L’esperto | Articoli

Trasferimento ramo d’azienda e licenziamento: Cassazione

25 Aprile 2021
Trasferimento ramo d’azienda e licenziamento: Cassazione

Illegittimità della risoluzione del rapporto di lavoro e tutele dei lavoratori nel caso di trasferimento d’azienda o di un suo ramo.

Nullità della cessione del ramo di azienda

In caso di accertata nullità della cessione del ramo di azienda, le vicende risolutive del rapporto di lavoro con il cessionario (nella specie, licenziamento dichiarato illegittimo ed esercizio del diritto di opzione per l’indennità sostitutiva della reintegra ex art. 18 della l. n. 300 del 1970), in quanto instaurato in via di mero fatto, non sono idonee ad incidere sul rapporto con il cedente ancora in essere, sebbene quiescente fino alla declaratoria di nullità della cessione.

Cassazione civile sez. lav., 28/02/2019, n.5998

Decurtazione dell’indennità di mobilità dalla retribuzione del lavoratore licenziato a seguito di cessione di ramo d’azienda

In tema di indennità di mobilità si riconosce la non decurtabilità dell’istituto previdenziale stesso dai compensi percepiti dal lavoratore che cessa l’attività lavorativa, sia a titolo di retribuzione cd. Finale sia a titolo di risarcimento.

Cassazione civile sez. lav., 18/09/2019, n.23306

Non è possibile licenziare la lavoratrice madre nel periodo previsto dalla legge in caso di cessazione di ramo d’azienda

La deroga al divieto di licenziamento di cui all’art. 54, comma 3, lett. b), del d.lgs. n. 151/2001, dall’inizio della gestazione fino al compimento dell’età di un anno del bambino, opera solo in caso di cessazione dell’intera attività aziendale, per cui, trattandosi di fattispecie normativa di stretta interpretazione, essa non può essere applicata in via estensiva o analogica alle ipotesi di cessazione di ramo d’azienda.

Cassazione civile sez. lav., 06/06/2018, n.14515

Successione tra cessionaria e cedente nei rapporti lavorativi e effetti sul processo

Integra violazione dell’art. 111 c.p.c. l’esclusione della chiamata in causa, ancorché per la prima volta in grado di appello, da parte della lavoratrice illegittimamente licenziata e reintegrata nel posto di lavoro dopo il trasferimento del ramo d’azienda cui già era stata addetta, della società cessionaria in considerazione della qualità di questa di successore a titolo particolare della cedente nella generalità dei rapporti preesistenti e, dunque, di parte del processo, in una posizione processuale e sostanziale non distinta da quella del suo dante causa; ne consegue la legittimazione della cessionaria ad intervenire o ad essere chiamata in causa, senza i limiti di cui all’art. 344 c.p.c. né il rispetto delle condizioni prescritte dall’art. 269 c.p.c.

Cassazione civile sez. lav., 21/05/2018, n.12436

Illegittimo licenziamento e trasferimento di azienda: effetti sulla legittimazione processuale

In caso di trasferimento di azienda o di un suo ramo, nel giudizio promosso dal lavoratore illegittimamente licenziato prima della vicenda traslativa sussiste la legittimazione passiva del cedente che ha intimato il recesso, la cui posizione, in tema di responsabilità, non è inscindibile da quella del cessionario, che, tuttavia, può essere chiamato in causa dal cedente, in quanto soggetto effettivamente e direttamente obbligato alla prestazione pretesa dal lavoratore, con effetto di estensione automatica della domanda nei suoi confronti.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di appello che, ricorrendo i presupposti della tutela obbligatoria, aveva ritenuto la legittimazione passiva della società cedente, con riferimento ai crediti riconosciuti di spettanza della lavoratrice).

