Diritto e Fisco | Articoli

Che fare se il datore di lavoro non rispetta l’orario contrattuale?

30 Aprile 2021
Che fare se il datore di lavoro non rispetta l’orario contrattuale?

Come tutelarsi nel caso in cui il dipendente lavora di più di quanto indicato nel contratto di lavoro. 

Che fare se il datore di non lavoro non rispetta l’orario contrattuale? Ciò potrebbe avvenire, ad esempio, nel momento in cui, in busta paga, viene indicato un orario inferiore rispetto a quello effettivamente svolto dal dipendente; si pensi a una persona assunta con un contratto part-time che, di fatto, svolge invece mansioni da full-time. Oppure potrebbe essere il caso di chi venga costretto a fare straordinari rispetto all’orario base previsto dal proprio contratto collettivo, straordinari non menzionati nel cedolino e, quindi, neanche retribuiti. Infine, potrebbe essere l’ipotesi di chi ha firmato un contratto individuale di lavoro con un monte ore predeterminato e, poi, gli si chiede di lavorare di meno.

In questi casi, il più delle volte, ci si rivolge a un avvocato per farsi tutelare; tuttavia, la legge consente al lavoratore, almeno in un primo momento, di agire da solo a tutela dei propri diritti. Qui di seguito vedremo come. Spiegheremo cioè che fare se il datore di lavoro non rispetta l’orario contrattuale.

Posso denunciare il capo che non rispetta l’orario contrattuale?

Spesso, si usa la parola «denunciare» in modo improprio e generico. La denuncia, intesa in senso penale (quella cioè che si fa dinanzi ai Carabinieri, alla Polizia o in Procura della Repubblica) è possibile solo in presenza di reati. Non è questo il caso: il fatto di non pagare correttamente lo stipendio al dipendente o di non conteggiare le ore da questi svolte costituisce un semplice illecito amministrativo, non penale.

Ciò non toglie comunque che il dipendente possa azionare altre forme di tutela non meno incisive. Vediamo quali.

Quando il datore di lavoro non rispetta l’orario di lavoro?

Il datore di lavoro è libero di far lavorare il dipendente per un monte ore inferiore rispetto a quello indicato nel Ccnl. Ad esempio, se il Ccnl prevede 35 ore settimanali, il contratto individuale ne può invece prevedere 30. Ipotesi di questo tipo non costituiscono illecito e non è possibile contestare alcunché all’azienda.

Diverso è il caso se il datore di lavoro fa lavorare il dipendente più di quanto riportato in busta paga. Si pensi a un contratto individuale per 35 ore quando il lavoratore ne fa invece 40. 

In questa ipotesi rientra anche il caso di un non corretto inquadramento contrattuale (ad esempio, un lavoratore assunto con un part-time che invece svolge mansioni per un full-time) oppure l’omesso conteggio degli straordinari. Ed è anche la tutt’altro che rara situazione di chi viene costretto a lavorare durante il weekend senza vedersi riconoscere la dovuta maggiorazione. 

Cosa fare se il capo non rispetta l’orario di lavoro

Il dipendente può tutelarsi chiedendo l’intervento degli ispettori dell’Inps o dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro. Per presentare la segnalazione non è necessario essere assistiti da un avvocato. L’interessato può presentarsi direttamente presso l’ufficio e compilare i moduli ove dovrà descrivere la condotta illecita tenuta dall’azienda e richiedere l’intervento dell’autorità. 

Particolarmente efficace risulta il ricorso all’Ispettorato territoriale del lavoro (cosiddetta conciliazione monocratica). L’Ispettore provvederà a convocare l’azienda e il dipendente dinanzi a sé, al fine di trovare un accordo tra i due. Se l’accordo si raggiunge, il verbale diventa titolo esecutivo e acquista la forma di una sentenza: sicché, se il datore di lavoro non dovesse rispettare l’impegno a pagare le differenze retributive, il dipendente potrebbe agire nei suoi confronti direttamente con il pignoramento. 

Se invece l’accordo non si raggiunge, l’Ispettore provvederà ad effettuare un controllo in azienda e, successivamente, a irrorare le sanzioni nei confronti di quest’ultima. 

Un secondo modo per tutelarsi dal mancato rispetto dell’orario contrattuale è chiedere l’assistenza di un sindacato che promuoverà presso la propria sede un confronto con il datore al fine di trovare una conciliazione.

Nel caso in cui il tentativo di bonario componimento dovesse fallire sia dinanzi all’Ispettorato del lavoro che al sindacato, il dipendente può agire dinanzi al tribunale facendo ricorso per il tramite del proprio avvocato. In questa sede, potrà richiedere:

  • le differenze retributive per l’orario in più svolto;
  • il pagamento dei relativi contributi. 

Cosa rischia l’azienda che non rispetta l’orario contrattuale?

Il datore di lavoro che viola questi limiti di orario rischia una sanzione che va da 200 a 1.500 euro per lavoratore singolo. Se la violazione riguarda più di 5 lavoratori, la multa per singolo dipendente può arrivare anche a 3.000 euro.



Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube