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Abbandono tetto coniugale e addebito: Cassazione

26 Aprile 2021
Abbandono tetto coniugale e addebito: Cassazione

La separazione può essere addebitata al coniuge che va via dalla casa coniugale senza giustificato motivo. 

Abbandono del tetto coniugale e addebito della separazione

L’abbandono della casa familiare costituisce di per sé violazione di un obbligo matrimoniale, non essendo decisiva la prova della asserita esistenza di una relazione extraconiugale in costanza di matrimonio. Ne consegue che il volontario abbandono del domicilio coniugale è causa di per sé sufficiente di addebito della separazione, in quanto porta all’impossibilità della convivenza, salvo che si provi – e l’onere incombe a chi ha posto in essere l’abbandono – che esso è stato determinato dal comportamento dell’altro coniuge, ovvero quando il suddetto abbandono sia intervenuto nel momento in cui l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza si sia già verificata, ed in conseguenza di tale fatto.

Cassazione civile sez. VI, 23/06/2020, n.12241

Escluso l’addebito della separazione se l’abbandono del tetto coniugale dipendente da una situazione di intollerabilità della convivenza

L’abbandono del tetto coniugale non giustifica l’addebito ove sia motivato da una giusta causa costituita dal determinarsi di una situazione di intollerabilità della convivenza coniugale (nella specie, i giudici del merito avevano imputato a una situazione di estrema e prolungata tensione tra i coniugi, tale da determinare l’impossibilità di prosecuzione di una civile convivenza, la causa della separazione, rilevando altresì che siffatta situazione si era verificata antecedentemente alla violazione dei doveri coniugali – obbligo di fedeltà e di coabitazione – da parte della moglie).

Cassazione civile sez. VI, 28/05/2019, n.14591

L’abbandono del tetto coniugale non giustifica l’addebito ove sia motivato da una giusta causa costituita dal determinarsi di una situazione di intollerabilità della convivenza coniugale (nella specie, i giudici del merito avevano imputato a una situazione di estrema e prolungata tensione tra i coniugi, tale da determinare l’impossibilità di prosecuzione di una civile convivenza, la causa della separazione, rilevando altresì che siffatta situazione si era verificata antecedentemente alla violazione dei doveri coniugali – obbligo di fedeltà e di coabitazione – da parte della moglie).

Cassazione civile sez. VI, 28/05/2019, n.14591

L’abbandono della casa coniugale è di per sé elemento insufficiente per addebitare la separazione

L’abbandono del tetto coniugale deve comunque essere provato non solo quanto alla sua concreta verificazione ma anche nella sua efficacia determinativa della intollerabilità della convivenza e della rottura dell’affectio coniugalis; non costituisce violazione di un dovere coniugale, infatti, la cessazione della convivenza quando ormai il legame affettivo fra i coniugi è definitivamente venuto meno e la crisi del matrimonio deve considerarsi irreversibile.

Cassazione civile sez. VI, 23/04/2019, n.11162

La moglie lascia la casa coniugale per il comportamento violento del marito, non può esserle addebitata la separazione

In tema di separazione, se risulta provato (come nella specie) che i comportamenti violenti del marito abbiano costretto la moglie ad abbondonare il tetto coniugale, l’allontanamento della donna non può esser valutato ai fini dell’addebito della separazione.

Cassazione civile sez. VI, 11/09/2017, n.21086

Abbandono tetto coniugale e addebito separazione

In tema di separazione, non integra l’ipotesi di abbandono del tetto coniugale la condotta del coniuge che risiede in parte autonoma e diversa del medesimo immobile, se questo è interamente imputato a dimora familiare.

