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Quanto guadagna un creatore di contenuti

27 Aprile 2021
Quanto guadagna un creatore di contenuti

YouTube, Google e Twitch: metodi di pagamento dei creators.

La categoria dei creator, ossia i creatori di contenuti, ha ricevuto grande impulso e stimolo durante la pandemia Covid-19. Molti giovani, costretti a casa, hanno trovato nel web un modo non solo per passare il tempo ma anche per acquisire nuove conoscenze e spunti di guadagno. Guadagni non facili perché il web non è sempre quella fonte di oro che i luoghi comuni dipingono. Il più delle volte, la gente abbandona i propri sogni di gloria dopo un anno o addirittura meno, demoralizzata dagli scarsi introiti.

Quelli però che ce la fanno possono dire di aver raggiunto un’ambizione di tutto rispetto: fare un lavoro creativo, vario e nuovo. È una forma di libera professione che, però, al contrario delle altre, non è regolamentata ed è priva di tutele. I creators sono così dei precari al soldo delle grandi company di Internet: le piattaforme come Google o social network come Facebook, Instagram e TikTok. A cui si affiancano YouTube e, oggi, Twitch, la nuova piattaforma di Amazon dedicata allo streaming. 

Ma chi è il creator e quanto guadagna un creatore di contenuti?

La definizione di creator, proprio perché non presente in alcuna norma, è abbastanza ampia. Essa comprende chiunque crei dei contenuti da pubblicare sul web. Quindi, si può trattare di contenuti testuali (creator può quindi essere un blogger o il direttore di un giornale online), contenuti fotografici (creator è anche chi realizza immagini o brevi video per Instagram), contenuti video e audio.

Possiamo quindi dire che il creator è il titolare dei diritti d’autore secondo l’accezione propria contenuta nella Legge n. 633 del 1941 che prevede la protezione di tutte «le opere dell’ingegno di carattere creativo che appartengono alla letteratura, alla musica, alle arti figurative, all’architettura, al teatro ed alla cinematografia, qualunque ne sia il modo o la forma di espressione».

Le opere del creator sono così tutelate, rispetto ai fruitori della Rete, dalla stessa legge sul diritto sul diritto d’autore, ma nessuna norma ad oggi tutela il creator dal gestore della piattaforma su cui tali opere vengono pubblicate. Questi ha un ampissimo potere e finisce per decidere della sorte del creator: non solo si riserva il diritto di usare tali opere per renderle fruibili ai propri utenti, ma anche di gestirne il profilo – e quindi anche di chiuderlo – secondo le proprie insindacabili valutazioni. Valutazioni che, seppur dovrebbero fondarsi sulle violazioni delle condizioni contrattuali, finiscono spesso per nascondere non poco arbitrio (tant’è che non di rado si finisce in tribunale). 

Se è vero che oggi l’artista è ciò che pubblica, è anche vero che la piattaforma può deciderne la morte professionale cancellando, in un solo colpo, tutto il lavoro su cui questi ha investito per anni.

Vediamo ora come e quanto guadagna un creator.

Come guadagna un creator?

I guadagni del creator possono entrare da diverse fonti. 

Chi non vende servizi propri e non deve pubblicizzare la propria immagine di artista, autore o professionista, guadagna generalmente tramite le inserzioni pubblicitarie che la piattaforma inserisce insieme ai contenuti del creator. Così un blogger guadagna tramite i banner che Google – o le altre concessionarie – inserisce tra le pagine e uno Youtuber guadagna sui micro spot pubblicitari che la piattaforma lancia prima e durante il video stesso. 

La concessionaria pubblicitaria più importante è proprio quella di Google e si chiama Google Ads.

Per monetizzare con Google bisogna aprire un account Ads presentando domanda tramite il modulo di registrazione.

I sistemi automatici e i revisori esamineranno i contenuti del canale o del sito per verificare che l’account rispetti tutte le linee guida.

Per partecipare alla monetizzazione del canale Youtube bisogna avere:

  • più di 4000 ore di visualizzazione pubbliche valide negli ultimi 12 mesi;
  • più di 1000 iscritti.

Per partecipare alla monetizzazione con un sito web bisogna avere un sito attivo raggiungibile e diversi contenuti. Più contenuti ci sono, maggiori sono le possibilità di guadagno. 

Il punto è che intanto un contenuto può generare guadagni in quanto sia visibile, ossia indicizzato sul motore di ricerca o sulla piattaforma. E l’indicizzazione la decide la piattaforma stessa tramite il proprio algoritmo. Un algoritmo che cambia spesso, decretando così il successo o il fallimento dei propri autori, con un incredibile e improvviso stravolgimento delle sorti, anche ai danni di chi ha in precedenza fatto numerosi investimenti, incoraggiato dai guadagni. Sicché, ben potrebbe avvenire che un creator, prima con diversi milioni di visitatori, d’un tratto si trovi penalizzato dai nuovi algoritmi.

