Diritto e Fisco | Articoli

Se il mutuo non indica il piano di ammortamento: come tutelarsi

25 marzo 2014


Se il mutuo non indica il piano di ammortamento: come tutelarsi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 marzo 2014



Se il piano di ammortamento non è indicato in modo chiaro e univoco, il mutuo è nullo e il cliente può ottenere dalla banca la restituzione degli interessi pagati “in più” rispetto al tasso legale.

Il contratto di mutuo deve indicare, con chiarezza, ed in forma scritta, il cosiddetto “piano di ammortamento” ossia il piano di restituzione graduale del capitale attraverso il pagamento periodico delle rate. In pratica, si tratta di una tabella dove sono riportate tutte le rate da pagare (suddivise tra quota di capitale – che è rimborsata con ciascuna rata – e quota degli interessi pagati dal cliente), le relative date di scadenza e il montante finale.

In tutti i contratti di finanziamento, la banca ha l’obbligo di indicare la forma di ammortamento nel foglio informativo del prestito o del mutuo.

Se, diversamente, il tasso e l’ammortamento sono indeterminati, il cliente potrà agire in giudizio per far valere la nullità del mutuo. A quel punto, egli sarebbe tenuto a pagare solo il tasso legale, tempo per tempo vigente, con quote di capitale costanti, mentre la banca potrebbe essere chiamata a restituire gli interessi ricevuti “in più” rispetto a questo tasso.

Lo ha stabilito, di recente, il Tribunale di Milano [1]. Nel giudizio in questione, attraverso una consulenza tecnica d’ufficio, era stata riconosciuta la nullità del tasso (variabile) e del piano di ammortamento (a rata costante) perché, in base a quelli indicati nel contratto, si poteva costruire l’ammortamento con tre modalità differenti. La conseguenza giuridica è che le clausole di determinazione degli interessi e del piano di ammortamento sono state dichiarate nulle in quanto indeterminate.

Quando infatti il mutuo prevede un piano di ammortamento cosiddetto alla francese (ossia – come meglio specificato più in basso – comportante rate costanti in ciascuna delle quali la quota di capitale aumenta progressivamente mentre la quota di interessi progressivamente decresce), le clausole determinative degli interessi, se non sono determinate o determinabili, sono nulle.

Una convenzione relativa agli interessi perché possa considerarsi valida deve avere forma scritta ed un contenuto assolutamente chiaro in ordine alla puntuale specificazione del tasso di interesse.

Alla luce di ciò, sono nulle per indeterminatezza le clausole determinanti il piano di ammortamento dei mutuo quando esse siano dei meri enunciati che non chiariscono una univoca applicazione, ma richiedono la necessità di una scelta applicativa tra più alternative possibili, ciascuna delle quali comportante l’applicazione di tassi di interessi diversi.

Ricordiamo che, nei mutui a tasso variabile, l’ammortamento è calcolato in base al tasso in vigore alla firma del contratto, che può variare in funzione del rialzo o del ribasso dei tassi ai quali è agganciato (Euribor tasso Bce), alzando o abbassando l’importo delle rate.

In Italia, la tipologia più frequente di ammortamento è quello “alla francese”, con la quale l’importo delle rate rimane fisso, ma cambia la loro composizione: aumenta la quota del capitale da rimborsare e diminuisce quella degli interessi.

Se il cliente prevede che in futuro potrà contare su aumenti certi del proprio reddito, il piano a rate crescenti può rappresentare un’opportunità. Se si preferisce il tasso variabile, ma si vuole mantenere fissa la rata, l’ammortamento a durata variabile costituisce un’alternativa ugualmente valida.

note

[1] Trib. Milano sent. 30.10.2013.

Autore immagine: 123rf.com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI