La laurea varrà come esame di Stato

23 Aprile 2021 | Autore:
La laurea varrà come esame di Stato

Il Recovery Plan varato dal Governo prevede l’abilitazione all’esercizio della professione con una procedura semplificata per favorire i giovani neolaureati.

Addio all’esame di Stato per l’esercizio delle professioni: nel Recovery Plan che il Governo si accinge a varare c’è la «riforma delle lauree abilitanti». Nel testo della bozza in discussione nel Consiglio dei ministri e diffusa oggi c’è un capitolo dedicato alla «semplificazione delle procedure per l’abilitazione all’esercizio delle professioni».

L’obiettivo è quello di rendere «l’esame di laurea coincidente con l’esame di Stato», in modo da velocizzare notevolmente l’accesso al mondo del lavoro da parte dei neo-laureati. Così verrà presto eliminato l’attuale grosso ostacolo al concreto svolgimento delle professioni, che fino ad oggi non può avvenire senza aver sostenuto e superato l’apposito esame abilitante.

Si potrà quindi diventare avvocati, commercialisti, ingegneri, architetti, psicologi non appena svolta la seduta di laurea con esito positivo: il giovane dottore potrà subito esercitare la professione, senza dover attendere almeno un anno – spesso molto di più – per svolgere l’esame di Stato, che per la maggior parte delle categorie viene indetto con cadenza annuale. L’inserimento dei giovani nel mondo delle professioni avverrà con molto anticipo rispetto ad oggi.

D’altronde uno degli obiettivi principali dell’Esecutivo guidato da Mario Draghi è quello di uscire in fretta dalla crisi economica provocata dalla pandemia di Covid-19. Per questo l’Unione Europea ha stanziato in favore dell’Italia oltre 220 miliardi di euro, tra prestiti e finanziamenti a fondo perduto. Così il Governo sta varando in questi giorni il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) che contiene le misure economiche ed organizzative in tutti i settori. Non appena approvato dal Consiglio dei ministri, il documento sarà portato in Parlamento per la discussione e l’approvazione definitiva.

Uno degli «obiettivi strategici» è quello di aumentare il numero dei laureati, anche riformulando i corsi didattici in modo da «ampliare le classi di lauree professionalizzanti, facilitando l’accesso all’istruzione universitaria per gli studenti provenienti dai percorsi degli ITS», gli Istituti Tecnici Superiori.

Nel settore giustizia, il Pnrr prevede di assumere con contratto triennale circa 1.600 giovani laureati, 750 diplomati specializzati e 3.000 diplomati che andranno a costituire lo staff amministrativo e tecnico a supporto degli uffici giudiziari. Tra loro ci saranno «risorse specialistiche» (ingegneri, tecnici IT, addetti all’inserimento dati) da suddividere in task force multifunzionali, dedicate all’attuazione di tutti i progetti afferenti al Ministero della Giustizia, dalla digitalizzazione alle riforme procedurali e legali.



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1 Commento

  1. finalmente si sono decisi a considerare veramente abilitante alla libera professione tutti percorsi di laurea senza dover piu sostenere esami supplementari con spese e altri titoli di studio con conseguente spreco di energie e studi e spero cosi’ sia anche oer le lauree in lettere, lingue e letterature straniere senza dovere sostenere questi 24 crediti formativi sostanzialmente inutili: anche per l’insegnamento e’ sufficiente per me avere sostenuto un regolare concorso a cattedre come si faceva una volta.

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