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Lo sai che? L’agenzia delle Entrate può aprire indagini anche sui conti cointestati

Lo sai che? Pubblicato il 26 marzo 2014

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> Lo sai che? Pubblicato il 26 marzo 2014

Anche se intestato a un genitore, alla moglie o al marito, il conto cointestato può essere oggetto di accertamento fiscale: spetta al contribuente accertato dare la prova che i versamenti in tale conto corrispondano a redditi dichiarati al Fisco.

 

Non ci si salva dalle indagini del fisco cointestando il conto corrente a un familiare (la moglie o il marito o, anche tra figli e genitori) o, addirittura, a soggetti terzi estranei alla famiglia. Infatti, l’Agenzia delle Entrate può aprire indagini finanziarie su un contribuente accedendo ai conti correnti cointestati a terzi rispetto al cittadino oggetto di verifica.

Accade di frequente che il Fisco effettui contestazioni su versamenti confluiti nel conto corrente cointestato con familiari, ritenendoli, invece, imputabili al contribuente verificato. Sarà quest’ultimo, in tal caso, a dover fornire prova contraria all’Amministrazione fiscale del fatto che i redditi non sono stati dichiarati correttamente, anche se si tratta di versamenti effettuati su rapporti finanziari cointestati con terzi.

Il vincolo familiare è infatti sufficiente per estendere l’indagine ai conti cointestati sino a ricondurre le movimentazioni rilevate all’attività del contribuente accertato.

Lo ha detto più volte la Cassazione [1], secondo cui è legittimo l’accertamento fiscale fondato sulle presunzioni connesse alle movimentazioni, in entrata e in uscita, sui conti correnti intestati non solo al soggetto accertato ma anche a persone a quest’ultimo legate in qualche modo, quali familiari e terzi. In assenza di idonea giustificazione, i movimenti sul conto cointestato potrebbero essere qualificati come corrispettivo non dichiarato (ossia “nero”).

I contratti bancari si dicono cointestati quando il servizio previsto è utilizzabile da più persone, sia congiuntamente che disgiuntamente. Ad esempio, il contratto di conto corrente può essere sottoscritto da più persone titolari.

Gli interessati possono decidere se operare tutti insieme (a firme congiunte) o ciascuno per suo conto (firme disgiunte). Nel primo caso, ogni operazione, ogni ordine conferito alla banca deve riportare la firma di tutti gli intestatari, dall’emissione di un assegno all’ordine di bonifico con addebito sul conto e la banca non potrà accettare ordini che non siano firmati da tutti i cointestatari. Nel secondo caso (firme disgiunte), ciascuno dei cointestatari ha la libertà di operare senza coinvolgere gli altri: può perfino azzerare il conto e chiuderlo. In entrambi i casi, la banca pretenderà che tutti sottoscrivano la clausola contrattuale relativa ai relativi poteri di firma.

 

Oggi, grazie all’Anagrafe dei Conti, è più facile per l’Agenzia delle Entrate conoscere tutti i rapporti bancari dei contribuenti. Sicché anche quelli cointestati non sfuggono alla lente di ingrandimento del fisco.

note

 

[1] Cass. sent. n. 21132/2011 e n. 20449/2011.

 

Autore immagine: 123rf.com


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