Quanto guadagna un creatore di contenuti 

Ecco le entrate pubblicitarie principali su YouTube.

La quota di condivisione con Google è del 55% (quindi Google trattiene il 45%).

Un canale medio grande guadagna in media 2 euro ogni mille visualizzazioni.

Sugli abbonamenti, invece, Google trattiene il 30%.

Il principale punto problematico di tutta questa struttura è che a fare i “conti” delle visualizzazioni e a renderle note al creator è solo la piattaforma, nel caso di specie Google (proprietaria anche di YouTube). Il creator non ha alcuna possibilità di verifica e di confronto con quanto gli viene presentato dalla piattaforma, ben potendo questa alterare i risultati senza che il proprio utente se ne accorga. Questo rende il creator una sorta di dipendente della piattaforma stessa, perché non è in grado di verificare effettivamente gli utili conseguiti ed esercitare un controllo.

Google, tra l’altro, fornisce solo delle stime di entrate che poi revisiona prima del pagamento, senza alcuna possibilità di proporre contestazioni.

Se Google o una concessionaria di pubblicità bara non solo non c’è tutela, ma non c’è neanche modo di verificarlo.

Sotto un profilo tributario, Google non obbliga ad inserire alcun dato fiscale per aprire l’account o ricevere i pagamenti: è responsabilità dell’utente mettersi in regola con la legislazione fiscale vigente nel suo Paese. Quindi, si può aprire un account YouTube o su Ads anche senza partita Iva. 

Gli importi che eroga Google sono senza trattenuta alla fonte, per cui le imposte vanno dichiarate da chi riceve i compensi.

La nostra legge, invece, impone l’apertura di una partita Iva per tutte le attività abituali e costanti. Quindi, il creator a volte viene messo nella condizione di decidere se dichiarare i pochi ricavi che consegue – a volte, non superiori a poche centinaia di euro al mese – o essere un evasore.

Non è prevista alcuna soglia di esenzione per l’apertura della partita Iva per chi realizza ricavi online.

Un valore per controllare il rendimento del sito o del canale è l’RPM. Questo indica quanto si sta guadagnando ogni mille visualizzazioni (pagine o video). L’RPM può variare in base agli investimenti delle società, ma anche in questo caso il rapporto contrattuale si consuma tra gli investitori e Google, mentre il creator non ha alcuna contezza di tutto ciò. Ad esempio, a dicembre l’RPM è alto perché c’è più pubblicità. Cala poi improvvisamene a gennaio. D’estate, c’è un grosso calo di traffico ma anche di pubblicità e l’RPM è basso. Quindi, le entrate sono influenzate principalmente dalle visite e da quanto stanno spendendo gli inserzionisti.

L’RPM di YouTube è di circa 2 euro. Questa è già la quota al netto della percentuale trattenuta da Google.

Le entrate pubblicitarie principali su Twitch sono invece calcolate in base agli abbonati al canale. 

La quota di condivisione con Amazon è di circa il 40%.

Ci sono tre livelli di abbonamento e il primo costa 4,99 euro. Per gli utenti Amazon Prime è gratis.

Con 1.000 abbonamenti di primo livello possiamo stimare un guadagno di circa 2.000 € al mese.



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3 Commenti

  1. Sicuramente, chi intende fare questo lavoro deve mettere in conto tutte queste variabili e capire se effettivamente può garantirgli delle entrate che gli consentono di svolgere questa attività in forma esclusiva con un solo profilo oppure occuparsi dei contenuti di più profili in modo da assicurarsi che se uno dovesse dargli il ben servito, non è scoperto ma ha anche la possibilità di creare contenuti per altri

  2. Internet ti può offrire tante opportunità, ma bisogna saperle sfruttare al meglio, altrimenti ti mangia vivo e non ne esci. Conosco un bravo professionista che è riuscito a farsi spazio rapidamente su YouTube lavorando senza sosta e riuscendo ad ottenere ottimi risultati. Il segreto è crederci e non fermarsi mai, neppure quando i numeri sembrano avere un rallentamento nella crescita o una caduta temporanea. E’ nel lungo periodo che resistono i più validi!

  3. Nel momento in cui decidi di aprire un canale o hai in mente di trasformarti in un mentore del web, devi sapere che tutto ciò che andrai a pubblicare sarà visualizzato e commentato da migliaia di persone e non puoi permetterti colpi di testa o sgarri, perché talvolta basta una sciocchezza per far crollare la reputazione e far calare gli ascolti o le visualizzazioni. Bisogna tenere bene a mente quali messaggi si vogliono comunicare e che immagine di sé si vuole dare

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