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Stalking e molestie: qual è la differenza?

27 Aprile 2021 | Autore:
Stalking e molestie: qual è la differenza?

Gli atti persecutori devono essere reiterati, provocare ansia o paura e costringere la vittima a cambiare le sue abitudini di vita. Non basta infastidire.

Le condotte moleste sono una croce quotidiana per chiunque vive in società e non su un’isola deserta. Basta uscire di casa per incontrare inevitabilmente persone fastidiose e insistenti, in giro o sul luogo di lavoro. Ma anche all’interno delle quattro mura siamo spesso bersagliati da messaggi, squilli, telefonate sgradite. Quando si supera una certa soglia, queste condotte sono intollerabili e diventano reato. Ma, precisamente, di quale reato stiamo parlando? Di molestie o di veri e propri atti persecutori?

Dobbiamo stabilire qual è la differenza tra stalking e molestie. Individuare il confine tra un reato e l’altro è necessario, perché le conseguenze sono molto diverse. In prima battuta, possiamo dire che le molestie sono “incorporate” nello stalking, ma per integrare questo più grave reato occorre una serie di atti persecutori ripetuti. La reiterazione delle condotte è indispensabile: un solo atto è sufficiente per molestare ma non basta a configurare lo stalking. Inoltre per le molestie basta arrecare un disturbo, mentre per avere lo stalking occorre ingenerare nella vittima un turbamento.

Insomma, lo stalking è un reato molto più preoccupante e grave delle molestie, infatti è previsto e punito come delitto e non come semplice contravvenzione: in molti casi, lo stalker va davvero in carcere. In questo articolo, vedremo in dettaglio qual è la differenza tra stalking e molestie. Potrai così capire se la tua libertà personale è stata effettivamente coartata da un molestatore, ed allora potrai querelare l’autore per fargli avere una severa punizione, oppure chiedere l’emissione nei suoi confronti di un ordine di ammonimento del questore per ottenere il suo allontanamento dalla tua sfera privata.

Quando si può parlare di stalking?

Il nome di stalking comprende una serie di «atti persecutori» che costituiscono reato ai sensi del Codice penale [1] quando consistono in «condotte reiterate» di minacce o di molestie che provocano alla vittima, alternativamente:

  • un «perdurante e grave stato d’ansia o di paura»;
  • un «fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva»;
  • la costrizione «ad alterare le proprie abitudini di vita».

Quindi, a differenza della maggior parte dei reati, la sola condotta dello stalker non basta: occorre che si ripercuota in almeno una di queste tre conseguenze psichiche e nei comportamenti della vittima, che dovendo sfuggire al suo persecutore non è più in grado di svolgere le attività consuete.

Stalking e molestie: quali rapporti tra i due reati?

Già dalla definizione dello stalking fornita dalla legge puoi notare che deve trattarsi di persecuzioni serie, che provocano in chi le subisce una situazione tormentosa. Tutto ciò evidentemente è molto di più delle molestie, per le quali, secondo la previsione della norma incriminatrice [2], basta un comportamento di «disturbo» alla quiete ed alla tranquillità altrui.

Così, ad esempio, una serie di sms o di messaggi fastidiosi ricevuti su WhatsApp integrerà normalmente il reato di molestie, ma solo eccezionalmente quello di atti persecutori: diventeranno tali quando contengono minacce serie e sono reiterate per un arco di tempo apprezzabile. Di solito, si tratta di un periodo piuttosto lungo, anche se, come ha affermato la Cassazione, non occorre una sequenza prolungata e possono bastare anche due sole condotte compiute nella stessa giornata (leggi “Stalking per un solo giorno: è reato?”).

Differenze tra molestie e atti persecutori

Le differenze tra il reato di stalking e quello di molestie non si esauriscono nella parziale diversità di condotte. Come hai visto, gli atti persecutori possono avvenire con delle molestie, ma ci sono altre e più profonde differenze tra questi due comportamenti illeciti. Le principali sono queste tre:

  1. la prima differenza è nelle finalità che le rispettive norme incriminatrici si prefiggono: quella contro gli atti persecutori tutela la libertà della persona e la sua tranquillità psicologica, quella contro le molestie riguarda l’ordine pubblico contro i comportamenti che potrebbero provocare disordine sociale; la quiete privata è protetta solo indirettamente;
  2. la seconda differenza è che per commettere il reato di molestie basta una sola azione – purché, recita la norma, compiuta «per petulanza o per altro biasimevole motivo» – mentre gli atti persecutori devono essere ripetuti ed avere nella vittima una delle tre conseguenze dannose che abbiamo descritto, dallo stato d’ansia o paura al timore per l’incolumità personale fino alla modifica delle abitudini di vita;
  3. la terza differenza è nel trattamento sanzionatorio, cioè la pena applicata: lo stalking è un delitto, punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni (aumentata se il reato è commesso dal coniuge o da persona legata affettivamente con la vittima o mediante strumenti informatici e telematici), mentre le molestie sono un reato contravvenzionale, punito con l’arresto fino a sei mesi o, alternativamente, con la sola ammenda fino a 516 euro.

