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Danno da intervento dentistico: come tutelarsi?

15 Maggio 2021
Danno da intervento dentistico: come tutelarsi?

Mi sono fatto operare in Croazia per dei problemi ai denti, ma il risultato è stato pessimo, in quanto ho avuto una modifica della fonetica e della dialettica. Mi hanno pure scattato delle foto che non vogliono restituirmi. Tra l’altro, l’acconto pagato è stato ricevuto con rilascio di una quietanza priva di timbro. Come posso tutelarmi?

Al netto della Sua insoddisfazione per la prestazione professionale ricevuta, è chiaro il fatto che ci si trovi dinanzi ad una negligenza da parte dei dentisti, i quali Le hanno causato dei danni, anche permanenti (vedasi fonetica e dialettica modificata).

Con riguardo alla prova del danno, in tema di responsabilità contrattuale del dentista, il paziente ha il solo onere di dedurre qualificate inadempienze, idonee a porsi come causa o concausa del danno, restando poi a carico del dentista l’onere di dimostrare o che nessun rimprovero di scarsa diligenza o di imperizia possa essergli mosso, o che, pur essendovi stato un suo inesatto adempimento, questo non abbia avuto alcuna incidenza causale sulla produzione del danno (si confronti, Cassazione civile, sez. III, 21/07/2011, n. 15993).

Pertanto, possiamo affermare che un dentista risponde dei danni cagionati ad un paziente quando, nell’espletamento dei trattamenti praticati allo stesso, non agisce con la dovuta perizia.

Ad esempio, è stato ritenuto responsabile il dentista che, durante un intervento di implantologia, dimentica nell’osso interessato dall’operazione un residuo metallico di fresa.

In un altro caso, la giurisprudenza, nonostante avesse ritenuto le terapie proposte dal medico corrette, non le ha ritenute eseguite in modo conforme alle buone pratiche accreditate dalla comunità scientifica (si confronti, Tribunale Milano, sez. I, 16/02/2018, n. 1654).

Tra l’altro, il fatto che la situazione del paziente sia poco felice, dal punto di vista dell’apparato dentario, non giustifica l’errore del dentista, che deve usare la diligenza e la perizia nel progettare e nell’eseguire gli impianti dentari avuto riguardo alla specifica preparazione richiesta allo specialista (si confronti, Cassazione civile, sez. III, 21/07/2011, n. 15993).

Pertanto, non si potrà sostenere che la situazione “sanitaria” fosse complicata, se poi l’errore compiuto risulta essere grossolano.

Con riguardo alla quantificazione del danno subito a causa dell’intervento del dentista, questo – essendo di natura non patrimoniale (e quindi non direttamente economica) – può essere calcolato anche in via equitativa, tenendo conto dei seguenti elementi:

  • danno biologico conseguente agli interventi chirurgici subiti, ivi compresa l’invalidità temporanea totale e parziale per il tempo necessario agli interventi e alla convalescenza;
  • danno alla vita di relazione consistente nella incidenza sulla vita sociale e familiare della situazione oggettiva della sottoposizione agli interventi e alle terapie già eseguite e da eseguirsi per porre rimedio agli inconvenienti e della situazione soggettiva di frustrazione e di abbattimento morale dell’attrice conseguenza dei reiterati interventi e delle sofferenze fisiche;
  • danno estetico;
  • danno patrimoniale relativo ai nuovi interventi e terapie da sostenersi;
  • danno morale, dal quale non si può prescindere, una volta accertato l’elemento colposo e, quindi la astratta configurabilità del reato di lesioni colpose.

Tutte queste voci di danno daranno vita ad un risarcimento quantificato dal giudice presuntivamente.

Inoltre, il professionista è obbligato a restituire le somme corrisposte dal paziente per le cure risultate dannose (da ultimo, Tribunale Savona, 03/08/2020).

Fatta questa premessa, il mio consiglio è quello di inviare una lettera a firma di un legale con la quale intimare alla clinica le Sue richieste, che possono consistere:

  • nella risoluzione delle problematiche insorte dopo l’intervento dei dentisti;
  • nella richiesta di risarcimento dei danni e del rimborso di quanto fino ad oggi versato;

con l’avvertimento che, in mancanza di riscontro, sarebbe costretto ad adire le vie legali.

Nel caso in cui la lettera non dovesse ricevere riscontro, allora sarebbe necessario avviare la procedura legale davanti al tribunale di competenza per territorio (relativo alla Sua residenza, assumendo Lei la qualità di consumatore).

Una volta avviato il giudizio, occorrerà dimostrare i fatti, tramite produzione del preventivo e della corrispondenza che attesti i lavori eseguiti.

Dopodiché, saranno i medici a dover dimostrare di non aver errato nell’attività professionale e di aver adottato tutte le misure a salvaguardia del cliente.

Inoltre, sarebbe auspicabile verificare l’esistenza di un’assicurazione esistente in capo alla clinica, che, così, Le permetterebbe di avere una tutela economica in più nella soddisfazione della propria richiesta di risarcimento del danno.

Nello stesso giudizio e, prim’ancora, nella lettera di diffida, si potrà intimare loro anche di inviarLe le fotto scattate e, successivamente, di distruggere i relativi file digitali.

Infine, con riguardo alla questione della ricevuta in bianco, il problema non sussiste se la stessa, contenente l’importo versato, è sottoscritta dalla clinica: varrà come confessione stragiudiziale delle somme ricevute, anche se priva di relativo timbro. Se, invece, la ricevuta non è sottoscritta allora non avrà alcun valore legale e Lei dovrà dimostrare il pagamento attraverso l’assunzione delle prove testimoniali di chi ha assistito al pagamento in contanti.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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