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Revoca fondo patrimoniale tra coniugi

29 Aprile 2021 | Autore:
Revoca fondo patrimoniale tra coniugi

L’azione revocatoria consente ai creditori di pignorare i beni del fondo. Marito e moglie vanno insieme in causa, anche se il debito è di uno solo.

I coniugi possono conferire alcuni dei loro beni, mobili e immobili, in un fondo destinato a soddisfare i bisogni della famiglia. Questo fondo agisce da schermo contro i creditori della coppia o di uno solo dei suoi membri, tranne quando il debito era sorto proprio per esigenze familiari. La revoca del fondo patrimoniale tra coniugi è però ammessa quando un creditore che non è stato pagato agisce per far dichiarare dal giudice l’inefficacia del fondo nei suoi confronti. Questa azione è chiamata appunto «revocatoria» ed è soggetta a precisi termini e condizioni.

Da un lato ci sono i creditori che intendono tutelarsi dalle insolvenze, dall’altro lato c’è la coppia dei coniugi che vanta il suo diritto alla validità del fondo patrimoniale già costituito con atto notarile regolarmente trascritto. Queste controversie sono complesse e in molti casi sfociano in cause che vengono decise dai tribunali. È quindi importante conoscere in anticipo il meccanismo, per evitare brutte sorprese.

In questo articolo, scoprirai che in parecchi casi il fondo non ripara ed è sostanzialmente inutile se viene istituito con lo scopo di non pagare i debiti sottraendo i propri beni alle azioni esecutive. Vediamo come funziona in concreto la revoca del fondo patrimoniale tra coniugi per capire quando è possibile e quali conseguenze comporta.

Fondo patrimoniale: cos’è e a cosa serve

Il fondo patrimoniale serve a tutelare i beni della famiglia dai debiti futuri. Ad esempio, una coppia potrebbe conferire nel fondo la casa di proprietà, o quella delle vacanze, per tenerla immune da eventuali pignoramenti del Fisco o di creditori privati. Esso agisce, quindi, come uno “scudo” dalle possibili aggressioni patrimoniali che potrebbero verificarsi durante la vita familiare.

La sua costituzione è piuttosto semplice: avviene con atto notarile nel quale si indicano tutti i beni che entreranno a far parte del fondo. Il fondo patrimoniale può essere costituito anche a favore dei figli, per garantire le spese necessarie al loro mantenimento ed educazione. In tal caso, le operazioni compiute sui beni del fondo dovranno essere autorizzate dal giudice tutelare.

Fondo patrimoniale: efficacia

L’efficacia dello scudo offerto dal fondo patrimoniale è piuttosto limitata: i beni inseriti nel fondo potranno ugualmente essere pignorati, se l’obbligazione da cui nasce il debito è stata assunta per i bisogni della famiglia. La giurisprudenza intende questa nozione in senso esteso, facendovi rientrare non solo le spese essenziali (come il mutuo della casa, l’acquisto dei generi alimentari, le cure mediche), ma anche quelle volte al benessere ed allo sviluppo della famiglia, «restando escluse solo le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti meramente speculativi», come ha affermato ultimamente la Cassazione [1].

Pertanto, solo i debiti contratti per scopi speculativi o voluttuari (un viaggio vacanze, l’acquisto di un gioiello o di un orologio di lusso) non consentiranno di instaurare azioni esecutive sui beni presenti nel fondo. Quindi, in parecchi casi, il fondo patrimoniale è pignorabile: tutto dipende dalla connessione o meno dei debiti assunti da uno dei coniugi, o da entrambi, con le esigenze familiari, che non possono costituire una scusa o un pretesto per non pagare.

Azione revocatoria: come funziona?

La legge offre un importante strumento ai creditori che sono rimasti impagati. Con l’azione revocatoria prevista dal Codice civile [2] i creditori possono far dichiarare inefficaci nei loro confronti gli atti patrimoniali che hanno leso i loro diritti.