Molestie e stalking: denuncia o querela?

Le differenze che abbiamo esaminato comportano anche una diversa procedibilità dei due reati: le molestie sono perseguibili d’ufficio, cioè mediante una qualsiasi denuncia sporta da un privato o dalle forze dell’ordine che hanno rilevato il fenomeno; per lo stalking è invece necessaria la querela della persona offesa, da sporgere entro sei mesi e chiedendo espressamente la punizione del colpevole.

Per gli atti persecutori si procede d’ufficio, dunque anche senza la querela, solo se sono connessi con un altro reato procedibile d’ufficio, come l’estorsione, oppure quando riguardano un minore o un disabile, o quando c’è stato un ammonimento del questore non rispettato.

Stalking e molestie: come distinguerli?

Una nuova sentenza della Corte di Cassazione [3] aiuta a capire come distinguere in concreto il reato di stalking dalle molestie: esse si trasformano in atti persecutori se costringono la vittima a cambiare le abitudini di vita o le arrecano uno stato d’ansia. «Si configura il delitto di atti persecutori solo qualora le condotte molestatrici siano idonee a cagionare nella vittima un perdurante e grave stato di ansia ovvero l’alterazione delle proprie abitudini di vita, mentre sussiste il reato di molestia o disturbo alle persone ove le molestie si limitino a infastidire la vittima del reato», afferma la Suprema Corte.

Questo perché – spiega il Collegio lo stalking «ha natura di reato abituale» e non si esaurisce in un’unica condotta, tant’è che deve provocare un «turbamento psicologico», la cui prova deve essere fornita dalla vittima. E questa dimostrazione avviene non soltanto attraverso la dichiarazioni dei patimenti subiti, ma anche – si legge in sentenza – «per la obiettiva natura delle condotte molestatrici». Occorre, quindi, «un’obiettiva idoneità delle molestie a provocare quell’alterazione grave della propria sfera psicologica».

Approfondimenti

Per ulteriori approfondimenti leggi i seguenti articoli:


note

[1] Art. 612 bis Cod. pen.

[2] Art. 660 Cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 15625 del 26.04.2021.


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4 Commenti

  1. Ho capito finalmente la differenza, visto che ho sempre pensato che le molestie a cui faceva riferimento lo stalking fossero la stessa cosa del reato di molestie non avendo mai letto il codice e non essendo competente in materia.

  2. Ecco, sicuramente la mia ex mi perseguitava. A prescindere dalla differenza tra stalking e molestie. Il suo era stalking in ogni caso. Sembra che per un uomo sia quasi impossibile il verificarsi di certi episodi, eppure questa mia ex era impazzita dopo averla lasciata. Ha iniziato ad indagare e a seguirmi per capire se l’avessi lasciata per un’altra donna, ha iniziato a controllare ossessivamente con chi uscivo. Insomma, davvero quando la vedevo mi veniva l’ansia perché poi si metteva a fare scenate in pubblico anche quando era con amici e amiche. Un incubo!

  3. Per tanto tempo ho dovuto sopportare chiamate anonime a qualsiasi ora del giorno e della notte. Era chiaramente il mio ex che intendeva disturbarmi e farmi sentire a disagio dopo essermi ricostruita una vita con il mio attuale compagno. Agli inizi non riusciva ad accettare la fine della nostra relazione. Mi ero innamorata di un altro uomo e lui era diventato un uomo ossessionato. Combinazione, me lo trovavo sempre al supermercato, in fila alla posta. Guarda un po’?! Quando gli dissi: non è che mi stai pedinando? Lui negò. Intanto, cercava di impormi la sua presenza ovunque io andassi. Un giorno, gli dissi che se avesse continuato l’avrei querelato e abbiamo discusso. Da quel momento sembra aver ripreso la lucidità ed è sparito nel nulla.

  4. E’ chiaro che in entrambi i casi, la vittima si sente soffocare, è assalita dall’ansia, dalla preoccupazione e dalla paura, non riesce a capacitarsi di come gestire la sua quotidianità per evitare l’autore del reato… Da un lato, non vorrebbe rivolgersi alle autorità per il timore di peggiorare la situazione e di sollevare questioni, dall’altro lato non sa come far porre fine a questi comportamenti molesti. Ovviamente, la soluzione è sempre rivolgersi alle forze dell’ordine affinché venga tutelata da chi di competenza.

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