Cassazione civile sez. VI, 12/10/2015, n.20469

Posto che il matrimonio è fondato sulla eguaglianza dei coniugi, e che quindi il c.d. mobbing familiare costituisce nozione meramente descrittiva, ma senza autonoma rilevanza giuridica, la condotta del coniuge mobber, che tenga nei confronti dell’altro atteggiamenti persecutori, al fine di costringerlo ad abbandonare il tetto coniugale o ad accettare condizioni inadeguate di separazione, non costituisce di per sé motivo di addebito della separazione medesima, occorrendo a tal fine la prova rigorosa sia del compimento, da parte del coniuge, di atti specifici contrari ai doveri nascenti dal matrimonio, sia della rilevanza causale degli stessi rispetto alla intollerabilità della convivenza, ovvero al grave pregiudizio della prole (la Suprema corte ha confermato la sentenza di merito che aveva escluso l’addebito nei confronti del marito, ritenendo che gli atti persecutori da questo posti in essere per indurre la moglie ad abbandonare la casa familiare costituivano non la causa, ma la conseguenza della crisi familiare già in atto).

Cassazione civile sez. I, 19/06/2014, n.13983

L’efficacia lesiva dell’abbandono del tetto coniugale è irrilevante ai fini dell’addebito della separazione, ove intervenga in un contesto di disgregazione della comunione spirituale materiale in una situazione già irrimediabilmente compromessa.

Cassazione civile sez. VI, 27/06/2013, n.16285

Correttamente il giudice del merito esclude l’addebitabilità della separazione alla moglie che all’età di settanta anni ha abbandonato il tetto coniugale. È sufficiente, infatti, perché sia pronunziata la separazione, la disaffezione maturata dalla sola moglie e esattamente la stessa è ritenuta dal giudice del merito vuoi sulla base della pregressa, risalente, separazione, indice di una unione non felice, vuoi sulla circostanza che l’età — settant’anni — della moglie allorché si è allontana dalla casa coniugale indica come la infelicità avesse superato, per lei, il limite della tollerabilità, perché a una età avanzata si ha in genere bisogno di stringersi ai propri cari, per riceverne solidarietà morale e materiale, piuttosto che allontanarsene.

Cassazione civile sez. I, 30/01/2013, n.2183

La separazione è consentita tutte le volte che si verificano fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza: l’abbandono del tetto coniugale in età ormai avanzata prova come l’infelicità della donna abbia ormai oltrepassato la soglia della tollerabilità.

Cassazione civile sez. I, 30/01/2013, n.2183

In tema di separazione personale dei coniugi, l’allontanamento infrasettimanale della casa familiare per cinque giorni lavorativi, ove determinato da ragioni di lavoro e di accudimento di un figlio minore, non è connotato dal carattere di stabilità che integra la condizione essenziale per la revoca dell’assegnazione della casa familiare. (Nella specie, la madre, affidataria della figlia minore ed assegnataria della casa familiare, in ragione del lavoro svolto quale infermiera turnista in una struttura ospedaliera sita a notevole distanza dalla casa familiare, e delle necessità di accudimento della figlia minore, viveva per cinque giorni della settimana presso la casa dei propri genitori, sita in vicinanza del luogo di lavoro, i quali potevano assicurare tale accudimento, e tornava presso la casa familiare nei fine settimana, nei giorni festivi e nel periodo estivo).

Cassazione civile sez. I, 09/08/2012, n.14348

L’abbandono del tetto coniugale fatto valere quale causa di recesso dall’impresa familiare (per l’esercizio di una farmacia) assume valore confessorio dell’esistenza di un tale rapporto avente ad oggetto la farmacia.

Cassazione civile sez. lav., 27/01/2000, n.901

L’applicazione della sanzione sostitutiva di cui all’art. 77 della legge n. 689 del 1981 non può costituire di per sé motivo di addebito della separazione al coniuge cui detta sanzione è stata irrogata, quando manchi la prova che il fatto che ha dato luogo all’applicazione della sanzione predetta (nella specie, abbandono del tetto coniugale) abbia determinato la situazione di intollerabilità della convivenza.

Cassazione civile sez. I, 24/04/1993, n.4837

La sentenza che respinga la domanda di addebito della separazione personale, per abbandono del tetto coniugale, deve contenere una congrua motivazione in ordine all’eventuale giusta causa dell’allontanamento del coniuge dalla residenza familiare.

Cassazione civile sez. I, 04/05/1991, n.4936



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