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Maltrattamenti in famiglia anche le minacce e le umiliazioni

24 marzo 2014


Maltrattamenti in famiglia anche le minacce e le umiliazioni

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 marzo 2014



Reati contro la famiglia e maltrattamenti in famiglia: vi rientrano anche gli atti di disprezzo e le umiliazioni.

La Cassazione, con una sentenza di qualche mese fa [1], ha avuto modo di chiarire che il reato di maltrattamenti in famiglia non scatta solo in caso di percosse e lesioni, insomma di violenze corporali. Ma – consapevoli i giudici di quanto la sofferenza morale possa essere dolorosa quanto quella fisica – hanno precisato che il suddetto crimine ricorre anche se la vittima subisce ingiurie, minacce, privazioni o umiliazioni. Non solo: vi rientrano infine tutti gli atti di disprezzo e di offesa alla dignità della persona che diventino vere e proprie sofferenze morali, quando animate da una volontà di vessare il soggetto passivo.

Il reato si considera consumato e perfezionato con l’ultima di tale serie di atti, pur se protrattisi successivamente alla separazione dei coniugi.

Il reato richiede, per la sua configurazione, una serie abituale di condotte che possono estrinsecarsi in atti lesivi dell’integrità psicofisica, dell’onore, del decoro o di mero disprezzo e prevaricazione del soggetto passivo, attuati anche in un arco temporale ampio, ma entro il quale possono essere individuati come espressione di un costante atteggiamento del reo di maltrattare o denigrare il soggetto passivo.

Invece, fatti occasionali ed episodici, pur penalmente rilevanti in relazione ad altre figure di reato (ingiurie, minacce, lesioni), determinati da situazioni contingenti (ad esempio, rapporti interpersonali connotati da permanente conflittualità) e come tali non suscettibili di essere inquadrati in un una cornice unitaria, non rientrano nel reato di maltrattamenti in famiglia [2].

note

[1] Cass. sent. n. 44700 del 6.11.2013.

[2] Cass. sent. n. 2326 del 20.01.2014.

Autore immagine: 123rf.com

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