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Nipote a carico del nonno pensionato

28 Aprile 2021
Nipote a carico del nonno pensionato

Come mettere un nipote a carico? Il nonno può usufruire delle detrazioni d’imposta spettanti per carichi di famiglia nel caso di nipoti e figli non conviventi con lui?

Per usufruire delle detrazioni fiscali per i familiari a carico bisogna rispettare alcune condizioni, la principale delle quali è costituita dalla convivenza. Ciò nonostante la legge consente, in ipotesi eccezionali, di porre a carico anche soggetti che dimorino in altra abitazione come spesso succede tra nonni e nipoti o tra genitori e figli sposati ma privi di reddito. 

L’esperienza conosce numerosi casi di nipote a carico del nonno pensionato. Ma com’è possibile che ciò si realizzi? In altri termini, come mettere un nipote a carico e cosa vuol dire «fiscalmente a carico»? Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Cosa vuol dire fiscalmente a carico?

Sono considerati familiari fiscalmente a carico i membri della famiglia che nel 2020 hanno posseduto un reddito complessivo uguale o inferiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili (4mila euro se si tratta di un figlio di età non superiore a 24 anni).

Avere “familiari a carico” significa poter usufruire delle detrazioni fiscali che riducono la tassazione del reddito e, quindi, implicano un maggior carico fiscale sulla dichiarazione dei redditi. 

A chi spettano le detrazioni per familiari a carico?

La detrazione per familiari a carico spetta al contribuente per il quale tale familiare sia, nell’ordine:

  • coniuge;
  • figlio;
  • altro familiare purché convivente oppure per il quale è versato un assegno alimentare (non risultante dai provvedimenti dell’autorità giudiziaria). 

Il vincolo del rapporto di parentela non opera qualora il soggetto interessato alla detrazione abbia un reddito incapiente o ne sia del tutto privo.

Come mettere un nipote a carico?

Ipotizziamo una famiglia costituita da due coniugi incapienti, ossia disoccupati o con reddito talmente basso da non essere soggetti a tassazione Irpef. Conseguentemente, questi non potranno usufruire delle detrazioni fiscali proprio perché non versano imposte. 

In tali casi, potrebbe tornare utile porre uno dei due coniugi a carico del relativo genitore e, insieme a questi, anche i figli (ossia i nipoti del nonno). 

È possibile porre tanto il figlio quanto il nipote a carico del nonno.

In particolare, si possono avere a carico anche i nipoti, figli dei figli, anche se non conviventi, se materialmente sono mantenuti dai nonni. 

Come chiarito dall’Agenzia delle Entrate con una apposita risoluzione [1], il genitore potrà considerare fiscalmente a carico il proprio figlio, sebbene sposato con prole e non convivente con lui, in quanto il coniuge non possieda alcun reddito. Si pensi, ad esempio, alla figlia sposata con un uomo disoccupato che resta a carico del padre, nonostante non viva più con lui e sia residente altrove. 

Per il medesimo presupposto, i nipoti possono essere considerati fiscalmente a carico del nonno, ma, in quanto rientranti nel novero di “altri familiari”, dovrebbero convivere con lui, oppure ricevere da lui un assegno alimentare (deve cioè dimostrare di provvedere al loro mantenimento versando periodicamente delle somme ai genitori per il loro sostentamento).

Per i figli non è, invece, richiesto il requisito della convivenza o la prova degli assegni alimentari. Quindi, un genitore può sempre porre a proprio carico il figlio anche se sposato e residente altrove ed anche se non fornisce prova degli assegni alimentari sempre che il coniuge sia privo di redditi.

Naturalmente, resta necessario rispettare il requisito del reddito. In particolare, è richiesto che tutti i soggetti “a carico” non abbiano conseguito un reddito complessivo superiore a 2.840,51 euro, al lordo degli oneri deducibili o di 4.000,00 euro se si tratta di un figlio di età non superiore a 24 anni.

Altri familiari a carico

Per le “altre persone” a carico, già la circolare n. 95 del 12 maggio 2000, punto 3.1.4, ha precisato che la detrazione spetta «anche per la nuora e per il nipote», che non possiedono individualmente un reddito complessivo superiore a 2.840,51 euro, a condizione che gli stessi convivano con il nonno oppure, se non conviventi, a condizione che il nonno corrisponda loro assegni alimentari non risultanti dai provvedimenti dell’autorità giudiziaria.

Importi delle detrazioni

Vediamo ora qual è l’ammontare delle detrazioni per familiari a carico [2]. Dall’imposta lorda si detraggono per carichi familiari i seguenti importi:

  • 800 euro per ciascun figlio, compresi i figli naturali riconosciuti, i figli adottivi e gli affidati o affiliati e la detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 95.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 95.000 euro;
  • 750 euro, da ripartire pro quota tra coloro che hanno diritto alla detrazione, per ogni persona indicata nell’articolo 433 del Codice civile che conviva con il contribuente o percepisca assegni alimentari non risultanti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria. La detrazione spetta per la parte corrispondente al rapporto tra l’importo di 80.000 euro, diminuito del reddito complessivo, e 80.000 euro.

Un nonno può mettere a proprio carico il nipote anche se non dimora con lui a patto che dimostri di provvedere al suo mantenimento, pagando periodicamente un assegno ai genitori per le sue necessità.

Il genitore può mettere a suo carico anche il figlio o la figlia coniugato/a e non residente con lui a patto che il coniuge sia privo di redditi.

note

[1] Ag. Entrate risoluzione 461/E/2008.

[2] Art. 12, comma 1, lettere c) e d), del D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 (c.d. Testo Unico delle Imposte sui Redditi), come modificato da ultimo dall’art. 1, comma 6, della legge 27 dicembre 2006 n. 296 – legge finanziaria per il 2007.


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