L’azione revocatoria serve a rendere inutile, ad esempio, donare un immobile ai propri parenti quando già si sa che arriveranno grosse cartelle esattoriali, o azioni esecutive promosse da banche o finanziarie per prestiti non restituiti. Infatti, anche il Fisco può revocare il fondo patrimoniale.

Per evitare le frodi che sarebbero possibili fingendosi nullatenenti quando in realtà ci sono cospicue disponibilità economiche messe da parte, la legge consente al creditore di potersi comunque soddisfare sui beni del debitore, anche se nel frattempo essi erano stati alienati, donati o ceduti a terzi in qualsiasi maniera.

In tutti questi casi, grazie all’azione revocatoria, l’impignorabilità non opera neppure quando i beni immobili sono stati trasferiti con atto del notaio: la disposizione patrimoniale è inefficace nei confronti del creditore che procede per recuperare il dovuto. Insomma, è inutile credere di poter utilizzare il fondo patrimoniale come un modo per fare debiti senza pagarli.

Azione revocatoria fondo patrimoniale: condizioni e termini

L’azione revocatoria è senza dubbio possibile anche per i beni conferiti nel fondo patrimoniale, perché è consentita anche sugli atti di disposizione compiuti a titolo gratuito, come ha affermato la Corte di Cassazione [3].

L’azione revocatoria in questo caso è tesa a dimostrare che il fondo patrimoniale è in realtà una simulazione per non pagare i debiti, anziché uno strumento destinato veramente a soddisfare i bisogni della famiglia. La prova necessaria è rappresentata dalla consapevolezza del debitore di arrecare pregiudizio agli interessi del creditore, e può essere desunta dalle clausole presenti nel fondo stesso.

La legge [4] stabilisce che il termine utile per esercitare l’azione revocatoria è di cinque anni dalla data dell’atto di costituzione del fondo, che però decorre non dal momento della stipula ma da quello, successivo, della sua trascrizione nei pubblici registri immobiliari o, come ha ritenuto la Cassazione [5], dalla data della sua annotazione nell’atto di matrimonio. Si tratta di un termine di prescrizione, oltre il quale il creditore non potrà più far valere il suo diritto.

Fondo patrimoniale e litisconsorzio necessario tra coniugi

Con l’espressione “litisconsorzio necessario” si intende una causa dove tutte le parti interessate devono essere chiamate insieme, per partecipare nel medesimo giudizio, altrimenti la sentenza emanata senza aver dato ad uno degli interessati la possibilità di intervenire sarebbe inefficace nei suoi confronti.

Nel caso del fondo patrimoniale, la Cassazione ritiene che il litisconsorzio sia necessario: perciò, se un creditore promuove l’azione revocatoria, deve chiamare in giudizio entrambi i coniugi, non solo il debitore, altrimenti la pronuncia non avrebbe effetto sull’altro e ciò evidentemente diminuirebbe le possibilità del creditore di soddisfarsi sui beni comuni.

Come ha affermato la Suprema Corte in una nuova sentenza [6], questo principio è valido anche quando il coniuge non debitore «non sia neppure proprietario dei beni costituiti nel fondo stesso», perché in ogni caso egli beneficia dei frutti dei beni costituiti nel fondo (come i canoni di locazione percepiti dagli inquilini) e, quindi, sarebbe destinatario «degli eventuali esiti pregiudizievoli conseguenti all’accoglimento della domanda revocatoria». Ciò comporta che, se i coniugi perdono la causa, saranno entrambi tenuti a pagare le spese in favore della parte vittoriosa.

Per approfondire leggi anche “Revoca fondo patrimoniale: ultime sentenze“.


note

[1] Cass. ord. n. 2904/21 del 08.02.2021.

[2] Art.2901 Cod. civ.

[3] Cass. ord. n. 10595 del 04.06.2020.

[4] Art. 2903 Cod. civ.

[5] Cass. sent. n.5889 del 24.03.2016.

[6] Cass. ord. n. 11124 del 28.04.2021.


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