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Come non pagare le tasse in Italia?

20 Agosto 2021 | Autore:
Come non pagare le tasse in Italia?

I modi legali, poco legali e per niente legali che vengono utilizzati per fregare il Fisco: dallo sparire dalla circolazione alla finta separazione.

Non si fa. Evadere il Fisco non si fa. Conviene scriverlo subito, prima che pensi di trovare in questo articolo i consigli pratici su come non pagare le tasse in Italia per vivere sulle spalle dei contribuenti onesti. Quello che leggerai, invece, è il modo in cui chi sta male solo a sentir nominare l’Agenzia delle Entrate cerca di tenere per sé il 100% del proprio reddito senza condividere con lo Stato (cioè con tutti) la fetta che gli toccherebbe corrispondere. L’equazione dell’evasore è semplice: «Quel che è mio resta a me e di quel che è degli altri prendo la mia parte». Il punto è che c’è chi riesce a farlo legalmente, cioè senza violare alcuna norma.

Poi, ovviamente, c’è chi cammina sul filo della legalità, con mezzo piede al di là e mezzo al di qua della linea che separa quello che si può e quello che non si può fare. E chi, infine, non si fa troppi problemi a nascondere al Fisco il proprio gruzzolo di ricchezza, tanta o poca che sia. Per avarizia, per principio, qualcuno addirittura per dimostrare a sé stesso (e a qualche amico stretto durante le cene goliardiche) che riesce ad essere più furbo dell’Agenzia delle Entrate perché ha scoperto come non pagare le tasse in Italia.

Non pagare le tasse diventando «inesistente»

Indossando l’immaginario mantello magico di Harry Potter, c’è chi riesce a diventare invisibile al Fisco per non pagare le tasse in Italia. È una situazione paradossale perché, proprio per evitare questa eventualità, dal momento in cui usciamo dal ventre materno, risultiamo iscritti ad un ufficio anagrafe tramite l’atto di nascita e all’ufficio tributi attraverso il codice fiscale. In altre parole: oltre a parenti ed amici dei genitori, anche il Comune di residenza e il Fisco ci danno il benvenuto alla vita.

Poi, si cresce e si scopre come non pagare le tasse: non si presenta la dichiarazione dei redditi, non si apre un conto in banca e, di conseguenza, non si acquista con la carta di credito o con il Bancomat, non si rinnova la carta d’identità, non si fa la patente e si impara a guidare «a orecchio» avendo l’accortezza di utilizzare l‘auto intestata a qualcun altro, non si fa il certificato di residenza, si intestano utenze e affitto alla compagna o al compagno (ovviamente, non ci si può sposare) oppure al solito prestanome, ci si tiene stretti un amico medico, possibilmente chirurgo perché in caso di bisogno non si potrà andare in ospedale, non si fa nemmeno la tessera del supermercato, ecc.

In poche parole: non si fa una sola mossa che richieda di dichiarare il proprio nome e cognome e che lasci traccia del proprio passaggio in questa valle di lacrime. Nemmeno il cellulare intestato, nemmeno un indirizzo di posta elettronica.

Il Fisco può fare qualcosa? Attendere un passo falso. L’amministrazione tributaria esegue dei controlli incrociati con delle verifiche sulle utenze domestiche, le visite mediche, le spese legate all’auto o ai viaggi e via dicendo. Insomma, un duello a distanza.

Non pagare le tasse scappando dall’Italia

Forse, la parola «scappare» è un po’ forte. Diciamo che si può evitare di pagare le tasse in Italia «trasferendosi oltreconfine», che suona più elegante. Magari, in uno di questi Paesi che garantiscono la possibilità di vivere con pochi soldi e di avere una pressione fiscale molto più bassa rispetto alla nostra. A quel punto, si finisce per pagare meno tasse altrove con la garanzia di risparmiare. Tuttavia, si rischia di diventare davvero un fuggitivo a vita.

Quando uno decide di andare a vivere fuori dall’Italia deve iscriversi all’Aire, ovvero all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. Ma non solo. Non si può, infatti:

  • essere iscritti nell’anagrafe della popolazione residente in Italia per più della metà dell’anno (183 giorni oppure 184 negli anni bisestili);
  • essere domiciliati in Italia sempre per più di metà anno;
  • avere la dimora abituale in Italia per più di 183 giorni (184 negli anni bisestili).

Tutto ciò significa che non è possibile evitare di pagare le tasse in Italia fissando la residenza all’estero e basta: bisogna viverci materialmente per almeno 184 giorni l’anno. Altrimenti, scatta l’accusa di evasione contro la quale, ovviamente, il nostro furbo Mister X avrà già trovato una soluzione.

