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Visite mediche al lavoro: quando devono essere fatte?

21 Agosto 2021
Visite mediche al lavoro: quando devono essere fatte?

Il datore di lavoro deve verificare che i dipendenti siano idonei a svolgere le proprie mansioni.

Il medico competente aziendale ti ha convocato per una visita. Vuoi sapere quando devono essere fatte le visite mediche al lavoro. Inoltre, ti chiedi: quali esami ed accertamenti vengono effettuati dal medico aziendale?

Prima di rispondere a queste domande è opportuno premettere perché il datore di lavoro verifica lo stato di salute dei lavoratori. L’organizzazione di un sistema di controllo sull’idoneità dei dipendenti alle mansioni è un obbligo che deriva direttamente dalla legge. Tale attività viene detta sorveglianza sanitaria e avviene tramite le visite mediche al lavoro; ma quando devono essere fatte?

La legge stabilisce la periodicità delle verifiche da effettuare sullo stato di salute dei lavoratori ma, in ogni caso, è il medico aziendale a dover decidere quando è necessario sottoporre nuovamente un lavoratore al controllo, al fine di tutelare al meglio la salute e la sicurezza del personale. Vediamo come funziona questo servizio.

Cosa si intende con obbligo di sicurezza?

La firma del contratto di lavoro fa nascere diritti e obblighi reciproci tra le parti. Uno dei doveri che il datore di lavoro si assume quando sottoscrive la lettera di assunzione è la tutela della salute e della sicurezza del lavoratore. Tale onere viene detto obbligo di sicurezza [1] e si traduce nel dovere di adottare tutte le misure necessarie a garantire un ambiente di lavoro sano e sicuro. Ad esempio, il datore di lavoro deve fornire ai dipendenti i dispositivi di protezione individuale, formare il personale su come occorre lavorare in sicurezza, installare estintori da utilizzare in caso di incendio, etc.

Se l’imprenditore non rispetta questo obbligo, incorre nella responsabilità contrattuale e, se tale mancanza provoca infortuni o malattie professionali al dipendente, quest’ultimo può agire in giudizio e chiedere il risarcimento del danno subito al datore di lavoro.

Cos’è la sorveglianza sanitaria?

Uno degli adempimenti che l’imprenditore deve porre in essere per rispettare l’obbligo di sicurezza è la sorveglianza sanitaria [2], ossia, un servizio organizzato dal medico competente aziendale che consiste nella verifica dell’idoneità dei dipendenti allo svolgimento delle mansioni assegnate loro sulla base del contratto di lavoro. Tale attività viene svolta tramite visite mediche periodiche durante le quali il medico controlla lo stato di salute del lavoratore e la sua idoneità al lavoro, che deve essere verificata con riferimento agli specifici rischi insiti nell’attività svolta.

Gli esami a cui il medico sottopone il dipendente variano a seconda dei rischi presenti in azienda. Ad esempio, un operaio che lavora su una linea produttiva molto rumorosa verrà sottoposto ad esami audiometrici; un lavoratore che solleva pesi sarà controllato sotto il profilo muscolo-scheletrico, e così via.

Sorveglianza sanitaria: quando devono essere fatte le visite?

La legge prevede che le visite mediche di controllo sui lavoratori debbano essere effettuate nei seguenti casi:

  • dopo l’assunzione, prima dell’effettivo inizio della prestazione;
  • periodicamente, di norma, una volta l’anno o con la diversa frequenza stabilita dal medico competente in funzione della valutazione del rischio;
  • su richiesta del lavoratore, qualora sia ritenuta dal medico competente correlata ai rischi professionali o alle sue condizioni di salute;
  • in occasione del cambio della mansione al fine di verificare l’idoneità alla mansione specifica;
  • dopo un periodo di assenza per malattia di durata superiore a 60 giorni continuativi;
  • alla cessazione del rapporto di lavoro, nei casi previsti dalla normativa.

Non può mai essere disposta una visita medica su richiesta del datore di lavoro e sono vietate le visite pre-assuntive. L’imprenditore potrebbe, infatti, realizzare una sorta di selezione naturale, scartando i candidati più cagionevoli.

Cos’è il giudizio di idoneità?

La sorveglianza sanitaria serve a controllare che lo stato di salute del lavoratore sia compatibile con il lavoro da svolgere. Per questo, dopo aver effettuato la visita medica di controllo, il medico competente emette un giudizio che può essere di:

  • idoneità;
  • idoneità con limitazioni o prescrizioni;
  • inidoneità temporanea;
  • inidoneità permanente.

Il datore di lavoro dovrà leggere il responso del medico ed organizzare le mansioni del dipendente in modo tale da rispettare le indicazioni contenute nel giudizio. Se, ad esempio, la valutazione è di idoneità ma al lavoratore viene prescritto di non fare il turno notturno, l’azienda dovrà riorganizzare la turnazione escludendo il dipendente dalle notti.

In caso di idoneità con limitazioni o prescrizioni o inidoneità, l’azienda dovrà verificare se ci sono mansioni compatibili con le indicazioni del medico e, qualora siano assenti, potrà procedere al licenziamento del lavoratore per inidoneità sopravvenuta alla prestazione.

Giudizio di idoneità: può essere impugnato?

L’azienda e il lavoratore potrebbero avere interesse a modificare la valutazione espressa dal medico competente. Per questo la legge prevede la possibilità di presentare ricorso avverso i giudizi del medico competente entro trenta giorni dalla data di comunicazione del giudizio stesso. L’impugnazione deve essere presentata all’organo di vigilanza territorialmente competente (di solito, è il servizio prevenzione ambienti di lavoro della Asl) che dispone, dopo eventuali ulteriori accertamenti, la conferma, la modifica o la revoca del giudizio stesso.


note

[1] Art. 2087 cod. civ.

[2] Art. 41 D. Lgs. 81/2008.


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