Come cambia la giustizia con il Recovery Plan

26 Aprile 2021 | Autore:
Come cambia la giustizia con il Recovery Plan

Processi più brevi, procedure alternative, tagli ai tempi ed alle formalità: cosa prevede il nuovo Piano di ripresa e resilienza varato dal Governo Draghi.

Un piano «epocale»: lo definisce così il comunicato di Palazzo Chigi illustrando a riforma della giustizia contenuta nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per utilizzare i 221 miliardi del Recovery Plan, stanziati in favore dell’Italia per uscire dalla crisi provocata dalla pandemia.

Il programma varato dal Governo guidato da Mario Draghi è ambizioso e quasi rivoluzionario: incide sulle norme che regolano lo svolgimento dei processi, in un’ottica di semplificazione delle procedure e di riduzione dell’attuale durata, che penalizza cittadini ed imprese. L’Europa ci guarda ed è stato proprio il tema giustizia uno dei punti di frizione tra l’Italia e l’Europa, che per concedere i fondi del Next Generation Eu chiede misure drastiche e profonde.

«Giustizia ritardata è giustizia negata», esordisce il capitolo del Pnrr dedicato al tema, per focalizzarsi subito sul «fattore tempo». Per ottenere questa rapidità, «la riforma della giustizia interviene sull’eccessiva durata dei processi e intende ridurre il forte peso degli arretrati giudiziari», annuncia Palazzo Chigi, poco prima della presentazione ufficiale del progetto alle Camere: oggi alla Camera e domani al Senato. Entro il 30 aprile il documento sarà depositato in Commissione europea, a Bruxelles.

Le parole chiave sono: semplificare, sburocratizzare, digitalizzare. L’impatto sul funzionamento della giustizia sarà profondo: si prevede «un aumento del ricorso a procedure di mediazione e interventi di semplificazione sui diversi gradi del processo», il che vuol dire ridurre i tempi di smaltimento delle cause prima ancora che esse arrivino nei tribunali, definendole in anticipo con la mediazione, la conciliazione o la negoziazione assistita.

Per i processi che arrivano nelle aule giudiziarie sono previsti interventi acceleratori in tutti i settori: nel civile, nel tributario e nel penale.

La riforma del processo civile

Gli interventi sul fronte del civile hanno l’obiettivo di «sostenere una più ampia diffusione degli strumenti alternativi» per la risoluzione delle controversie (i cosiddetti Adr, Alternative dispute resolution). Stando a quanto prevede il Pnrr, si vuole arrivare, in particolare, a:

  • rafforzare le garanzie di imparzialità nell’arbitrato;
  • estendere l’ambito di applicazione della negoziazione assistita;
  • garantire una «migliore e più estesa applicabilità» dell’istituto della mediazione, che oggi è obbligatoria solo per alcuni tipi di cause.

Una delle novità di maggior impatto pratico è la sparizione della formula esecutiva: non sarà più necessario ottenerla per avviare l’espropriazione forzata dei beni del debitore e basterà essere muniti del titolo con cui si agisce: una sentenza di condanna al pagamento di somme o un decreto ingiuntivo esecutivo, in una «semplice copia attestata conforme all’originale». Questo favorirà il recupero coattivo dei crediti.

Cambia anche il diritto processuale di famiglia: ci sarà un «rito unitario» per le cause di separazione, divorzio ed affidamento dei figli, in modo da superare le attuali differenziazioni procedurali.

Un’attenzione particolare è dedicata ai processi tributari: le cause contro il Fisco sono nella maggior parte dei casi di modesto valore, ma intasano la Cassazione e proprio qui il Governo vuole intervenire, agendo con l’obiettivo – spiega il piano – di «ridurre i ricorsi alla Cassazione», oltre che ad accorciare i tempi delle decisioni nelle Commissioni tributarie.

Il Governo vuole agire in fretta e stima che le leggi delega necessarie per riformare il Codice di procedura civile possano essere adottate «entro settembre 2021 e che i decreti attuativi possano essere approvati entro settembre 2022». Se questi tempi saranno rispettati, gli impatti positivi sulla durata dei procedimenti potranno vedersi «verosimilmente alla fine del 2024».

La riforma del processo penale

Nel processo penale cambieranno i tempi delle fasi di indagini, a partire dalla data di iscrizione delle notizie di reato da parte delle Procure, sulle quali si vuole intervenire – si legge nel Pnrr – con «l’adozione di misure per promuovere organizzazione, trasparenza e responsabilizzazione dei soggetti coinvolti nell’attività di indagine».

L’obiettivo è quello di arrivare ad un processo in tempi più concentrati e sicuri, possibilmente da definire tutto in primo grado di giudizio, tant’è che la riforma non risparmia l’appello: saranno «ampliati i casi di inappellabilità delle sentenze», annuncia il documento.

Ci saranno anche «interventi sulla procedibilità dei reati», verrà esteso l’istituto della «particolare tenuità del fatto» che già oggi consente, in limitati casi, di non procedere penalmente quando l’offesa è lieve. Ed ancora, sarà prevista la «possibilità di estinguere talune tipologie di reato mediante condotte riparatorie a tutela delle vittime».

Un capitolo a parte è dedicato alla prescrizione: secondo il Governo essa va «inserita in una cornice razionalizzata e resa più efficiente, dove la prescrizione non rappresenta più l’unico rimedio di cui si munisce l’ordinamento nel caso in cui i tempi del processo si protraggano irragionevolmente».

Anche qui i tempi di intervento saranno ristretti: il Governo ha già chiesto la trattazione prioritaria per trasformare queste proposte in legge e confida di ottenere «la calendarizzazione per l’esame in aula entro giugno 2021».



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