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Bambini rumorosi: cosa si può fare?

18 Agosto 2021 | Autore:
Bambini rumorosi: cosa si può fare?

Liti, giochi e pianti dei bambini: in un condominio, bisogna rispettare specifiche regole.

Quando si abita in un condominio capita spesso di avere a che fare con vicini particolarmente rumorosi che, seppur entro certi limiti, si è costretti a sopportare. La problematica può assumere aspetti diversi in presenza di bambini assai vivaci o estremamente piccoli, il cui pianto può recare disturbo ai condòmini soprattutto durante le ore notturne. Nel caso di bambini rumorosi, cosa si può fare?

Dal punto di vista del diritto civile, affinché il rumore provocato dai bambini possa essere considerato molesto, deve superare la soglia della normale tollerabilità, mentre sotto il profilo penale, il reato di disturbo della quiete pubblica si configura nei confronti dell’autore della condotta solo se ha compiuto i 14 anni di età.

Le regole condominiali sul rumore dei bambini, quindi, seguono quanto prescritto dal Codice civile e dal Codice penale. Altresì, ogni stabile può prevedere nel proprio regolamento degli specifici orari in cui va osservato il silenzio (generalmente, la sera e il primo pomeriggio) ovvero in cui è vietato lo svolgimento di attività che possono provocare rumori.

Bambini rumorosi: cosa si può fare?

Se in un condominio i rumori molesti e fastidiosi sono causati dai bambini, la prima cosa da fare è quella di chiedere ai genitori di adoperarsi affinché i figli non pongano in essere comportamenti che recano disturbo. Spetta, infatti, ai genitori controllare sulla loro condotta. Se le urla, gli schiamazzi, le risate, ecc. dovessero continuare nonostante le lamentele dei vicini, allora è possibile intraprendere le vie legali. In questa ipotesi, la norma alla quale fare riferimento è rappresentata dall’articolo 844 del Codice civile, che disciplina l’inquinamento acustico, fissando il limite della normale tollerabilità.

La Corte di Cassazione ha spiegato che per dimostrare che i rumori dei vicini sono particolarmente fastidiosi e superano il limite della normale tollerabilità, devono essere rilevati con apposite apparecchiature oppure devono essere confermati da testimoni, solitamente altri condòmini che abitano vicino a quelli dai cui appartamenti provengono i rumori.

Il superamento del limite della normale tollerabilità può essere provato tramite una perizia effettuata, a spese degli interessati, dai tecnici dell’Arpa (Azienda regionale per la protezione dell’ambiente) o dell’Asl, che misurano con strumenti specifici i livelli di rumorosità e rilasciano una certificazione che ha valore di atto pubblico. In alternativa, si può utilizzare lo strumento dell’accertamento tecnico preventivo, chiedendo al giudice di nominare un esperto specializzato che determini il livello dei rumori.

I limiti da rispettare e quelli eccessivi vengono definiti con il cosiddetto metodo comparativo in base alla zona in cui si trova il condominio, al numero degli abitanti dello stabile, all’ubicazione dell’appartamento e alla continuità del rumore. Questi sono gli elementi essenziali per valutare la tollerabilità o meno del rumore perché ad esempio gli schiamazzi di un bambino provenienti da un appartamento posto in pieno centro, a mezzogiorno, quando fuori c’è un traffico intenso, difficilmente superano il limite della normale tollerabilità rispetto alle ore notturne quando c’è più silenzio per strada.

Per i limiti di rumorosità entro cui rimanere, di solito, si prende come riferimento il rumore di fondo della zona e si confronta il suo livello medio con quello del rumore rilevato nel luogo soggetto alle immissioni, verificando così se è tollerabile o meno.

A tal proposito, la Cassazione ha stabilito che il rumore deve essere considerato intollerabile se supera di oltre 3 decibel il rumore di fondo proveniente dall’esterno dell’edificio.

Pianto di un neonato: cosa fare?

La legge non prevede nulla con particolare riguardo al pianto di un neonato che, contrariamente ai rumori provocati dai bambini volutamente, rappresenta una situazione diversa. Anche in questo caso, la regola generale a cui fare riferimento è quella della normale tollerabilità; tuttavia, difficilmente, si troverà un giudice disposto ad accogliere la domanda di un vicino, che lamenti di essere disturbato dal pianto di un neonato. Infatti, non esistono soluzioni per evitare il verificarsi di tale situazione. Peraltro, si tratta di un “fastidio” destinato a scomparire man mano che il bambino cresce.

In cosa consiste la responsabilità del proprietario dell’appartamento?

In generale, sotto il profilo del diritto civile, il proprietario dell’appartamento è sempre responsabile dei danni arrecati agli altri condòmini dai propri figli fino a quando non diventano maggiorenni. Allo stesso spetta anche assicurarsi che vengano rispettate le regole condominiali da parte dei propri conviventi.

La responsabilità del proprietario dell’appartamento è connessa ad un risarcimento economico che, in ogni caso, non è automatico tutte le volte in cui in un condominio vi è un bambino particolarmente rumoroso. Infatti, è necessario che il vicino che si lamenta del suo comportamento, abbia ricevuto un effettivo danno alla salute o al riposo.

La richiesta di risarcimento può essere avanzata se il rumore proviene dall’appartamento ovvero se è prodotto all’esterno, ad esempio in giardino o nel cortile, indipendentemente dall’età del figlio, che sia minorenne o maggiorenne.

Quando si configura il reato di disturbo alla quiete pubblica?

Dal punto di vista del diritto penale, per i bambini rumorosi in condominio può scattare l’articolo 659 del Codice penale, che prevede il reato di disturbo della quiete pubblica, ma solo se il rumore provoca fastidio a un gran numero di persone e non è limitato a pochi condòmini. Pertanto, tale reato non si configura ad esempio nell’ipotesi in cui viene recato disturbo solo a coloro che abitano al piano sottostante.

All’esterno, invece, è più semplice incorrere in questo tipo di reato perché i rumori si possono facilmente propagare e possono essere sentiti da tutti. In tali ipotesi, però, i genitori non possono essere ritenuti responsabili penalmente per le condotte dei propri figli e questi ultimi, dal canto loro, ne rispondono solo se hanno già compiuto i 14 anni.



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