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Bruciare rifiuti è reato?

30 Aprile 2021 | Autore:
Bruciare rifiuti è reato?

Combustione illecita o incendio: cosa rischia chi appicca il fuoco ai diversi tipi di sostanze e materiali.

Cumuli di sterpaglie, contenitori di plastica, pneumatici usati, spazzatura di ogni genere. Capita spesso, purtroppo, di vedere fuochi accesi e colonne di fumo che si spargono nell’aria, con evidente danno per l’ambiente e per la salute umana e, talvolta, con il pericolo di incendio. Bruciare rifiuti è reato? E cosa rischia chi commette queste azioni?

Devi sapere che la legislazione ambientale prevede da qualche anno uno specifico reato per la «combustione illecita di rifiuti»: in estrema sintesi, chi appicca il fuoco ad essi è punibile penalmente. Ma questo reato è “a strati”, perché prevede varie graduazioni di intensità, in base alla pericolosità della condotta ed al tipo di rifiuti bruciati (organici, speciali, pericolosi, ecc.). In sostanza, la pena applicabile è diversa a seconda dei casi.

Inoltre, questa norma non è l’unica, ma concorre con altri illeciti: uno meno grave, che è il getto pericoloso di cose e può scattare quando i vicini si lamentano del fumo; un altro più grave, che è il delitto di incendio. Non è necessario che sorga effettivamente: basta soltanto il pericolo che si verifichi. Perciò, per rispondere bene alla domanda se bruciare rifiuti è reato dobbiamo esaminare tutte queste ipotesi.

Il reato di combustione illecita di rifiuti

Il reato di combustione illecita di rifiuti è stato introdotto dal 2013 nel Codice dell’ambiente [1] e punisce, salvo che il fatto costituisca più grave reato, con la pena della reclusione da due a cinque anni «chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata».

La previsione della norma è molto ampia: per l’integrazione del reato non è richiesta, come ha affermato di recente la Cassazione [2], la dimostrazione di un effettivo danno all’ambiente o di un pericolo per la pubblica incolumità e neppure che dal fuoco appiccato sorga il rischio di un incendio (anche se, come vedremo nel prosieguo, questo delitto può configurarsi nei casi più gravi).

Insomma, è sufficiente bruciare rifiuti di qualsiasi tipo e in qualunque quantità per commettere questo reato, ma se si tratta di rifiuti pericolosi la pena sale da un minimo di tre anni ad un massimo di sei anni di carcere e il responsabile è tenuto anche:

  • al ripristino dello stato dei luoghi;
  • al risarcimento del danno ambientale;
  • al pagamento delle spese di bonifica del sito.

È importante notare che le stesse pene si applicano a chi accumula o abbandona rifiuti per bruciarli in seguito, o, come dice la legge, [3], «in funzione della successiva combustione illecita», come nel caso di chi realizza, o gestisce, una discarica non autorizzata o realizza depositi, anche temporanei, di rifiuti pericolosi.

Inoltre, le pene sono aumentate se il reato di combustione illecita è commesso nell’ambito di un’attività d’impresa. Il titolare risponde anche a titolo di omessa vigilanza sull’operato dei suoi dipendenti o di altre persone «comunque riconducibili all’impresa o all’attività stessa»: perciò, se un operaio viene sorpreso a bruciare rifiuti sarà denunciato, come autore materiale del reato, insieme al responsabile dell’azienda.

Bruciare plastica, sterpaglie o rifiuti speciali: cosa si rischia?

La legge [4] definisce i rifiuti come «le sostanze o gli oggetti che derivano da attività umane o da cicli naturali, di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l’obbligo di disfarsi». Quindi, tutto ciò che viene gettato via o che dovrebbe esserlo costituisce un rifiuto, a prescindere dalla categoria di inquadramento. A tal proposito, i rifiuti si classificano in pericolosi e non pericolosi in base alla loro composizione e alle loro caratteristiche.

Tra i rifiuti pericolosi sono compresi i rifiuti speciali, come quelli provenienti da lavorazioni industriali o sanitarie e quelli derivanti dalle stesse attività di recupero o smaltimento delle altre categorie di rifiuti, poiché contengono sostanze nocive. Il rogo di rifiuti speciali integra il reato di disastro ambientale, che prevede una pena massima di 15 anni di reclusione.

Pertanto, applicando le norme che abbiamo visto al paragrafo precedente, chi brucia plastica rischia un’incriminazione ed una condanna per il reato di combustione illecita di rifiuti in forma semplice e non aggravata, perché le sostanze plastiche contenute nella comune spazzatura costituiscono rifiuti solidi urbani classificati come non pericolosi, tranne nel caso in cui derivino da scarti di lavorazioni industriali, sanitarie e chimiche [5].

Viceversa, gli scarti vegetali (legno di alberi o arbusti, sterpaglie, foglie, erba, ecc.) si possono bruciare se i quantitativi sono estremamente ridotti e a condizione che la combustione avvenga sul proprio terreno, e non altrove, come abbiamo spiegato nell’articolo: “Si può appiccare il fuoco sulla potatura”.

Anche qui, però, c’è la possibilità di incappare in un altro reato: è la contravvenzione per «getto pericoloso di cose» [6], che si realizza provocando «emissioni di gas, vapori o fumo atti ad offendere o imbrattare o molestare persone», come può avvenire quando i residui prodotti dalla combustione arrivano nelle proprietà vicine o in luoghi aperti al pubblico. Qui la pena è molto più lieve: è previsto l’arresto fino a un mese o l’ammenda fino a 206 euro.

Bruciare rifiuti: quando scatta il reato di incendio

Infine, bisogna porre la massima attenzione quando si bruciano rifiuti di qualsiasi genere, compresi rami e sterpaglia: l’accensione di fuochi con questi materiali non è innocua, perché c’è il rischio di provocare un incendio. Questo reato è punito dal Codice penale [7] con la reclusione da tre a sette anni, anche quando si incendiano cose proprie, «se dal fatto deriva pericolo per l’incolumità pubblica»: dunque, non è necessario che l’incendio sorga effettivamente, basta un fuoco suscettibile di propagarsi e che non possa facilmente essere estinto.

La Corte di Cassazione con una nuova sentenza [2] ha precisato, a proposito del reato di combustione illecita di rifiuti, che la clausola di riserva «salvo che il fatto costituisca più grave reato» significa che per l’integrazione del reato basta aver appiccato il fuoco a rifiuti abbandonati, e il delitto di incendio si configura solo se da tale fatto sorge un «pericolo concreto» della sua verificazione, ma senza necessità che avvenga anche un danno all’ambiente.


note

[1] Art. 256 bis D.Lgs. n. 152/2006, introdotto dal D.L. n. 136/2013, conv., con modificazioni, in L. n. 6/2014.

[2] Cass. sent. n. 16346 del 29.04.2021.

[3] Artt. 255, 256 e 259 D.Lgs. n. 152/2006 (Codice dell’ambiente).

[4] Art. 183, comma 1, lett. a), D.Lgs. n. 152/2006, modif. dal D.Lgs. n.205/2010.

[5] Art. 184, comma 2, lett. b), D. Lgs. n. 152/2006.

[6] Art. 674 Cod. pen.

[7] Art. 423 Cod. pen.


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