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Cos’è l’illecito disciplinare?

29 Aprile 2021
Cos’è l’illecito disciplinare?

Come funzionano gli illeciti disciplinari per professionisti e lavoratori dipendenti: quali sono le conseguenze e le sanzioni; cos’è il codice deontologico e che valore ha. 

Spesso, ci si chiede cos’è l’illecito disciplinare e quali sono le conseguenze a cui si va incontro in caso di violazioni. Qui di seguito proveremo a fornire alcune indicazioni pratiche: cercheremo di dare la spiegazione del significato di illecito disciplinare e indicheremo dove sono contenute le elencazioni di tali illeciti. Ma procediamo con ordine.

Cos’è l’illecito disciplinare 

L’illecito disciplinare è, in genere, la violazione di una regola propria di una determinata categoria professionale o lavorativa. Ad esempio, commette illecito disciplinare il dipendente che viola il contratto collettivo di lavoro o il medico che non rispetta il codice deontologico. Si tratta quindi di un substrato di norme che si aggiungono a quelle cui tutti gli altri cittadini sono soggetti. 

L’illecito disciplinare può quindi essere compiuto solo dal soggetto che riveste una determinata qualifica o stato e non da chiunque altro. Sempre per rimanere nel campo degli esempi pratici, non commette illecito disciplinare il comune cittadino che presta i propri servizi in favore di due soggetti in lite tra loro, ma è invece responsabile l’avvocato che accetta la difesa di una persona che, in precedenza, era controparte del proprio assistito proprio nella causa contro quest’ultimo.

Per stabilire cos’è l’illecito disciplinare bisogna quindi aver riguardo allo specifico caso a cui si riferisce la violazione e al tipo di attività svolta dal soggetto ritenuto responsabile. 

Non esiste infatti un unico corpo di norme che stabiliscano gli illeciti disciplinari, ma questi sono diversi a seconda dei settori.

Quali sono gli illeciti disciplinari e dove sono indicati? 

Dove si trova allora l’elencazione degli illeciti disciplinari? In generale, gli illeciti disciplinari sono indicati nel codice di condotta della specifica categoria lavorativa a cui essi si riferiscono. 

Nel caso dei professionisti “regolamentati” c’è sempre un codice deontologico che ne definisce i doveri e gli obblighi. Commette, ad esempio, illecito disciplinare l’avvocato che non si presenta in udienza o che viola il decoro della professione tenendo comportamenti deprecabili. Commette illecito disciplinare il medico che fornisce una diagnosi per telefono, senza visitare il proprio paziente. Commette illecito disciplinare lo psicologo che riveli a terzi i segreti comunicatigli dal proprio paziente. Tutti questi comportamenti non sarebbero illeciti se posti in essere da una persona qualsiasi, ma lo diventano proprio perché a commetterli è stato un soggetto tenuto a rispettare il proprio codice deontologico.

Nel caso dei lavoratori dipendenti, gli illeciti disciplinari sono per lo più racchiusi nel contratto collettivo nazionale di lavoro (il cosiddetto Ccnl), nel contratto individuale di lavoro e nel regolamento aziendale. Questi contengono l’insieme di regole comportamentali che diventano obbligatorie per il dipendente non appena viene assunto. Ad essi si aggiungono anche le violazioni della legge valevole per tutti i cittadini. 

Ad esempio, commette illecito disciplinare il dipendente che non timbra il cartellino o non passa il badge davanti al rilevatore, che prende una pausa durante l’orario di lavoro, che utilizza gli strumenti aziendali per fini personali, che non rispetta i clienti e così via. Così come commette illecito disciplinare il dipendente che spaccia durante l’orario di lavoro (reato contestabile a qualunque cittadino), che viola la privacy dei clienti o che picchia un collega.

Che valore ha il codice deontologico?

La Cassazione ha detto che, per le professioni regolamentate, il codice deontologico acquista lo stesso valore di una legge e, pertanto, diventa obbligatorio per tutti gli iscritti.  

Quali sono le conseguenze degli illeciti disciplinari?

La violazione di una norma disciplinare implica l’avvio di un procedimento disciplinare e l’applicazione delle sanzioni previste dal codice di condotta. Quindi, è a quest’ultimo che bisogna far riferimento per sapere quali sono le sanzioni conseguenti a tali comportamenti.

Ad esempio, nel caso dei professionisti, c’è un Ordine professionale che giudica le condotte dei propri iscritti e provvede a comminare le sanzioni. Sanzioni che è lo stesso codice deontologico a stabilire e a graduare in base alla gravità della condotta. Ad esempio, per gli avvocati si va dal richiamo alla sospensione dall’esercizio della professione fino alla radiazione dall’albo. 

Procedimento disciplinare nei confronti dei dipendenti

Un caso a parte riguarda i lavoratori dipendenti. Per questi ultimi il procedimento disciplinare è regolamentato dallo Statuto dei lavoratori. Esso prevede che, in caso di illecito disciplinare, il datore di lavoro invii una diffida al dipendente, comunicandogli l’avvio del procedimento disciplinare e indicando la condotta contestata. Il dipendente ha 5 giorni di tempo per presentare memorie scritte in propria difesa e/o chiedere di essere ascoltato personalmente. Al termine di tale periodo, il datore di lavoro deve comunicare la decisione finale e, quindi, l’irrogazione della sanzione che può andare dal richiamo verbale, alla sospensione dal soldo e dal servizio per arrivare anche al licenziamento nei casi più gravi. 



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2 Commenti

  1. Nel caso in cui un dipendente pubblico picchia un collega, si applica la sanzione disciplinare. Ok. ma come si dimostra ciò? Davanti al datore di lavoro (o al superiore gerarchico) sarà la parola di chi è stato picchiato contro la parola di chi ha picchiato. Prendere arbitrariamente un provvedimento disciplinare contro chi ha picchiato sulla sola parola di chi ha ricevuto, non ci si espone a calunnia? Grazie.

    1. Picchiare una persona è reato. Se l’autore provoca alla vittima una sensazione di dolore, senza conseguenze apprezzabili per la sua salute si configura il reato di percosse. Se invece la condotta violenta comporta il ferimento di un individuo o determina una malattia nel corpo o nella mente, si integra il reato di lesioni personali. Il reato di percosse è procedibile a querela di parte: colui che che picchia un’altra persona potrà essere perseguito a norma di legge se entro 3 mesi dall’aggressione la vittima sporge querela presso le autorità competenti. Il reato di lesioni personali è procedibile d’ufficio: non occorre che la persona offesa sporga querela. Per sottoporre il tuo caso specifico all’attenzione dei professionisti del nostro portale, richiedi una consulenza legale cliccando qui https://www.laleggepertutti.it/richiesta-di-consulenza

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