Fare delle donazioni in beneficenza

Altro modo legale per non pagare le tasse in Italia è quello di sembrare una brava persona. C’è qualcosa di più onorevole al mondo di regalare una parte dei propri soldi ad un ente no profit per aiutare i più sfortunati? O a una società sportiva dilettantistica, in modo da consentire ai nostri ragazzi di svolgere una sana attività di gruppo restando lontani dalla minaccia della vita di strada e dalla noia? Come rifiutarsi di essere solidali, soprattutto se farlo comporta non pagare le tasse? Certo, perché una donazione ad uno di questi enti o società si traduce in uno sconto fiscale del 25%. Un quarto delle imposte in meno. Ma si può fare di meglio.

Si può, ad esempio, mettere in piedi la propria Onlus, Fondazione, società sportiva ecc. A quale pro? Allo scopo di metterci su dei soldi (il più possibile, per ottenere maggiori benefici fiscali) sui quali si pagherà il 25% delle tasse in meno, si ricaverà il 5 per mille delle tasse che pagano gli altri e si incasserà il denaro che i cittadini di buona volontà doneranno quando verranno inondati di tenere e commoventi immagini con accanto la scritta «Dona 2 euro mandando un sms al 48….». Si cavalca il lavoro di tante associazioni e organizzazioni che si danno da fare al solo scopo di solidarietà ed è fatta. I conti tornano, no?

Volendo, c’è chi evita di pagare le tasse anche senza ricorrere alla beneficenza ma costituendo delle società apposta. Un modo apparentemente legale per risparmiare con il Fisco ma, pur sempre, illecito. In pratica, si crea una società per usarla come «schermo» ed a cui intestare i propri beni. Si va dal notaio per metterla in piedi e, in quella sede, si registra il versamento di capitale sociale. Poi, si fa un «finanziamento soci» alla stessa società la quale compra il bene, ad esempio, un’auto. L’atto non viene comunicato all’Agenzia delle Entrate e così il socio, di fatto vero utilizzatore del bene, non viene «intercettato» dal redditometro.

Fatture false o scontrini invisibili

Se fin qui abbiamo visto alcuni esempi di quella che potremmo chiamare «furba legalità», l’elenco dei sistemi per non pagare le tasse in Italia contiene anche delle mosse poco o per niente legali.

Tanti anni fa, prendendo un caffè a mezzogiorno in un bar-trattoria che faceva dei menù fissi per la pausa pranzo quando ancora si pagava in lire, vidi uno degli esempi più lampanti di come si frega il Fisco ogni giorno. Un cliente si avvicinò alla cassa per pagare le 13mila lire di pasto (ai tempi un menù fisso costava sui 7 euro tutto compreso) e il titolare gli disse: «Ti serve la fattura?». Il cliente rispose: «No, mi basta lo scontrino». E il gestore: «Bene, tieni questo da mille lire e se trovi la Finanza dì che hai preso un caffè». Su 13mila lire, insomma, 12mila incassate in nero.

Quello dello «scontrino invisibile» è, infatti, uno dei sistemi che si usano quotidianamente per non pagare le tasse. Alcune volte in maniera dichiarata, come nel caso citato prima, altre in modo più velato: il cliente ha fretta e va via senza chiederlo oppure si fa finta di niente e la consumazione rende al 100%.

Lo stesso succede a volte con ricevute e fatture, non solo al bar o al ristorante. Da che mondo è mondo, c’è chi lavora in nero, si mette d’accordo con il cliente, gli scala la percentuale che avrebbe dovuto pagare al Fisco così sono contenti tutti e due.

Ci guadagnano entrambi (è il Fisco a restarne sempre fuori) anche quando si fa una fattura falsa. Un professionista dice a un altro: «Fammi una cortesia, va’. Fammi una fattura per 1.500 euro, che così la inserisco tra i costi della mia attività e delle tasse che non pago ti giro una parte in contanti». Va da sé che questo sistema può fruttare, ma è illecito. Anche se la fattura fosse di 50 centesimi. E, oltretutto, oggi si rischia di essere beccati più facilmente, visto l’aumento di controlli incrociati tra chi si occupa della caccia all’evasore.

«Ti amo ma non dirlo a nessuno»: le false separazioni

Il Fisco non si fa soltanto gli affari delle società, dei piccoli imprenditori, dei professionisti o del singolo contribuente: guarda anche i conti delle famiglie o, meglio, dei cosiddetti «nuclei familiari». In base a questi conti, concede o meno delle agevolazioni. Se il reddito familiare supera determinate soglie, addio bonus. C’è, però, chi riesce ad abbassarlo con una mossa disperata ma efficace: «Separiamoci, ma solo per finta».

In effetti, così facendo le famiglie diventano due ed i redditi altrettanti. Quello che era 100 si trasforma in due 50 che danno diritto a maggiori detrazioni, a bonus, all’esenzione dell’Imu in quanto ci saranno due prime case, a sussidi e via approfittando. Il guaio è che questa cosa di vivere separati, anche se per finta, può essere pericolosa: uno dei due coniugi potrebbe prenderci gusto.



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