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Chi deve comunicare alla banca il decesso?

26 Aprile 2021
Chi deve comunicare alla banca il decesso?

A chi spetta informare la banca della morte del titolare del conto corrente e cosa succede se invece tale comunicazione non viene data e il conto non viene bloccato. 

Al momento del decesso di un proprio cliente la banca ne blocca il conto corrente e tutti i rapporti attivi. Questo perché il testo unico sulle imposte di successione vieta di pagare o restituire agli eredi i beni del defunto finché questi non abbiano provveduto a presentare, all’Agenzia delle Entrate, la dichiarazione di successione. Non si tratta quindi di un abuso dell’istituto di credito ma di un preciso obbligo di legge.

Chiaramente, prima della notizia del decesso, il conto resta operativo, sicché l’eventuale possessore del bancomat potrebbe continuare ad operare tramite Atm. Di qui il comune interrogativo: «Chi deve comunicare alla banca il decesso del correntista?». Cosa succede se tale comunicazione non viene fornita? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Cosa succede al decesso del correntista

Come anticipato, alla morte del correntista, la banca blocca le operazioni di prelievo dal conto corrente e dal libretto di deposito. Restano invece possibili i versamenti e i pagamenti automatici periodici (domiciliazione delle utenze, Rid, rate del mutuo, ecc.).

Il conto corrente viene sbloccato solo nel momento in cui la banca riceve una copia della dichiarazione di successione.

La dichiarazione di successione, che va depositata all’Agenzia delle Entrate entro 1 anno dal decesso, è una comunicazione di carattere puramente fiscale che serve per liquidare le imposte di successione e che non vale come accettazione dell’eredità. Essa può essere presentata anche da un solo erede che, a tal fine, non necessita del consenso degli altri. 

Eccezionalmente, e con il consenso di tutti gli eredi, la banca consente un piccolo prelievo prima di tale momento per affrontare le spese funerarie. 

Chi comunica alla banca il decesso del correntista?

Sono i familiari del defunto e gli eredi a dover comunicare alla banca il decesso del proprio cliente. Non spetta alla banca informarsi circa lo stato di salute del correntista, né questa viene notiziata dalla Pubblica Amministrazione o dal Comune. L’istituto di credito – al pari del notaio che abbia ricevuto un testamento – non è infatti un investigatore privato tenuto a controllare periodicamente se i propri clienti sono ancora in vita o sono deceduti.

Pertanto, non è responsabile la banca che, non avendo avuto ancora comunicazione della morte del correntista, non abbia fatto in tempo a bloccare il relativo bancomat. Opposte sono invece le conseguenze nel caso in cui la filiale sia stata notiziata del decesso e, ciò nonostante, non abbia impedito il prelievo.

Si precisa tuttavia che chi effettua anche un piccolo prelievo dal bancomat successivamente al decesso del titolare del conto corrente incorre in due gravi conseguenze:

  • non può più rinunciare all’eredità, avendo questi tacitamente accettato la successione (sempre che rivesta la qualifica di erede);
  • deve restituire agli eredi quanto abbia illegittimamente prelevato.

Alcuna responsabilità insorge in capo agli eredi che non abbiano comunicato alla banca la morte del correntista, se non il fatto che non potranno agire contro quest’ultima qualora non abbia eseguito il blocco del conto. 

Come si comunica alla banca il decesso del titolare del conto?

Chiunque può comunicare alla banca il decesso del titolare del conto: può trattarsi di un erede o di chi non vanti alcun diritto sul patrimonio del defunto. 

La comunicazione può essere fatta anche informalmente (ad esempio, tramite una telefonata o una comunicazione verbale allo sportello); tuttavia, per dimostrare l’avvenuto adempimento (anche al fine di ottenere una condanna della banca che non abbia bloccato il conto nonostante la conoscenza del decesso del titolare) è preferibile optare per sistemi che garantiscano la prova del ricevimento. Quindi, sarà bene inviare la comunicazione tramite raccomandata a.r. o posta elettronica certificata (pec).

Blocco del conto corrente cointestato

È uso delle banche bloccare anche i conti correnti cointestati, impedendo al contitolare il prelievo di qualsiasi importo. E ciò a prescindere dal fatto che il contratto preveda la cosiddetta “firma disgiunta” ossia la possibilità di eseguire operazioni senza il consenso del contitolare. 

Di recente, però, la Cassazione ha criticato questo comportamento [1], ritenendo in tali casi illegittimo l’operato dell’istituto di credito. Il conto corrente cointestato è infatti caratterizzato dalla cosiddetta «solidarietà attiva del rapporto»: significa che ogni cointestatario deve essere libero di poter esigere l’intera prestazione, anche nel caso di decesso dell’altro. Quindi, la banca non può rifiutare il prelievo del cointestatario a firma disgiunta opponendo l’obbligo del blocco del conto corrente imposto dal testo unico delle imposte di successione: la norma infatti non opera con riferimento a tali ipotesi.

Leggi sul punto Addio blocco del conto corrente in caso di morte. 

note

[1] Cass. ord. n. 7862/2021 del 19.03.2021. Cass. sent. n. 15231/2002 del 29.10.2002. 


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