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Notifica cartella esattoriale: tutto ciò che c’è da sapere

29 Aprile 2021
Notifica cartella esattoriale: tutto ciò che c’è da sapere

La guida completa sulla notifica degli atti fiscali di Agenzia Entrate Riscossione: l’ipotesi dell’irreperibilità e della momentanea assenza. 

La notifica della cartella esattoriale è un momento assai importante e, nello stesso tempo, delicato: dalla correttezza di questa procedura dipende infatti la validità della cartella stessa e, quindi, l’eventuale annullamento da parte del giudice. Pertanto, è bene conoscere le norme e le regole che disciplinano tutto l’iter che va dalla spedizione dell’atto alla consegna nelle mani del contribuente, affinché si possa sapere quando ricorrono i profili di nullità che giustificano un ricorso.

Qui di seguito vedremo come si notifica una cartella, quando la stessa si considera conosciuta da parte del destinatario e cosa succede se quest’ultimo, al momento dell’arrivo del postino, non dovesse essere a casa o dovesse essere irreperibile. 

Ma procediamo con ordine e vediamo tutto ciò che c’è da sapere sulla notifica della cartella esattoriale.

A che serve la notifica della cartella esattoriale?

Con il termine notifica si intende tutta la procedura rivolta alla consegna dell’atto al suo destinatario. La notifica, intesa in senso tecnico, può essere effettuata solo da soggetti autorizzati per legge come, ad esempio, l’ufficiale giudiziario, il messo comunale, la polizia municipale, ecc.. Nel caso delle cartelle esattoriali, però, la notifica è rimessa allo stesso Agente della Riscossione Esattoriale (che, per le cartelle derivanti da tributi dovuti allo Stato è Agenzia Entrate Riscossione). Quest’ultimo può spedire in prima persona le raccomandate a.r., recandosi all’ufficio postale e consegnando la busta all’addetto alla spedizione.

Come avviene la notifica della cartella esattoriale?

La notifica può avvenire in tre diversi modi, ossia tramite:

  • raccomandata a.r.;
  • consegna diretta a mani;
  • pec.

Senza dubbio, la raccomandata è la forma di notifica più utilizzata. L’Esattore può avvalersi del servizio di Poste Italiane o di altri servizi postali privati. Dunque, è valida la cartella consegnata da un corriere privato.

La consegna a mani può essere effettuata tramite messi comunali, agenti della polizia municipale e ufficiali della riscossione. In tal caso, non viene consegnata la busta della raccomandata a.r. ma viene consegnato direttamente l’atto, ossia la cartella.

La pec, ossia la posta elettronica certificata, è obbligatoria oggi solo per professionisti, ditte individuali e società. Essa deve essere inoltrata all’indirizzo risultante dal Registro Pubblico Ini-Pec e non può avvalersi di altri indirizzi Pec, seppur riconducibili al contribuente.

Perché la notifica è importante?

La notifica degli atti impositivi è il primo fondamentale momento di conoscenza della pretesa per il contribuente. Da essa partono i termini per versare le somme dovute o per presentare ricorso o istanza di adesione. Quindi, individuarne la data è fondamentale ai fini della difesa.

Obblighi conseguenti alla notifica

L’Agente della Riscossione, al fine di dimostrare che la notifica è avvenuta correttamente, deve conservare la matrice o la copia della cartella con la relata di notifica oppure l’avviso di ricevimento (nel caso di notifica a mezzo raccomandata), per 5 anni ed ha l’obbligo di esibirli su richiesta del contribuente o del giudice in caso di ricorso contro la cartella.

Quando ha effetto la notifica?

Nell’ipotesi di pec, conta il momento di “consegna” sulla casella del destinatario, a prescindere dal fatto che questi apra o non apra la casella. La notifica si ritiene valida e compiuta anche se la casella è piena – perché lo spazio è stato consumato – e la mail torna al mittente.

Invece, nell’ipotesi di notifica con raccomandata o con consegna a mani tramite il messo notificatore, se il contribuente è presente in casa e riceve l’atto, la data di notifica è il giorno di consegna al destinatario.

Quando la notifica avviene in mani proprie del destinatario o di persone di famiglia o addette alla casa, all’ufficio o all’azienda, non è richiesta la sottoscrizione dell’originale da parte del consegnatario.

