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Entrare nel cassetto fiscale altrui: cosa si rischia?

28 Aprile 2021 | Autore:
Entrare nel cassetto fiscale altrui: cosa si rischia?

L’introduzione abusiva in un sistema informatico è reato. Niente sconti nemmeno se le credenziali erano state ottenute legittimamente da un proprio familiare.

C’è un patrimonio di informazioni ghiotte che non tutti conoscono: l’Anagrafe tributaria contiene una miniera di dati preziosi, utilissimi per chi voglia ficcare il naso negli affari degli altri e conoscere la loro situazione patrimoniale o le ultime dichiarazioni dei redditi presentate. È possibile fare tutto questo anche standosene comodamente seduti a casa propria o dall’ufficio, accedendo in via telematica al sistema informativo messo a disposizione di tutti dall’Agenzia delle Entrate.

Ovviamente, per entrare in questa banca dati occorre un’autorizzazione particolare, che talvolta viene bypassata. Ti renderai conto, già a naso, che questo comportamento è illecito. Ma precisamente cosa si rischia ad entrare nel cassetto fiscale altrui? Senza giri di parole, una severa condanna penale. Si tratta di accesso abusivo ad un sistema informatico e il cassetto fiscale è indubbiamente tale.

Per entrare in questa banca dati occorre un’autorizzazione particolare e specifica, rilasciata al diretto interessato o a una persona da questi delegata. Senza arrivare agli hacker professionisti, talvolta succede che qualcuno si munisce delle credenziali di accesso di un altro, se gliele ha carpite oppure le ha ottenute in qualsiasi maniera. A volte, basta leggere un post-it lasciato sul tavolo o sul monitor del computer. Questo comportamento è illecito. E con il sistema di tracciamento automatico non è difficile risalire a chi ha compiuto le interrogazioni senza averne diritto.

Vediamo quindi esattamente cosa si rischia entrando nel cassetto fiscale altrui: ti anticipiamo che la Cassazione [2] ha confermato la condanna di una donna che aveva ottenuto dalla sorella le password di accesso al sistema informatico fiscale, ma aveva continuato ad usarle anche dopo un litigio per la gestione del patrimonio familiare comune. Da quel momento, la sua condotta è diventata illecita ed ha integrato il reato di accesso abusivo nel cassetto fiscale, che è a tutti gli effetti un luogo privato tutelato dalla legge. Quando si tratta di dati personali, il domicilio digitale equivale a quello fisico: non si può entrare in quella casa senza l’autorizzazione del proprietario.

Cassetto fiscale: cos’è e a cosa serve

Il cassetto fiscale è un servizio, messo a disposizione gratuitamente dall’Agenzia delle Entrate, che consente di accedere alle proprie informazioni fiscali. Si possono consultare i dati delle dichiarazioni, dei rimborsi, dei versamenti effettuati con i modelli F23 o F34, gli atti del registro, come le compravendite immobiliari o le locazioni, gli studi di settore ed indici sintetici di affidabilità fiscale (Isa) e molto altro.

Il “gemello” del cassetto fiscale è l’analogo servizio messo a disposizione da Agenzia Entrate Riscossione, per conoscere tutti i carichi iscritti a ruolo, le cartelle esattoriali emesse e le loro eventuali rateizzazioni o rottamazioni, i pagamenti eseguiti sui debiti tributari e le procedure di riscossione coattiva avviate.

Così, semplicemente accedendo al cassetto fiscale si possono ottenere tutte le informazioni utili sulla situazione patrimoniale e reddituale di un soggetto; ad esempio, posso sapere quanto ha ereditato una persona consultando la sua dichiarazione di successione. È evidente che questi dati personali sono sensibili, perciò l’accesso non può avvenire senza l’autorizzazione dell’interessato tranne nei casi in cui derivi da un obbligo di legge, come gli accertamenti e controlli effettuati dalle Agenzie fiscali o dalla polizia tributaria della Guardia di Finanza.

Cassetto fiscale: chi può accedere?

Può accedere al cassetto fiscale chiunque sia munito delle credenziali fiscali rilasciate dall’Agenzia delle Entrate (nome utente, che coincide con il codice fiscale, password e codice Pin identificativo), valevoli – ma solo fino a ottobre 2021 – per il servizio Fisconline, o il suo omologo Entratel per gli intermediari abilitati, oppure di una qualsiasi delle tre nuove forme di identità digitale:

  • lo Spid, Sistema pubblico di identità digitale, valevole per tutte le pubbliche amministrazioni;
  • la Cie, la nuova Carta d’identità elettronica munita di microchip e rilasciata da tutti i Comuni italiani;
  • la Cns, la Carta nazionale dei servizi, come la tessera sanitaria di ultima generazione.

