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Danno estetico: Cassazione

25 Aprile 2021
Danno estetico: Cassazione

Danno estetico, componente unitaria del danno non patrimoniale, rientrante nel danno biologico e nel danno alla salute. 

Danno estetico: danno autonomo o dipendente dal danno biologico?

Il danno biologico deve tener conto della lesione dell’integrità psicofisica del soggetto sotto il duplice aspetto dell’invalidità temporanea e di quella permanente. Il danno estetico non può essere considerato una voce di danno a sé, aggiuntiva ed ulteriore rispetto al danno biologico, salve circostanze specifiche ed eccezionali, tempestivamente allegate dal danneggiato.

Il danno estetico non può essere considerato una voce di danno a sé, aggiuntiva e ulteriore rispetto al danno biologico, salve circostanze specifiche ed eccezionali, tempestivamente allegate dal danneggiato, le quali rendano il danno concreto più grave rispetto alle conseguenze ordinariamente derivanti dai pregiudizi dello stesso grado sofferti da persone della stessa età, circostanze nella specie non ricorrenti e comunque non adeguatamente e specificatamente allegate. 

Corte di cassazione, sezione III civile, ordinanza 12 marzo 2021 n. 7126 

Il c.d. danno estetico non è che una forma di invalidità permanente (e quindi un danno biologico), sicché il pregiudizio di tipo estetico viene abitualmente risarcito all’interno del danno biologico, inclusivo di ogni pregiudizio diverso da quello consistente nella diminuzione o nella perdita della capacità di produrre reddito, ivi compresi il danno estetico e alla vita di relazione, a meno che esso abbia provocato ripercussioni negative non soltanto su un’attività lavorativa già svolta ma anche su un’attività futura, precludendola o rendendola di più difficile conseguimento, in relazione all’età, al sesso del danneggiato e ad ogni altra utile circostanza particolare, nel quale caso può essere riconosciuto per esso un danno patrimoniale purché venga fornita una prova rigorosa di una concreta riduzione del reddito conseguente alle menomazioni subite.

Tribunale Vicenza sez. II, 20/02/2018, n.481

Postumi di carattere estetico e risarcimento 

I postumi di carattere estetico conseguenti a un fatto lesivo della persona possono ricevere un autonomo trattamento risarcitorio, sotto l’aspetto strettamente patrimoniale, quando provochino ripercussioni negative su un’attività lavorativa già svolta o su un’attività futura, precludendola o rendendola di più difficile conseguimento, in relazione all’età, al sesso del danneggiato e a ogni altra utile circostanza particolare; in tutti gli altri casi, il danno estetico non potrà mai essere considerato una voce di danno a sé, aggiuntiva e ulteriore rispetto al danno biologico.

Corte di cassazione, sezione III civile, ordinanza 8 luglio 2020 n. 14246 

Lesione alla integrità psicofisica e personalizzazione del risarcimento

Il grado di invalidità permanente espresso da un baréme medico legale esprime la misura in cui il pregiudizio alla salute incide su tutti gli aspetti della vita quotidiana della vittima. Pertanto, una volta liquidato il danno biologico convertendo in denaro il grado di invalidità permanente, una liquidazione separata del danno estetico, alla vita di relazione, alla vita sessuale, è possibile soltanto in presenza di specifiche circostanze fattuali che ne giustificano la personalizzazione, le quali integrando un “fatto costitutivo” della pretesa devono essere allegate in modo circostanziato già nell’atto introduttivo del giudizio e non possono risolversi in mere enunciazioni generiche, astratte od ipotetiche.

Cassazione civile sez. III, 08/02/2018, n.3035

Valutazione del danno non patrimoniale in caso di erronea esecuzione di intervento estetico

Nel caso di erronea esecuzione di intervento estetico, deve ritenersi corretta la valutazione del danno non patrimoniale complessivamente risarcibile che tenga adeguato conto anche dell’evoluzione del profilo psichico e relazionale della patologia riscontrata, laddove il Giudice, muovendo da una consulenza di ufficio che conclude ritenendo che il danno biologico complessivo è quantificabile con difficoltà e va stabilito in via equitativa (quale risultante di una pluralità di condizioni, come lo stato d’ansia, di insicurezza, la compromissione della sfera affettiva in generale ed il rapporto con l’altro sesso) abbia valutato tutti i profili: i) considerando che le traversie sopportate per effetto degli interventi chirurgici, oltre che provocare tracce somatiche antiestetiche, hanno determinato una sofferenza psicosomatica; ii) valutando i vari effetti e operandone una gradazione nel tempo; iii) considerando che la depressione è andata diminuendo fino a stabilizzarsi in un equilibrio, comunque, di sofferenza permanente; iv) determinando tale danno biologico complessivo nella misura del 15%, in considerazione delle ripercussioni sul piano estetico e psichico che riguardano i profili fisici, psichici e relazionali.

Cassazione civile sez. III, 24/10/2017, n.25109

Ferita per incidente stradale e pregiudizio estetico

Va confermata la pronuncia di merito che, nel liquidare il danno non patrimoniale patito da una persona ferita in occasione di un incidente stradale, si sia discostata dai parametri indicati nelle tabelle milanesi, evidenziando come la peculiarità e l’eccezionalità del caso concreto imponessero un’adeguata personalizzazione del risarcimento (nella specie, era particolarmente significativo il pregiudizio estetico, anche in ragione dell’età del danneggiato) e dando rilievo alle due voci del danno dinamico/redazionale e della sofferenza morale.

Cassazione civile sez. III, 20/04/2016, n.7766

Danno estetico e danno alla salute

Il grado di invalidità permanente espresso da un “baréme” medico legale esprime la misura in cui il pregiudizio alla salute incide su tutti gli aspetti della vita quotidiana della vittima, restando preclusa la possibilità di un separato e autonomo risarcimento di specifiche fattispecie di sofferenza patite dalla persona, quali il danno alla vita di relazione e alla vita sessuale, il danno estetico e il danno esistenziale. Soltanto in presenza di circostanze specifiche ed eccezionali, tempestivamente allegate dal danneggiato, le quali rendano il danno concreto più grave, sotto gli aspetti indicati, rispetto alle conseguenze ordinariamente derivanti dai pregiudizi dello stesso grado sofferti da persone della stessa età, è consentito al giudice, con motivazione analitica e non stereotipata, incrementare le somme dovute a titolo risarcitorio in sede di personalizzazione della liquidazione. 

Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 7 novembre 2014 n. 23778 

Il carattere unitario della liquidazione del danno non patrimoniale ex art. 2059 cod. civ. preclude la possibilità di un separato ed autonomo risarcimento di specifiche fattispecie di sofferenza patite dalla persona (danno alla vita di relazione, danno estetico, danno esistenziale, ecc.), che costituirebbero vere e proprie duplicazioni risarcitorie, fermo restando, però, l’obbligo del giudice di tenere conto di tutte le peculiari modalità di atteggiarsi del danno non patrimoniale nel singolo caso, tramite l’incremento della somma dovuta a titolo risarcitorio in sede di personalizzazione della liquidazione. 

Corte di cassazione, sezione III civile, sentenza 23 settembre 2013 n. 21716



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