I problemi si pongono quando il contribuente è momentaneamente assente (cosiddetta «irreperibilità relativa») o ha cambiato indirizzo e questo non è noto (cosiddetta «irreperibilità assoluta»). Di tanto parleremo meglio qui di seguito.

Irreperibilità del contribuente

L’irreperibilità assoluta si verifica quando, nel Comune in cui va eseguita la notifica non vi è abitazione, ufficio o azienda del contribuente. In questi casi, il soggetto che esegue la notifica deve provvedere all’affissione all’albo del Comune di un avviso del deposito, in busta chiusa e sigillata. La notifica ai fini del conto del termine per ricorrere si dà per eseguita l’ottavo giorno dopo quello di affissione.

Tale procedura di affissione va effettuata solo se il messo notificatore non trova il contribuente perché trasferito in luogo sconosciuto. E il messo deve eseguire specifiche ricerche nel Comune di domicilio fiscale, per verificare che non si tratti di cambio di indirizzo nello stesso Comune o di trasferimento in altra località. Se le ricerche falliscono, è possibile il deposito nella casa comunale con affissione dell’avviso nell’albo comunale senza comunicarlo all’interessato [1].

La Corte esclude che bastino risultanze anagrafiche: occorrono effettive ricerche, da indicare nella relata [2].

Momentanea irreperibilità del contribuente 

Se, al momento dell’arrivo del messo notificatore o del postino, il contribuente non è in casa, né sono presenti altri familiari (con più di 14 anni) a cui consegnare l’atto (o questi ultimi si dichiarano non disponibili a ricevere l’atto), si verifica ciò che comunemente viene detta irreperibilità relativa.

Il notificatore allora deve depositare la copia della cartella nella casa comunale (se si tratta di messo notificatore o polizia municipale) o all’ufficio postale (se si tratta di postino), affiggere l’avviso del deposito in busta chiusa e sigillata alla porta dell’abitazione o dell’ufficio o dell’azienda del destinatario (o, come di norma succede, immetterlo nella cassetta delle lettere) e spedire una nuova raccomandata a/r al contribuente (cosiddetta raccomandata informativa) in cui gli dà notizia di ciò, ossia del tentativo di notifica non andato a buon fine. 

Il compimento di tali formalità deve risultare dalla relata di notifica, che fa fede fino a querela di falso, essendo attestata dall’ufficiale giudiziario operante.

La notifica si perfeziona, per il destinatario, al ricevimento della raccomandata informativa o, comunque, decorsi 10 giorni dalla spedizione della stessa [3].

Quanto alla prova dell’invio della raccomandata informativa – condizione essenziale ai fini della validità della notifica – le Sezioni Unite della Cassazione [4] hanno chiarito che questa è costituita non già dalla ricevuta di spedizione: è invece necessaria anche la ricevuta di ritorno.  

Quindi, l’ufficio deve produrre nel giudizio tale documento per provare la notifica. La Cassazione ha ritenuto che anche la reiterata assenza, e quindi i plurimi inutili tentativi per assenza del destinatario, rientrano nella irreperibilità relativa e, quindi, non comportano automaticamente la possibilità di adottare la diversa procedura prevista per l’irreperibilità assoluta [5].

Secondo un orientamento consolidato, se sono noti residenza e indirizzo del destinatario e la consegna non è stata eseguita perché egli risulta temporaneamente irreperibile, va osservata la procedura dell’articolo (con invio della raccomandata a/r di comunicazione del deposito dell’atto nell’albo comunale).

Se invece il messo accerta con ricerche nel Comune di domicilio fiscale che il contribuente risulti trasferito in luogo sconosciuto, si può svolgere la procedura di irreperibilità assoluta. In tal caso, però, si deve verificare che il trasferimento non sia un mero mutamento di indirizzo nell’ambito dello stesso Comune [6].


note

[1] Cass. sent. nn. 9292/2021, 4657/2020.

[2] Cass. sent. nn. 24107/2016 e 19958/2018.

[3] C.Cost. 22 novembre 2012 n. 258 che ha esteso tale disciplina alla notifica della cartella, dichiarando costituzionalmente illegittimo l’art. 26 c. 4 DPR 602/73 e Cass. 24 maggio 2013 n. 12865.

[4] Cass. S.U. sent. n. 10012/2021.

[5] Cass. sent. n. 9292/2021.

[6] Cass. sent. n. 24260/2020.


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