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Quando è obbligatorio cambiare la caldaia?

19 Agosto 2021 | Autore:
Quando è obbligatorio cambiare la caldaia?

Cosa dice la legge sul vincolo di sostituire il generatore di calore dopo un certo periodo di tempo? Perché conviene installare la caldaia a condensazione?

Quanto dura una caldaia? C’è una norma che obbliga il proprietario di un appartamento a cambiarla trascorso un determinato periodo di tempo? Ci sono due direttive europee in proposito che rischiano di essere mal interpretate: hanno introdotto dal 2015, tra le altre cose, l’obbligo per i produttori di non fabbricare più apparecchi tradizionali a camera stagna. In sostanza, da diversi anni, devono essere immesse sul mercato delle caldaie di altro tipo, come quelle a condensazione. Ma questo significa che chi ha un vecchio modello deve per forza rimuoverlo per farne installare uno nuovo? Quando è obbligatorio cambiare la caldaia?

Va subito detto che una cosa è cambiare un impianto perché presenta spesso delle anomalie di funzionamento e non vale più la pena continuare a chiamare il tecnico per riparare il guasto. Inoltre, con le agevolazioni fiscali previste dalla legge (superbonus 110% in testa), ci si può fare un pensierino. Un’altra ben diversa è che passati 10 o 15 anni si sia tenuti alla sostituzione. Ecco, allora quando è obbligatorio cambiare la caldaia e che cosa stabilisce in proposito la normativa.

Sostituzione caldaia: cosa dice la legge?

Come accennato, ci sono due direttive comunitarie in virtù delle quali dal 26 settembre 2015 è vietato immettere sul mercato delle caldaie tradizionali a camera stagna. Una è quella nota come Ecodesign [1] e l’altra è la direttiva per l’efficienza energetica degli impianti di riscaldamento [2]. La normativa introduce, inoltre, l’obbligo di applicare alle caldaie l’etichettatura energetica dell’impianto e dei suoi componenti, un’indicazione simile a quella riportata sugli elettrodomestici con la sigla della classe a cui appartengono (A, A+, ecc.).

Quello che le direttive europee non dicono è che sia obbligatorio cambiare la caldaia dopo un certo periodo di tempo, o che il proprietario di un appartamento sia tenuto ad installare una caldaia a condensazione, anzi: per assurdo, un cittadino può decidere di cambiare l’attuale caldaia tradizionale a camera stagna con un’altra identica. Quello che conta è che sia stata fabbricata e messa in commercio prima del 25 settembre 2015. Altro discorso è che sia una scelta conveniente da un punto di vista economico. Ma nulla glielo vieta: le caldaie vecchio tipo possono essere installate fino ad esaurimento scorte, purché, oltre ad essere state fatte prima della data indicata, rispettino la normativa che riguarda la manutenzione dell’impianto e lo scarico dei fumi.

Va tenuto conto anche di quanto disposto dalle leggi regionali in materia. Ad esempio, in Lombardia, è stato stabilito per le caldaie che hanno più di 15 anni, tra le altre cose, di dimostrare che l’efficienza globale media stagionale dell’impianto termico centralizzato sia superiore ad un valore prestabilito al 31 luglio di ogni stagione successiva. In caso contrario, occorre sostituire la caldaia.

Caldaia: quanto dura?

Di solito, il ciclo di vita di una caldaia si aggira, appunto, tra 10 e 15 anni. Arrivati a quel punto, non solo i guasti si presentano con maggiore frequenza, ma le sue prestazioni non sono efficaci come nei primi anni e la bolletta ne risente. Infatti, uno dei segnali che ci dicono che è ora di cambiare la caldaia è proprio quello economico. Un apparecchio tradizionale perde efficienza nel tempo, il che fa aumentare il consumo di gas di circa il 30% rispetto ad una caldaia a condensazione, poiché scalda l’acqua del riscaldamento o dei sanitari più lentamente.

Sempre dal punto di vista economico, si capisce che è ora di cambiare la caldaia quando si chiama più frequentemente il tecnico della manutenzione che i propri genitori, oppure quando le revisioni obbligatorie sono ogni volta più costose perché ci sono più pezzi da sostituire o più guasti da sistemare. Insomma, nulla dura in eterno e la fattura del tecnico della caldaia è un altro segnale.

Non meno importante, la questione legata alla sicurezza: un apparecchio usurato può rilasciare più facilmente delle perdite di gas o delle esalazioni di monossido di carbonio, in alcuni casi letali per chi si trova all’interno dell’appartamento.

Caldaia: perché sostituirla con una a condensazione?

Il risparmio è il principale vantaggio delle caldaie a condensazione rispetto a quelle tradizionali a camera stagna (che, come detto, sono destinate a scomparire nel tempo).

Il risparmio viene garantito, da una parte, dal minore consumo pur garantendo un rendimento più alto: viene, infatti, recuperato il calore dai fumi di combustione e dal vapore acqueo generato durante la combustione, il che garantisce una resa maggiore del 15% e diminuisce l’immissione di fumi nell’atmosfera.

Inoltre, la sostituzione dell’impianto di riscaldamento con una caldaia a condensazione è uno degli interventi trainanti (insieme al cappotto termico) che danno diritto al superbonus del 110%, rispetto al precedente ecobonus del 65%.

Il costo della caldaia varia a seconda della potenza: si può partire da 500 euro per un apparecchio a condensazione da 24 kW per arrivare a 1.600 euro per una caldaia da 32 kW. Costi più elevati rispetto alla caldaia a camera stagna che, però, vengono ammortizzati con il risparmio in bolletta, oltre che con il superbonus nel caso in cui se ne abbia diritto. Bisogna, comunque, aggiungere il costo dell’installazione tra mano d’opera e materiali, che varia a seconda del lavoro richiesto dall’impianto.


note

[1] Direttiva 2009/15/UE.

[2] Direttiva 2012/27/UE.


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