In alternativa alla consultazione diretta, si può delegare la consultazione del proprio fiscale agli intermediari abilitati alla presentazione telematica delle dichiarazioni [1], come i commercialisti e i consulenti del lavoro, fino a un massimo di due soggetti. Ogni delega ha una validità massima di quattro anni ma è suscettibile di revoca anticipata da parte del contribuente che l’ha conferita, in qualsiasi momento.

Gli intermediari abilitati diventano così in grado di consultare i dati dei propri clienti, ma devono sottoscrivere uno specifico regolamento predisposto dall’Agenzia delle Entrate, che contiene le condizioni generali di adesione al servizio. Inoltre, l’intermediario ha l’obbligo di fornire al contribuente l’informativa sul trattamento dei dati personali.

Uso dei dati del cassetto fiscale: limiti

L’intermediario munito di delega alla consultazione deve rispettare tutte le misure di sicurezza e i vincoli di riservatezza sull’utilizzo dei dati personali previsti dal Codice privacy [2].

In particolare, l’intermediario deve curare che «le informazioni acquisite non vengano divulgate, comunicate, cedute a terzi, né in alcun modo riprodotte»: dunque, dovrà vigilare sulla sua struttura organizzativa e sul personale alle sue dipendenze.

È importante notare che tutti gli accessi al sistema informativo dell’Anagrafe tributaria sono tracciati per legge. Così si può risalire, anche a distanza di tempo, a chi ha effettuato determinate interrogazioni sul conto di qualsiasi soggetto.

Entrare nel cassetto fiscale altrui senza autorizzazione

Cosa succede ad entrare nel cassetto fiscale altrui senza autorizzazione? Una condanna penale per il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico [2]. Questo reato punisce, con la reclusione fino a tre anni, «chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo».

La pena è aumentata, e può arrivare fino a cinque anni di reclusione, se:

  • il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato, o con abuso della qualità di operatore del sistema; così, ad esempio, un funzionario dell’Agenzia Entrate che consulta abusivamente i dati dei contribuenti per finalità estranee al servizio risponderà di questa aggravante;
  • il colpevole per commettere il fatto usa violenza sulle cose o alle persone, ovvero se è «palesemente armato»;
  • dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento del sistema o l’interruzione totale o parziale del suo funzionamento, ovvero la distruzione o il danneggiamento dei dati, delle informazioni o dei programmi in esso contenuti. Quest’ultima previsione è sancita per contrastare il fenomeno degli hacker, i quali non si limitano ad introdursi in un sistema informatico per acquisirne i dati ma cercano anche di danneggiarlo o distruggerlo. La fattispecie penale incriminatrice, infatti, tende a tutelare l’inviolabilità dei dati personali sotto ogni profilo.

Accesso abusivo al cassetto fiscale: conseguenze penali

In un recente caso, la Corte di Cassazione [3] ha affermato che il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico si configura proprio nel caso di ingresso non autorizzato nel cassetto fiscale di un’altra persona. Nel caso deciso, si trattava di una donna che era entrata nel sistema utilizzando le credenziali inizialmente rilasciate dalla sorella, ma aveva proseguito contro la sua volontà nelle successive consultazioni.

È interessante osservare che, in quest’ultima pronuncia della Suprema Corte, la condotta di chi «si mantiene» nel sistema informatico del cassetto fiscale, dopo un primo ingresso compiuto in maniera legittima, costituisce anch’essa reato: sussiste, infatti, una violazione delle condizioni imposte per limitare l’accesso. E sono irrilevanti gli scopi e le finalità per cui si è agito. Nel caso deciso, dai giudici di piazza Cavour, la donna si era impossessata delle credenziali di accesso, e le aveva poi modificate all’insaputa della sorella, per garantirsi la consultazione esclusiva dei dati non suoi, in modo da verificare come veniva gestito il patrimonio immobiliare, esaminando i contratti di locazione stipulati ed i redditi percepiti dagli affitti.

Così gli Ermellini hanno stabilito questo principio di diritto, che varrà in casi analoghi: configura il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico «la condotta di chi si introduce nel cassetto fiscale altrui, contenuto nel sistema informatico dell’Agenzia delle Entrate, utilizzando password modificate e contro la volontà del titolare». Leggi anche l’articolo “Rubare password: rischi legali“.


note

[1] Art. 3, co. 3, D.P.R. 322/1998.

[2] Artt. 33 e ss. D.Lgs. n. 196/2003, ora trasfuso nel D.Lgs. n.101 del 10.08.2018.

[3] Art. 3, comma 2, D.Lgs. n. 39/2012.

[4] Art. 615 ter Cod. pen.

[5] Cass. sent. n. 15899 del 27.04.2021.


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