Diritto e Fisco | Articoli

WhatsApp come prova nel processo

28 Aprile 2021
WhatsApp come prova nel processo

Non sempre è legittima l’acquisizione mediante mera riproduzione fotografica dei messaggi WhatsApp conservati nel telefono.

Non tutti i giudici sono ancora d’accordo sulla validità di WhatsApp come prova nel processo. Dimostrazione ne è la recente sentenza della Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia [1] che, seppur nell’ambito di una lite fiscale, ha escluso la possibilità che una chat scambiata sulla nota app di messaggistica potesse avere un peso a favore delle tesi sostenute dal contribuente. Secondo i giudici, la messaggistica istant messaging system, alla quale è riconducibile il circuito WhatsApp, non assume valenza probatoria spendibile in sede processuale, incluso il giudizio tributario, dal momento che la sua archiviazione avviene solo sullo specifico dispositivo, a differenza dei comuni sms i quali vengono memorizzati dalle compagnie telefoniche. 

Anche se sono sempre più numerose le aule di tribunale dove le chat WhatsApp vengono acquisite agli atti del processo e fungono da prova documentale (leggi WhatsApp: la chat ha valore legale?), sul punto c’è ancora molta incertezza. E ciò perché nessuna norma ne regolamenta la validità. Nel processo civile, infatti, le prove sono solo “tipiche” ossia quelle indicate dal Codice di procedura. E tra queste non ci sono sicuramente né la chat, né gli sms: non solo perché all’epoca in cui fu scritta la legge non esistevano gli strumenti informatici, ma anche perché il legislatore non si è mai preoccupato di regolamentarli. 

Risultato: le chat di WhatsApp hanno valore di mere riproduzioni meccaniche che possono valere come documento probatorio nei limiti in cui non contestate in processo dall’avversario. 

Di qui il ricorso a numerosi strumenti e perizie rivolti a conferire un valore di maggiore certezza alle estrapolazioni dei dati dal telefonino. Ci sono società informatiche che svolgono questa attività di certificazione, con una sorta di perizia giurata. In altri casi, si provvede a fare lo screenshot, con dubbi di validità di tale tecnica potendo essere facilmente alterato da un qualsiasi programma di foto editing. In altri casi, si pensa che l’esportazione della chat su un file possa supplire alle deficienze di tale prova.

Se anche nel processo penale le chat WhatsApp vengono usate con maggiore disinvoltura, in merito all’efficacia probatoria della messaggistica istantanea nell’ambito del processo civile e tributario i giudici emiliani hanno escluso il suo utilizzo, richiamando l’orientamento della Cassazione penale del 2017 [2]. Secondo tale precedente, i messaggi WhatsApp possono trovare ingresso nel processo soltanto se, a seguito dell’acquisizione del supporto telematico o figurativo contenente la relativa registrazione, sia possibile verificare l’affidabilità, la provenienza e l’attendibilità del contenuto delle conversazioni. In pratica, l’utilizzabilità della conversazione effettuata via WhatsApp è condizionata all’acquisizione del supporto telematico contenente la registrazione.

«La registrazione delle conversazioni WhatsApp, operata da uno degli interlocutori, costituisce una forma di memorizzazione di un fatto storico. L’utilizzabilità della stessa è, tuttavia, condizionata dall’acquisizione del supporto — telematico o figurativo — contenente la menzionata registrazione, svolgendo la relativa trascrizione una funzione meramente riproduttiva del contenuto della principale prova documentale. È indispensabile, infatti, controllare l’affidabilità della prova medesima mediante l’esame diretto del supporto onde verificare con certezza sia la paternità delle registrazioni sia l’attendibilità di quanto da esse documentato». In assenza di ciò, quindi, è legittimo il provvedimento con cui il giudice di merito rigetta l’istanza di acquisizione della trascrizione di conversazioni, effettuate via WhatsApp e registrate da uno degli interlocutori.

La stessa Cassazione [3] ha, più di recente, fornito ulteriori istruzioni sull’acquisizione della riproduzione fotografica (lo screenshot) dei messaggi WhatsApp conservati nel telefonino, ritenendo la stessa sufficiente a valere come prova. 


note

[1] Ctp Reggio Emilia sent. n. 105/01/21.

[2] Cass. pen. sent. n. 49016/2017

[3] Cass. pen. sent. n. 839/2020.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube