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Accertamento con redditometro più difficile per famiglie allargate e conviventi

25 Marzo 2014


Accertamento con redditometro più difficile per famiglie allargate e conviventi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 Marzo 2014



La nuova circolare dell’Agenza delle Entrate chiede agli uffici di effettuare, prima di procedere agli accertamenti, un controllo sul numero di componenti effettivi della famiglia reale: i nuclei con maggior numero di soggetti potranno più facilmente evitare il redditometro.

Tanto più la famiglia è numerosa, tanto meno scatterà l’accertamento con redditometro. Questa, in estrema sintesi (e con una certa approssimazione), è la conseguenza delle nuove regole sulle verifiche fiscali, anche per via della recente circolare adottata dall’Agenzia delle Entrate [1].

Ed infatti, per evitare di accertare il reddito di soggetti al cui mantenimento contribuisce un nucleo allargato di familiari o conviventi, il fisco dovrà tenere conto non solo della cosiddetta famiglia fiscale (quella, cioè, che risulta all’Anagrafe tributaria), costituita da un numero “ristretto” di persone, ma di quella effettiva (o “anagrafica”, come la definisce il documento in commento), che invece è un concetto più ampio. Infatti, se la famiglia fiscale comprende il contribuente, il coniuge (anche se non fiscalmente a carico), i figli e gli altri componenti “a carico”, la famiglia reale, invece, include anche figli maggiorenni e altri familiari, compresi i conviventi di fatto, anche se non sono fiscalmente “a carico”.

Qual è la conseguenza di tutto ciò? Tenere conto del nucleo allargato porterà a giustificare più facilmente le spese dei singoli componenti della famiglia: in pratica, eventuali disallineamenti tra reddito dichiarato e stile di vita ricostruito dal Fisco potranno giustificarsi proprio per via della contribuzione, in seno alla famiglia, di altri soggetti: soggetti che, se si considerasse solo la famiglia fiscale, non verrebbero presi in considerazione.

Facciamo un esempio. Se il Fisco dovesse verificare che, all’interno di una determinata famiglia, il tenore di vita risulta piuttosto elevato, con un certo volume di spese, considerando solo la famiglia fiscale si arriverebbe a presumere l’esistenza di redditi “nascosti” e, quindi, evasi all’erario. Invece, prendendo in considerazione anche tutti gli altri soggetti del nucleo familiare, tali maggiori redditi verrebbero spalmati su un numero più ampio di persone, portando a ritenere lo stile di vita più congruo e giustificando, così, lo scostamento.

Dunque, la presenza di un maggior numero di componenti all’interno del nucleo familiare, anche se non formalmente “a carico”, consentirà di evitare le lettere dell’amministrazione finanziaria e il relativo contraddittorio presso gli uffici dell’agenzia delle entrate.

A tal fine, i funzionari del Fisco dovranno effettuare un riscontro su qual è il vero perimetro della famiglia del soggetto da accertare. Come? Quando possibile, bisognerà affacciarsi all’anagrafe comunale o, in alternativa, con una richiesta al municipio.

In questo modo, si eviterà di effettuare accertamenti a carico di coloro che, con il reddito complessivo dichiarato dalla famiglia, giustificano l’apparente scostamento individuale.


Il reddito di altri soggetti può «salvare» 

Nel determinare il reddito sintetico attribuibile alla persona fisica, l’ufficio deve valutare con attenzione il reddito complessivo della famiglia.  L’agenzia delle entrate deve:
– valutare la complessiva posizione reddituale dei componenti il nucleo familiare essendo evidente come, frequentemente, gli elementi indicativi di capacità contributiva rilevanti ai fini dell’accertamento sintetico possano trovare giustificazione nei redditi degli altri componenti il nucleo familiare;

– ricostruire la complessiva situazione del soggetto, nonché dei componenti del nucleo familiare, sulla base dei dati in possesso del sistema informativo o di quelli autonomamente individuati da ciascun ufficio;

– valutare, in particolare, i redditi imponibili dichiarati anche per gli anni precedenti i periodi d’imposta oggetto di controllo, nonché gli elementi contabili desumibili dagli atti registrati, quali, ad esempio, negozi di disinvestimento patrimoniale nella qualità di dante causa, successione ereditaria, donazione di denaro, eccetera, stipulati anche dal coniuge e dagli altri familiari, che possono aver contribuito alle spese-indice di capacità contributiva. Frequentemente gli elementi indicativi di capacità contributiva rilevanti ai fini dell’accertamento sintetico possono trovare spiegazione nella potenzialità di spesa degli altri componenti il nucleo familiare; in questo caso, sussistendone i presupposti, si procederà al controllo delle posizioni soggettive cui sono ascrivibili le manifestazioni di spesa;

– valutare attentamente la posizione delle persone fisiche che, nei periodi d’imposta d’interesse, hanno dichiarato di svolgere attività agricole; in particolare, se il contribuente ha dichiarato redditi agrari, tassati non in base al reddito effettivo prodotto, ma in base alla rendita catastale, il volume di affari Iva eventualmente dichiarato può rappresentare un termine di valutazione del potenziale reddito ricavabile dall’attività ai fini della proficuità dell’azione accertatrice e della selezione;

– nel corso della fase istruttoria mediante convocazione in ufficio o mediante questionario o nell’ambito del procedimento di accertamento con adesione, acquisire tutte le informazioni e la relativa documentazione probatoria non conoscibili attraverso gli strumenti informativi ovvero per suffragare quelli conoscibili, che configurano la “prova contraria” che il contribuente può fornire prima di notificare l’atto di accertamento.

note

[1] Ag. Entrate circolare n. 6/E/2014.

Autore immagine: 123rf.com


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