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Video ricatti: come difendersi?

21 Agosto 2021 | Autore:
Video ricatti: come difendersi?

Sextortion e ricatti in rete: come difendersi dalle minacce di chi si è procurato illegittimamente un filmato privato? Come denunciare alla Polizia postale?

Grazie alle moderne tecnologie è possibile fare cose che solamente qualche anno fa erano inimmaginabili, come ad esempio effettuare una videochiamata, partecipare a distanza a una conferenza, inviare una raccomandata stando comodamente seduti al proprio pc. Come in ogni cosa, purtroppo, anche quando si parla di innovazioni bisogna fare i conti con il rovescio della medaglia, cioè con l’uso distorto che i malintenzionati possono fare di tali strumenti. Sfruttando la possibilità di effettuare filmati semplicemente con il cellulare oppure con specifici virus che entrano nel computer di casa, è purtroppo in voga la pratica illecita di estorcere denaro mediante video ricatti. Come difendersi?

Prima di rispondere a questa domanda va subito chiarito che esistono sostanzialmente tre modi per ottenere filmati da poter utilizzare per ricattare la vittima: effettuare la ripresa con il proprio smartphone; ingannare la vittima mediante un incontro erotico in videochat; accedere abusivamente al pc altrui e prendere il controllo della webcam integrata nel computer. Quest’ultimo modo di agire è tipico degli hacker e non è facile da attuare. In genere, i ricatti che si fondano su questo stratagemma sono sostanzialmente truffe, in quanto il malintenzionato fa solo finta di essere in possesso di un video privato domestico ripreso con la cam del computer di casa. Molto più frequenti sono invece le estorsioni che avvengono per mezzo di riprese effettuate con il proprio cellulare oppure simulando degli incontri in Rete.

Come difendersi dai video ricatti? Quando scatta il reato di revenge porn? Scopriamolo insieme.

Ricatto: è reato?

Quando parliamo di video ricatti facciamo evidentemente riferimento a un ricatto che sfrutta la (presunta) disponibilità di un video che la vittima non vuole che si divulghi. Cosa dice la legge a proposito?

Il Codice penale non prevede il reato di ricatto; nel linguaggio giuridico, infatti, chiunque, mediante violenza o minaccia, costringe qualcuno a fare qualcosa procurandosi un ingiusto profitto risponde del reato di estorsione [1]. La pena prevista è la reclusione da cinque a dieci anni e la multa da mille a quattromila euro, salvo aggravanti.

Con l’estorsione, quindi, la vittima è costretta, mediante minaccia o violenza, a fare qualcosa che altrimenti non avrebbe fatto, oppure, al contrario, a non fare qualcosa che avrebbe fatto. In buona sostanza, la sua volontà viene coartata, cioè forzata, a beneficio del reo.

Ricatto: quando c’è estorsione?

Perché il ricatto si tramuti in un’estorsione penalmente rilevante occorre che:

  • il ricattatore abbia usato violenza nei confronti del ricattato, ovvero l’abbia minacciato, prospettandogli un male ingiusto e notevole (è il caso, appunto, della minaccia di diffondere un video compromettente);
  • il ricattato è costretto, contro la propria volontà, a fare o a non fare qualcosa (ad esempio, a pagare pur di non vedere pubblicato il video);
  • il risultato del ricatto è, contemporaneamente, l’ingiusto profitto del ricattatore (o di terza persona) a fronte dell’ingiusto danno patito dal ricattato.

In poche parole, affinché scatti l’estorsione occorre che la vittima sia posta davanti a questa scelta: assecondare le ingiuste richieste dell’estorsore oppure subire la sua violenza o la sua minaccia.

Video ricatti: in cosa consistono?

I video ricatti altro non sono che estorsioni in piena regola che utilizzano, come minaccia, il prospettare la diffusione di un video compromettente che dovrebbe rimanere privato.

In pratica, il ricattatore chiede qualcosa al ricattato (ad esempio, una somma di danaro) in cambio della restituzione del video oppure della sua distruzione o comunque della promessa di non diffonderlo.

Spesso, il contenuto di tali video è di tipo erotico; in questi casi, si usa il termine sextortion per indicare l’estorsione che approfitta di materiale hard della vittima.

Video ricatti per email: come tutelarsi?

Come detto in apertura, esistono sostanzialmente tre metodi per realizzare un video ricatto:

  • effettuando la ripresa di persona mediante il proprio smartphone;
  • introducendosi abusivamente nel computer altrui, prendendo il controllo della webcam e cominciando a filmare all’insaputa del proprietario per poi chiedere il ricatto per email;
  • invitando la vittima a partecipare a una videochat erotica, all’interno della quale vengono poi salvati i contenuti hot a scopo estorsivo.

Ottenuto il filmato compromettente, l’estorsore provvederà a ricattare la persona ripresa: denaro o altri favori in cambio del segreto sul video.

Se si tratta di una sextortion o, comunque, di un’estorsione tramite Internet, in cui un misterioso soggetto chiede del denaro in cambio della distruzione di un filmato di cui è in possesso, la maggior parte delle volte si tratta di un tentativo di truffa.

