papà Tizio vuole versare il mantenimento direttamente al figlio, deve rivolgersi al tribunale e depositare una specifica richiesta in tal senso.

Sempre secondo i giudici, una possibile soluzione è quella di nominare un adiectus solutionis causa, cioè delegare il ragazzo quale persona legittimata a ricevere il pagamento da parte del genitore obbligato.

Al di là di tutto, è necessario che il figlio sia comunque responsabile e attento alla gestione del denaro, altrimenti si corre il rischio che l’assegno venga utilizzato per cose frivole.

Mantenimento figlio maggiorenne: fino a quando spetta?

Il genitore separato è tenuto a versare il mantenimento ai figli fino al raggiungimento della loro indipendenza economica. Questo vale anche nel caso in cui un ragazzo, benché maggiorenne, non abbia ancora trovato un impiego lavorativo che gli consenta di mantenersi da solo. Pensa, ad esempio, allo studente fuori sede che studia all’università oppure a coloro con un contratto di apprendistato che godono di uno stipendio molto basso.

È chiaro che l’obbligo del mantenimento ha una durata limitata, altrimenti si potrebbe vivere sulle spalle dei genitori per l’eternità. Se poi il ragazzo è svogliato e non ha alcuna intenzione di lavorare oppure rifiuta qualsiasi impiego, allora è chiaro che il mancato raggiungimento dellautosufficienza economica dipende solamente dalla scarsa volontà. Che fare? È possibile rivolgersi al giudice e chiedere la revoca dell’assegno di mantenimento dimostrando che il figlio ha ormai raggiunto l’indipendenza oppure che non riesce a trovare un’occupazione stabile per sua libera scelta.

Infine, se il figlio decide di abbandonare il lavoro senza una ragione valida, non gli spetterà alcun mantenimento da parte del genitore. Tuttavia, potrà richiedere gli alimenti, ossia una somma di denaro per la sua sopravvivenza, a condizione che versi in stato di bisogno.

In ogni caso, va precisato che la giurisprudenza ha individuato nei 35 anni il limite massimo di età oltre il quale lo stato di disoccupazione di un figlio non è più giustificato.


note

[1] Cass. civ. ord. n. 9700/2021 del 13.04.2021.

Autore immagine: pixabay.com


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