Cassazione civile sez. lav., 11/05/2018, n.11420

Trasferimento ramo azienda e licenziamento

In caso di trasferimento di ramo d’azienda, affinché l’affidamento riposto dal datore di lavoro nelle qualità morali e nelle capacità professionali del lavoratore possa venire meno e possa così giustificare il licenziamento, non è necessario che il comportamento lesivo sia stato tenuto durante lo svolgimento del rapporto ma può essere sufficiente un fatto che, non ancora conosciuto o non sufficientemente accertato quando il rapporto iniziò, sia divenuto palese successivamente, durante lo svolgimento del rapporto; pertanto, il fatto che il comportamento illecito sia avvenuto prima del trasferimento non esclude la legittimità del licenziamento operato dal cessionario, vieppiù laddove, come nella specie, l’illecito abbia natura penale (nel caso, condanna per il reato di concussione).

Cassazione civile sez. lav., 09/10/2015, n.20319

Qualora il recesso datoriale derivi esclusivamente dalla scelta dei lavoratori di non accettare l’assunzione che sia stata proposta non per esigenze dell’impresa, ma in esecuzione (spontanea) di una sentenza dichiarativa dell’illegittimità della cessione di un ramo di azienda non è configurabile un licenziamento collettivo, poiché, in tale evenienza, il licenziamento ha origine, a prescindere dai motivi degli interessati (privi di rilievo giuridico), esclusivamente da un atto di volontà dei lavoratori e non del datore.

Cassazione civile sez. lav., 28/10/2014, n.22826

In tema di trasferimento d’azienda, il lavoratore ha interesse ad accertare in giudizio la non ravvisabilità di un ramo d’azienda in un complesso di beni oggetto del trasferimento, e, quindi, in difetto del suo consenso, l’inefficacia nei suoi confronti del trasferimento stesso, non essendo per lui indifferente, quale creditore della prestazione retributiva, il mutamento della persona del debitore-datore di lavoro, che può offrire garanzie più o meno ampie di tutela dei suoi diritti. Tale interesse non viene meno né per lo svolgimento, in via di mero fatto, di prestazioni lavorative per il cessionario, che non integra accettazione della cessione del contratto di lavoro, né per effetto dell’eventuale conciliazione intercorsa tra lavoratore e cessionario all’esito del licenziamento del primo, né, in genere, in conseguenza delle vicende risolutive del rapporto con il cessionario.

Cassazione civile sez. lav., 16/06/2014, n.13617

In tema di licenziamento collettivo, poiché il contenuto delle comunicazioni previste dai commi secondo e nono dell’art. 4 della legge 30 luglio 1991, n. 223, non può che avere ad oggetto le condizioni in cui si trova l’impresa al momento in cui avvia la procedura – non potendosi, invece, riferirsi ad assetti o a processi di riorganizzazione produttiva ancora futuri ed eventuali – legittimato ad avviare una procedura di riduzione del personale ai sensi della legge n. 223 del 1991 è il solo titolare, nel lato datoriale, del rapporto di lavoro, non anche un futuro ed eventuale suo cessionario ex art. 2112 cod. civ., in quanto, non solo non è possibile configurare una successione in una procedura anziché in posizioni giuridiche attive o passive, ma il trasferimento di un ramo d’azienda presso il cessionario muta i parametri fattuali di riferimento per verificare l’attualità e la consistenza numerica dell’eccedenza di personale, anche in vista dell’esame congiunto, in sede sindacale, previsto dal comma quinto del citato art. 4.

Cassazione civile sez. lav., 20/08/2013, n.19271

Qualora l’atto di cessione di ramo d’azienda preveda la clausola di salvaguardia del livello occupazionale da parte dell’acquirente, con impegno al passaggio diretto di tutti i lavoratori in forza nel ramo ceduto, in tale novero deve ricomprendersi anche un lavoratore reintegrato a seguito di sentenza passata in giudicato, con cui era stato dichiarato illegittimo il licenziamento; e saranno dovute le retribuzioni da ciò derivanti.

