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Licenziamento dirigenti in emergenza Covid: è possibile?

29 Aprile 2021 | Autore:
Licenziamento dirigenti in emergenza Covid: è possibile?

I manager non hanno diritto agli ammortizzatori sociali: perciò, sarebbe irragionevole vietare al datore l’interruzione del rapporto nei casi in cui è legittima.

Il blocco dei licenziamenti introdotto dalla normativa straordinaria varata durante la pandemia non riguarda tutte le categorie di lavoratori dipendenti: in alcuni casi, resta consentito interrompere il rapporto. Leggendo le norme, però, sorge un grosso dubbio: «Il licenziamento dei dirigenti in emergenza Covid è possibile?».

Bisogna capire se le figure dirigenziali sono comprese o no nel divieto imposto dalla legge, che non è chiara sul punto, poiché non menziona espressamente i dirigenti. Alcuni sostengono che questa omissione è voluta, perché sarebbero evidentemente equiparati alle altre categorie; altri, invece, affermano che proprio la loro esclusione dalla norma che impone lo stop significa che sono licenziabili.

Così alla domanda ha risposto la giurisprudenza, ma con soluzioni contrastanti ed opposte, addirittura nell’ambito del medesimo tribunale, come è avvenuto in due recentissimi casi a Roma. Il quesito è essenziale, perché se il licenziamento viene dichiarato illegittimo il lavoratore ha diritto ad essere reintegrato o a percepire l’indennità sostitutiva. D’altronde, in periodi normali, al di là della legislazione emergenziale, il licenziamento dei dirigenti può avvenire con molta più facilità rispetto alle altre categorie di lavoratori.

Una soluzione si intravede guardando alla ragione per la quale le norme sullo stop ai licenziamenti sono state dettate: è la salvaguardia occupazionale dei lavoratori durante il periodo di crisi economica provocata dalla pandemia. Così i costi degli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione, non ricadono sul datore e vengono scaricati sulla collettività, attraverso il sostegno economico dell’Inps. Ma le figure manageriali non possono accedere a queste misure di sostegno: allora, si può fondatamente ritenere che il licenziamento dei dirigenti in emergenza Covid è possibile.

Il licenziamento dei dirigenti

I lavoratori dipendenti subordinati sono ripartiti in quattro principali categorie: operai, impiegati, quadri e dirigenti. Questi ultimi sono al vertice dell’organizzazione aziendale. Sono dotati di elevata professionalità, hanno autonomia decisionale ed ampi poteri discrezionali di scelte strategiche. In base all’incarico attribuito, possono dirigere l’intera azienda (come avviene nel caso dell’amministratore delegato) o una sua articolazione, come l’area finanziaria o logistica, ed il settore degli acquisti, delle vendite o delle risorse umane.

Le regole di inquadramento del personale dipendente nella specifica categoria dirigenziale sono stabilite nei contratti collettivi di categoria, in relazione alle mansioni svolte.

Il licenziamento del dirigente è possibile in una varietà di ipotesi più ampia rispetto ai lavoratori delle altre categorie. In particolare, esso può avvenire per giusta causa anche senza preavviso [4], o per motivi disciplinari, costituiti non solo da negligenza o grave inadempimento, ma anche dal mancato raggiungimento degli obiettivi di produttività ed efficienza prefissati dai vertici aziendali. Rimane, invece, aperta la questione sulla possibilità di licenziare i dirigenti durante l’emergenza Covid per giustificato motivo oggettivo [1], di cui ora ci occuperemo.

Il blocco dei licenziamenti in emergenza Covid

Il divieto di licenziamento dei lavoratori dipendenti è stato introdotto a partire da marzo 2020 con il Decreto Legge “Cura Italia” ed è stato successivamente prolungato da altri provvedimenti legislativi varati dal Governo, fino al 2021 per tutta la durata del periodo di emergenza Covid [2].

Il blocco riguarda sia i licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo, come le ristrutturazioni aziendali che determinano una riduzione di personale, sia i licenziamenti collettivi. Rimangono consentiti, invece, i licenziamenti per cessazione definitiva dell’attività e quelli stabiliti negli accordi collettivi aziendali. Sono ammessi anche i licenziamenti per giusta causa [3] e per giustificato motivo soggettivo, in caso di superamento del periodo di comporto o durante il periodo di prova, anche per i dirigenti.

Licenziamento dei dirigenti: è possibile nonostante il blocco?

La categoria dei dirigenti non è espressamente richiamata dalle norme di legge varate sull’emergenza Covid. Questo ha portato a ritenere che il divieto di licenziamento non sia applicabile nei loro confronti. Ma ultimamente una pronuncia del tribunale di Roma [2] ha ritenuto che il blocco dei licenziamenti per Covid vale anche per i dirigenti. In quel caso, si trattava di un licenziamento individuale, per giustificato motivo oggettivo consistente nella soppressione della posizione dirigenziale a seguito della riorganizzazione dell’azienda, resa necessaria dal calo dell’attività provocato dalla pandemia.

A distanza di due mesi, una nuova pronuncia del tribunale romano [3] ha smentito la precedente ed ha sancito che il divieto di licenziamento non opera per i dirigenti. In motivazione della sentenza si legge che le norme dettate dal legislatore emergenziale vanno lette in simmetria: da un lato, c’è la limitazione del diritto del datore di lavoro di licenziare i dipendenti, dall’altro lato questa compromissione viene bilanciata dal ricorso agli ammortizzatori sociali, i cui costi sono posti a carico della collettività, evitando oneri a carico dell’azienda.

Ma i dirigenti sono esclusi dai trattamenti di integrazione salariale: non possono, cioè, accedere alla cassa integrazione guadagni. Allora, se si estendesse anche a loro il blocco dei licenziamenti, si otterrebbe il risultato – definito «irragionevole» dai giudici capitolini – di addossare i costi della tutela reddituale e della salvaguardia occupazionale al datore di lavoro, anche nei casi in cui il suo recesso dal rapporto sarebbe legittimo.

Questa interpretazione appare condivisibile: non esiste una disparità di tutela tra i dirigenti e le altre categorie di lavoratori, perché per queste ultime la legge consente alle aziende di scaricare i costi occupazionali sullo Stato, durante tutto il periodo emergenziale in cui il licenziamento è impedito: «il sistema delineato dal legislatore appare ragionevolmente sorretto del binomio divieto di licenziamento/costo del lavoro a carico della collettività; tuttavia con riguardo ai dirigenti detto binomio non può stare in piedi, poiché a questi ultimi non è consentito, almeno in pendenza del rapporto di lavoro, di accedere agli ammortizzatori sociali», afferma la sentenza, che ha compensato le spese di giudizio tra le parti «per l’assoluta novità della questione».


note

[1] Art. 3 L. n.604/1966.

[2] Art. 46 D.L. n.18/2020, conv. in L. n. 27/2020, e art. 12, commi 9 e 10, D.L. n. 137/2020, conv. in L. n.176 del 18.12.2020.

[3] Tribunale di Roma, ord. del 26.02.2021.

[4] Tribunale di Roma, sent. n.3605 del 19.04.2021.


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