L’inganno funziona così. La vittima riceve un’email in cui viene avvisata del fatto che, mediante specifici virus, un hacker ha preso il controllo della webcam del pc, attivandola e filmando a sua totale insaputa, effettuando riprese anche nei momenti intimi.

L’email si conclude chiedendo una somma da pagare (in genere, in bitcoin) in cambio del riserbo sul filmato ottenuto illecitamente. Insomma: un ricatto in piena regola.

In casi del genere, è molto probabile che il ricattatore stia bluffando e che, in realtà, non abbia proprio nulla con sé, se non l’indirizzo email e qualche altro dato sensibile. Ciò perché prendere il controllo della webcam all’insaputa del suo titolare è un’operazione difficile da compiere.

Pertanto, se si riceve un’email in cui si minaccia di pubblicare immagini compromettenti, non si deve in alcun modo cedere al ricatto, in quanto è molto probabile che l’estorsore non sia in possesso di alcun video.

L’unica cosa da fare è segnalare l’accaduto alla Polizia postale affinché risalga al soggetto che ha inviato la richiesta estorsiva. Spesso, però, si tratta di email generate automaticamente: risalire all’autore del ricatto, in questo caso, è davvero difficile.

Video ricatti chat erotiche: come difendersi?

Un altro modo molto comune di ottenere video compromettenti con cui ricattare il soggetto filmato è quello di chiedere l’amicizia su un social, darsi appuntamento in una video chat (ad esempio, su Skype) e salvare le immagini di chi, sottostando alle regole di un gioco erotico, comincia a spogliarsi davanti alla telecamera.

In questi casi, è più che mai valido il detto “prevenire è meglio che curare”. Per evitare estorsioni di questo tipo occorre prestare sempre la massima attenzione e non accettare mai di sottoporsi a tali “esibizioni” davanti a una webcam.

Peraltro, poiché tutto comincia con un contatto sui social, in genere è abbastanza semplice smascherare questi profili fasulli: si tratta di account vuoti, senza post precedenti. Quasi sempre c’è la foto di una ragazza avvenente che si presenta come single e poco più.

Molto spesso sono profili gestiti non da persone, ma da “bot” (chatbot) in grado di intavolare una banale discussione in chat, ma che falliscono nel rispondere a domande complesse e, in genere, si esprimono per frasi fatte.

In ogni caso, se l’inganno è riuscito, la richiesta estorsiva rimane comunque un comportamento illegale che va denunciato alle forze dell’ordine e, per la precisione, alla Polizia postale.

Revenge porn: cos’è?

I ricatti che hanno ad oggetto video erotici sono per certi versi molto vicini al reato di revenge porn, il quale punisce chi, senza il consenso della persona ritratta, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati [2].

La differenza tra i ricatti video (di cui il sextortion rappresenta la modalità di gran lunga più diffusa) e il revenge porn è che, in quest’ultimo caso, non c’è alcuna minaccia a scopo estorsivo: la diffusione del video privato viene fatta al solo scopo di danneggiare la vittima. Classici esempi sono quelli degli ex fidanzati che, per vendicarsi, pubblicano in rete i filmini hot girati in privato.

Video ricatti e denuncia alla polizia postale: come fare?

La vittima di un video ricatto deve sporgere denuncia alle autorità competenti. Se l’estorsione è avvenuta mediante Internet (come quasi sempre accade), allora sarà opportuno effettuare una denuncia alla Polizia postale. Per fare ciò, occorre innanzitutto recarsi presso il compartimento (cioè, la sezione) più vicino: di norma, ce n’è uno in ogni capoluogo di provincia.

Per fare la segnalazione bisognerà solamente raccontare quanto accaduto: l’ufficiale preposto raccoglierà le dichiarazioni, chiederà quant’altro ritiene utile e, infine, farà firmare la denuncia, rilasciando un’attestazione che ne prova l’avvenuta presentazione.

È possibile sporgere denuncia tramite Internet, segnalando il reato direttamente da casa. Per presentare la denuncia online è necessario recarsi sul sito Internet della Polizia postale e cliccare sul pulsante dedicato alle segnalazioni online e alle denunce per i reati informatici.

Al termine dell’operazione, il sistema rilascia una ricevuta elettronica e un numero di protocollo con il quale sarà possibile recuperare la pratica presso l’ufficio di Polizia postale prescelto.

La procedura di denuncia online non sostituisce la denuncia vera e propria, cioè quella fatta di persona, ma rappresenta soltanto il primo passo della procedura di presentazione della denuncia per reati telematici.

In pratica, l’atto inserito in Internet è solo lo schema sul quale sarà poi possibile effettuare, nell’ufficio di polizia prescelto, eventuali integrazioni, ed assumerà valore legale di denuncia solo con la sottoscrizione davanti all’ufficiale di polizia giudiziaria.


note

[1] Art. 629 cod. pen.

[2] Art. 612-ter cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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