Cassazione civile sez. lav., 05/02/2013, n.2603

In tema di trasferimento d’azienda, l’art. 2112 c.c., nel testo (applicabile ratione temporis) modificato dall’art. 47 della legge n. 428 del 1990 e antecedente alla novella introdotta con il d.lg. n. 18 del 2001, comprendeva espressamente — in linea con la direttiva 77/187/Cee del 14 febbraio 1977, come ripetutamente interpretata dalla Corte di giustizia Ce e poi trasfusa nella direttiva 99/50/Ce e, infine, razionalizzata, senza innovazioni sostanziali, nella direttiva 2001/23/Ce — la possibilità che il trasferimento riguardasse unità produttive.

Ne consegue che, in caso di licenziamento disposto dalla società cedente, i successivi atti (nella specie, l’atto di precetto e il pignoramento) sono legittimamente notificati alla società cessionaria del ramo d’azienda, al quale era addetto il lavoratore al momento, anteriore alla cessione, della risoluzione del rapporto.

Cassazione civile sez. lav., 13/04/2011, n.8465

Il trasferimento d’azienda (o di un suo ramo) non costituisce giustificato motivo di licenziamento e qualora il cedente adotti siffatta misura risolutiva e convenga con le organizzazioni sindacali le modalità di assunzione da parte dell’acquirente dei lavoratori licenziati, ricorrendo i presupposti di cui all’art. 24 l. n. 223/91, deve essere comunque seguita la procedura prevista dall’art. 4 della stessa legge (nella specie, la Corte ha respinto il ricorso di una casa di cura privata che, nel cedere il ramo della ristorazione, aveva effettuato dei licenziamenti con l’impegno della riassunzione da parte del cessionario ma non aveva rispettato la procedura di riduzione del personale ex art. n. 4 legge 223/91).

Cassazione civile sez. lav., 29/04/2009, n.10005

Rientra nell’ipotesi del contratto in frode alla legge, e dunque deve essere dichiarato nullo, l’affitto del ramo d’azienda che è diretto soltanto a privare i lavoratori delle garanzie anti-licenziamento previste dall’art. 18 l. 300/70.

Cassazione civile sez. lav., 07/02/2008, n.2874

Dal sistema di garanzie apprestate dalla l. n. 223 del 1991 non è possibile enucleare un precetto che vieti, ove siano in atto situazioni che possano condurre agli esiti regolati dalla legge, di cedere l’azienda, ovvero di cederla solo a condizione che non sussistano elementi tali da rendere inevitabili quegli esiti; né un divieto del genere è desumibile dalle altre disposizioni che regolano la cessione di azienda (art. 2112 c.c.; art. 47 l. n. 428 del 1990). Conseguentemente, non è in frode alla legge, né concluso per motivo illecito – non potendo ritenersi tale il motivo perseguito con un negozio traslativo, di addossare ad altri la titolarità di obblighi ed oneri conseguenti – il contratto di cessione dell’azienda a soggetto che, per le sue caratteristiche imprenditoriali e in base alle circostanze del caso concreto, renda probabile la cessazione dell’attività produttiva e dei rapporti di lavoro.

(Nella specie, la Corte. ha cassato con rinvio la decisione di merito che aveva ritenuto la nullità della cessione del ramo di azienda per frode alla disciplina della legge sui licenziamenti collettivi conseguenti alla chiusura dell’insediamento produttivo ex art. 24 l. n. 223 del 1991, sulla base di accertamenti in fatto, quali, fra l’altro, il capitale assai modesto della cessionaria che non svolgeva attività di impresa e aveva tenuto comportamenti non compatibili con l’intento di continuare l’attività rilevata, cessando l’attività e venendo dichiarata fallita appena trascorso l’anno concordato dalla cedente con i sindacati in ordine alla garanzia di mantenimento dei rapporti di lavoro).

Cassazione civile sez. lav., 02/05/2006, n.10108



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube